24
Nov
2006

La Restaurazione

CAPITOLO SECONDO

LA RESTAURAZIONE

Definizione di restaurazione
Col termine restaurazione s’intende il periodo della storia europea successivo alla caduta di Napoleone, durante il quale i governi dei vari Stati intendevano ripristinare le condizioni politiche precedenti la rivoluzione francese.

Cronologia
Il periodo in cui si realizza la politica della restaurazione è compreso fra il 1815, anno in cui è convocato il Congresso di Vienna, e il 1848, quando le diverse rivoluzioni scoppiate in Europa impongono l’uscita dalla scena politica del Principe di Metternich, la personalità di maggiore prestigio e il più significativo teorico di questo progetto politico.

Caratteristiche della restaurazione

La politica della restaurazione prevedeva un’azione delle diverse potenze orientata a valori comuni, profondamente antirivoluzionari: in tutti gli Stati venne potenziato il sistema repressivo, con la formazione di efficienti apparati polizieschi; si rinnovò una politica di alleanza con la Chiesa, garante di principi antirivoluzionari e conservatori, capace di esercitare un’efficace pressione sulle masse; vennero restaurati i privilegi dell’aristocrazia, non tenendo conto della nuova situazione economica, che vedeva la classe borghese produrre la maggior parte della ricchezza.

La restaurazione e la politica napoleonica

La restaurazione si realizza a partire dal crollo dell’impero napoleonico e intende impedire, per il futuro, la possibilità che in Europa si realizzi un nuovo tentativo di espansione imperialistica. Al di là però della contrapposizione ideologica, per cui si associava la politica di Napoleone al trionfo degli ideali rivoluzionari, i governi della restaurazione conservarono diversi tratti del precedente regime napoleonico.

Elementi di continuità fra il regime napoleonico e la restaurazione

I governi europei rifiutarono, della politica napoleonica, quei provvedimenti esplicitamente diretti contro le forze monarchiche e favorevoli alla media e piccola borghesia; ne derivarono però le modalità antidemocratiche di gestione del potere e, in particolare l’apparato poliziesco e il sistema accentrato di governo.

La gestione amministrativa
Napoleone, nei territori da lui governati, aveva notevolmente modernizzato l’apparato burocratico e amministrativo, a tutto vantaggio dell’efficienza delle strutture statali; anche questo innovativo sistema di gestione degli affari pubblici venne mantenuto dai governi della restaurazione, in quanto permetteva una più efficace azione dello Stato sui territori governati.

La cultura della restaurazione

La restaurazione non riguardò solo l’assetto politico degli Stati, ma interessò il mondo della cultura e del costume; numerosi intellettuali ne difesero i principi, attaccando duramente gli ideali rivoluzionari e la cultura illuministica che li aveva prodotti.

De Maistre
Joseph de Maistre è, probabilmente, il più celebre intellettuale della restaurazione: le sue posizioni intendono legittimare il potere temporale assoluto sulla base di argomentazioni religiose. Convinto sostenitore del principio medievale riguardo la superiorità della Chiesa sul potere civile, De Maistre contesta l’idea, di origine illuministica, della presunta libertà dell’uomo che, invece, in ragione della sua malvagità, deve essere servo; difende di conseguenza la legittimità della minoranza a governare la maggioranza.

Burke
Edmund Burke sostiene principi identici a quelli di de Maistre: contesta il principio che la maggioranza debba prevalere sulla minoranza e ritiene che la superiorità della classe aristocratica sia frutto di una volontà divina. Egli giunge a queste conclusioni in seguito a una profonda opera di interpretazione della rivoluzione francese, nello scritto Riflessioni sulla rivoluzione francese.

Il graduale cambiamento delle strutture politiche

Secondo Burke, il cambiamento delle strutture politiche deve essere graduale e rispettoso dei valori tradizionali: come era avvenuto durante la rivoluzione inglese, durante la quale non si contestarono le istituzioni liberali; mentre l’esperienza francese, nel suo radicalismo, non poteva invece che sfociare nella degenerazione e nel delitto.

La Chiesa durante la restaurazione

La politica della restaurazione fu favorevole alla Chiesa: i governi restaurati non erano di per sé inclini a fare eccessive concessioni all’istituzione ecclesiastica, in quanto si richiamavano all’esperienza dell’assolutismo illuminato; d’altra parte, stante i pericoli di insurrezione, la Chiesa era importante, in quanto aveva dimostrato (in particolare nell’Italia meridionale e in Spagna) di avere un forte ascendente sulle masse contadine, impedendo che queste si unissero ai movimenti rivoluzionari.

Le richieste della Chiesa
I governi, pur se controvoglia, dovettero accettare alcune richieste della Chiesa relative all’autonomia del clero nei confronti dello Stato; venne ricostituito l’Ordine dei Gesuiti, che era stato sciolto in seguito alle politiche riformatrici della fine del XVIII secolo; si diffusero nuovamente, negli ambienti vicini al papato, ideologie di carattere teocratico, come la superiorità del potere spirituale della Chiesa su quello temporale dei governi.

La riscossa dell’aristocrazia

La classe sociale maggiormente avvantaggiata dalla politica della restaurazione fu quella dei grandi proprietari terrieri, erede della vecchia aristocrazia feudale: i privilegi di cui godettero furono negativi per la borghesia industriale e mercantile che, cessata la guerra, vide ridotte le commissioni che la mobilitazione degli eserciti aveva precedentemente incrementato.

Il ripristino delle barriere doganali

Inoltre furono ripristinate le barriere doganali e fu realizzata una politica fiscale negativa per i ceti maggiormente produttivi che, in questo modo, dovevano finanziare quei privilegi che la classe parassitaria dell’aristocrazia terriera rivendicava per sé.

Impossibilità della restaurazione

La politica della restaurazione fu intrinsecamente debole e condannata al fallimento; la sua debolezza si evince dal fatto che non riuscì a garantire alcuna stabilità ma fu continuamente resa instabile da moti e insurrezioni che ne contestavano i principi. E’ possibile affermare, adottando un punto di vista retrospettivo, che la restaurazione non poteva affermarsi in Europa, perché in contraddizione con lo sviluppo economico e sociale.

Il dominio economico della classe borghese

Per quanto infatti i governi smantellassero le strutture politiche realizzate in seguito alla rivoluzione e all’espansione napoleonica, non si poteva ignorare che la borghesia aveva in mano gran parte della ricchezza della nazione, grazie alla sua attività produttiva e che i rappresentanti della classe aristocratica erano, nei confronti di questa classe, sempre più indebitati.

L’interesse dello Stato
Lo Stato, per potenziare all’interno la propria autorità e per imporsi all’esterno con il dovuto prestigio, doveva difendere lo sviluppo economico; contrastando gli interessi della borghesia a favore della parassitaria classe aristocratica andava quindi contro i suoi stessi interessi e, alla fine, la contraddizione insanabile di una linea politica che non teneva conto delle effettive condizioni economiche portò al fallimento eclatante della restaurazione.

Liberalismo e socialismo
Le ideologie del liberalismo e del socialismo, originatesi in seguito alla rivoluzione industriale [cfr. cap. 1, pp. 9-12], pur opposte fra loro, perseguirono finalità ostili ai principi della restaurazione: il liberalismo, nel sostenere i principi dell’economia capitalista, contestò l’intervento dello Stato, che ostacolava l’attività degli imprenditori; il socialismo, favorevole al progresso industriale, ma fautore di una più equa redistribuzione della ricchezza, ne contestò la politica reazionaria.

Il romanticismo e la restaurazione

Il periodo della restaurazione è anche quello in cui si diffonde il romanticismo, il più originale movimento culturale dell’Europa del primo ‘800. I rapporti del romanticismo con il clima della restaurazione sono ambivalenti e derivano dalla stessa ambiguità politica della cultura romantica: in alcuni casi, infatti, il rifiuto dei principi dell’illuminismo conduceva gli intellettuali romantici a recuperare un’idea politica prerivoluzionaria, coincidente con la volontà dei governi restauratori.

Il romanticismo e nazionalismo

D’altra parte però, il clima culturale antinapoleonico, da cui il romanticismo si origina, propone la rivalutazione delle culture nazionali e popolari; la corrente politica e culturale del nazionalismo, strettamente legata alla sensibilità romantica, rappresenta un principio inconciliabile con la logica politica della restaurazione.

Gli oppositori della restaurazione

La politica della restaurazione trovava consenso, oltre che presso l’opinione pubblica monarchica, nella classe aristocratica e nel clero. Numerose però erano le classi sociali svantaggiate da questa politica e che diedero luogo ai principali movimenti d’opposizione: la borghesia liberale, gli operai e i contadini, gli ufficiali napoleonici, che vennero allontanati dagli eserciti, gli intellettuali progressisti.

Richiamo a Saint-Simon
E’ possibile, attraverso queste considerazioni, comprendere meglio lo spirito che animava un intellettuale quale Saint-Simon [cfr. cap. 1, p.11], che auspicava un’alleanza fra datori di lavoro e operai, apparentemente paradossale; Saint-Simon si rese conto, però, di come fosse interesse comune e dei borghesi imprenditori e degli operai sconfiggere la politica della restaurazione, che impediva sia il progresso tecnologico sia quello sociale.

L’opposizione cattolica
Nonostante la Chiesa, nelle sue più alte gerarchie, fosse sostenitrice della politica della restaurazione, diversi intellettuali cattolici compresero l’arretratezza di una simile posizione e intuirono il danno che l’istituzione ecclesiastica avrebbe potuto riceverne in futuro.

Il cristianesimo liberale
La personalità più rilevante fu quella di Robert de Lamennais, dapprima favorevole alle posizioni più conservatrici, in seguito impegnato nel tentativo di conciliare le esigenze di libertà con quelle della religione; da queste posizioni si originò il movimento del cattolicesimo liberale, condannato nel 1832 da Gregorio XVI, ma che coinvolse diversi intellettuali italiani, fra cui Rosmini, Manzoni, Gioberti.

Le società segrete
L’opposizione alla politica restauratrice si organizzò fino al 1831 in società segrete, ovvero in strutture clandestine rigidamente strutturate secondo criteri gerarchici. La società segreta era una forma di organizzazione di origine illuministica, fondata sulla convinzione che un élite intellettuale potesse guidare un movimento di massa.

La gerarchia interna
Le società segrete prevedevano una rigida gerarchia interna e solo i più alti gradi erano a conoscenza delle finalità della cospirazione. I nomi dei diversi membri avevano una funzione simbolica: maestri, apprendisti, cugini, ecc.

Le diverse società segrete
Esistevano numerose società segrete, che si proponevano differenti finalità: alcune la liberazione dal dominio straniero, altre la repubblica e il socialismo. La più importante fra le società segrete fu la carboneria; singificative furono anche gli Adelfi, i Filadelfi, i Sublimi maestri perfetti.

PERSONAGGI:

Metternich – Joseph de Maistre – Edmund Burke – Robert de Lamennais – Gregorio XVI – Antonio Rosmini – Alessandro Manzoni – Vincenzo Gioberti

DOMANDE:

1) Fornisci una definizione del concetto di restaurazione e precisane i limiti cronologici.

2) Sintetizza le principali caratteristiche della politica della restaurazione.

3) Cogli gli elementi di rottura e di continuità fra il periodo napoleonico e quello della restaurazione.

4) Indica le caratteristiche generali delle posizioni culturali sostenitrici della politica di restaurazione.

5) Sintetizza le posizioni di de Maistre e di Burke.

6) Come deve concepirsi, secondo Burke, un mutamento della struttura politica?

7) Quali vantaggi portò la restaurazione alla politica ecclesiastica?

8) Perché era interesse dei governi appoggiare la Chiesa?

9) Che cosa s’intende per ideale teocratico?

10) Precisa i vantaggi che la politica di restaurazione realizzò a favore dell’aristocrazia.

11) Perché la borghesia era sfavorita dai governi della restaurazione?

12) Individua i motivi per cui possiamo affermare che la restaurazione era condannata al fallimento: quali erano le sue principali contraddizioni?

13) Spiega perché le ideologie opposte di liberalismo e socialismo si opponevano con eguale forza ai principi della restaurazione: a questo proposito, fai riferimento alle posizioni di Saint-Simon.

14) Precisa i rapporti fra la cultura romantica e la restaurazione.

15) Sottolinea gli aspetti per cui la cultura romantica si oppone ai principi della restaurazione.

16) Esisteva un’opposizione cattolica?

17) Illustra il percorso intellettuale di Lamennais e indica l’importanza del cattolicesimo liberale.

18) Ci furono esponenti italiani del liberalismo cattolico?

19) Illustra la struttura delle società segrete.

20) Indica le principali società segrete italiane.

Il Congresso di Vienna

Le date
Il Congresso di Vienna fu organizzato successivamente all’abdicazione di napoleone dal settembre del 1814 al novembre del 1815. Durante i lavori si verificò la fuga di Napoleone dall’isola d’Elba ma, durante i famosi cento giorni, conclusisi con la sconfitta dell’Imperatore a Waterloo, il Congresso non interruppe i lavori.

Le finalità del Congresso
Il Congresso si proponeva di discutere il nuovo assetto dell’Europa in seguito alla caduta di Napoleone: in linea di massima si trattava di restaurare i passati confini fra le diverse potenze, ma non mancavano situazioni di contrasto, in relazione ai territori germanici e polacchi.

I partecipanti al Congresso
Al Congresso di Vienna parteciparono i rappresentanti di tutti gli Stati europei, anche quelli di minima importanza; le decisioni furono però prese dai rappresentanti delle maggiori potenze: lord Castlereagh per l’Inghilterra, il principe di Metternich per l’Austria, il conte Nessel’rode per la Russia, il principe von Hardenberg per la Prussia.

La posizione della Francia
La Francia era rappresentata da Talleyrand, per conto di Luigi XVIII, monarca della dinastia borbonica restaurata in Francia con la sconfitta di Napoleone. La Francia era, formalmente, la nazione sconfitta, cui venivano sottratti i territori conquistati in precedenza; d’altra parte, la monarchia francese avvertiva il precedente regime napoleonico come proprio nemico e intendeva essere riconosciuta dagli altri rappresentanti come membro di pari importanza.

Il principio di legittimità
Il rappresentante francese si fece sostenitore del principio di legittimità, rivendicando il diritto delle precedenti legittime dinastie a essere restaurate sui troni d’Europa; in questo modo, la Francia intendeva assicurarsi una posizione di parità con le altre potenze. In parte ciò le fu riconosciuto, anche se dovette cedere dei territori agli Stati confinanti.

Le modificazioni territoriali

Non ci soffermeremo analiticamente sulle modifiche dell’assetto territoriale,: si noti però come, rispetto alla situazione precedente la rivoluzione, non si ricostituisca il Sacro Romano Impero, sostituito dalla Confederazione germanica, mentre viene nuovamente riconosciuto il Regno di Polonia. Per quanto riguarda il territorio germanico, alcuni Stati creati da Napoleone continuarono a esistere anche dopo il Congresso.

L’Italia
Per quanto riguarda l’Italia, scomparvero la Repubblica di Venezia, inserita nel Regno Lombardo-Veneto, sotto la sovranità austriaca e la Repubblica ligure, unita al regno dei Savoia; il papato invece dovette restituire alla Francia la città di Avignone.

La Santa Alleanza
Ai margini del Congresso venne stipulata un’alleanza fra Russia, Prussia e Austria detta Santa Alleanza; l’idea fu dello zar Alessandro di Russia che, unendo i rappresentanti delle tre principali correnti della cristianità (cattolica, protestante e ortodossa), intendeva affermare i valori culturali dell’Europa post napoleonica.

Il valore militare dell’alleanza

Fu il Metternich ad attribuire al patto un valore soprattutto militare: l’alleanza prevedeva infatti che, qualora si fosse verificata un’insurrezione in uno degli Stati membri, gli altri avrebbero avuto il diritto d’intervenire per riportarvi l’ordine.

Gli oppositori dell’alleanza
Mentre la Francia aderì all’alleanza, forse per dimostrare la propria affidabilità al nuovo ordine europeo, l’Inghilterra, timorosa che in questo modo la Russia aumentasse la sua egemonia sui Balcani, rifiutò l’intesa. Anche il papato si dimostrò contrario, non accettando un’alleanza con protestanti e ortodossi.

La debolezza della Santa Alleanza

La Santa Alleanza manifestò un primo contrasto d’interessi fra le potenze del Congresso di Vienna e la debolezza implicita del programma della restaurazione; difatti le potenze, a livello strategico, avevano difficoltà ad accettare il principio che gli equilibri europei stabiliti a Vienna fossero immodificabili.

L’importanza dei movimenti nazionalisti

I movimenti nazionalisti che, in seguito della cultura romantica, si imposero in Europa, furono il più grande ostacolo al realizzarsi della restaurazione: opponendosi al dominio di alcune potenze su diverse realtà nazionali, contestavano l’ordine proclamato a Vienna.

DATE:

06/04/1914 : abdicazione di Napoleone

09/1814 – 06/1815 : Congresso di Vienna

PERSONAGGI:

Lord Castlereagh – Principe di Metternich – Conte Nessel’rode – Principe von Handenberg – Talleyrand – Luigi XVIII – Zar Alessandro di Russia

DOMANDE:

1) Precisa il periodo storico in cui si tenne il Congresso di Vienna.

2) Indica le finalità politiche del Congresso.

3) Memorizza i nomi dei rappresentanti delle principali potenze.

4) Qual era la posizione si trovava la Francia nel Congresso?

5) Esponi i contenuti del principio di legittimità.

6) Indica le principali modificazioni territoriali decise dal Congresso, sia per quanto riguarda la penisola italiana, sia in generale per l’intera Europa.

7) Dopo avere ricordato i principi ispiratori della Santa Alleanza, individuane l’importanza dal punto di vista della politica militare.

8) Perché l’Inghilterra e il papato rifiutarono la Santa Alleanza?

9) Individua le ragioni per cui i movimenti nazionalisti impedirono il realizzarsi dei principi sanciti a Vienna.

Le politiche nazionali
Al loro interno le singole nazioni cercarono di imporre i principi della politica inauguratasi a Vienna, tenendo conto anche delle diverse tradizioni politiche; alcuni affermarono i principi della restaurazione con solerzia e durezza, altri cercarono dei compromessi con le classi che avevano acquistato potere durante gli anni napoleonici.

Esaminiamo prima la situazione delle nazioni europee, quindi quella dell’Italia.

La Spagna

Ferdinando VII
Ferdinando VII, ritornato sul trono, aveva accettato, durante l’eroica resistenza antifrancese, di gestire il potere con la collaborazione delle Cortes, con le quali aveva elaborato la Costituzione di Cadice. Dopo la sconfitta napoleonica radicalizzò la propria politica, fino a ritirare la Costituzione.

La situazione sociale della Spagna

In Spagna non esisteva un consistente ceto borghese e l’aristocrazia e il clero imponevano un punto di vista politico orientato al più rigido conservatorismo e alla più ferrea difesa di arcaici privilegi; i contadini, poverissimi ma condizionati dal potere ecclesiastico, rifiutavano istintivamente qualsiasi forma di rinnovamento politico.

La Francia

La politica di mediazione di Luigi XVIII

Merito di Luigi XVIII fu di non avere favorito una politica di vendetta nei confronti delle classi che avevano ricevuto vantaggi dalla rivoluzione; in particolare non mise in discussione le conquiste ottenute da parte della classe contadine e non si contrappose alla borghesia.

La Carte octroyèe
Il re ripristinò le antiche tradizioni monarchiche (unzione, diritto divino, bandiera monarchica) ma elargì una Carta costituzionale in cui riaffermava alcuni diritti sanciti dalla rivoluzione, oltre a ribadire alcune conquiste operate dal governo rivoluzionario ai danni del clero. La Carta fu detta octroyée, in quanto non frutto di una consultazione con organi parlamentari, ma elargita direttamente dal re.

L’opposizione degli ultras
Luigi XVIII si distaccò così dai tradizionalisti più radicali, gli ultras, guidati dal fratello del re, il duca d’Artois; questi organizzarono una violentissima campagna contro vecchi rivoluzionari o dissidenti religiosi; tali azioni violente, che costituirono il terrore bianco, fecero migliaia di vittime.

L’Impero asburgico

I nazionalismi
L’impero asburgico comprendeva un considerevole numero di nazionalità, ciascuna delle quali aspirava all’indipendenza: Ungheresi, Boemi, Serbi, Croati, Sloveni, Italiani. L’unica possibilità per governarli era un’organizzazione del potere fortemente accentrata, sostenuta da un potente apparato poliziesco. La politica del Metternich prevedeva l’impossibilità di esercitare qualsiasi attività politica che fosse pericolosa per il regime.

La Germania

La Prussia e l’Austria
La Confederazione germanica era formata da numerosi piccoli Stati, politicamente controllati dall’Austria di Metternich. L’altra grande potenza tedesca, la Prussia, non riusciva a porsi come riferimento per un’eventuale processo di unificazione.

Gli ostacoli all’unificazione tedesca

Durante l’occupazione napoleonica si erano diffusi in Germania movimenti di carattere liberale, che auspicavano un’unificazione della nazione tedesca; l’idea di espandersi non era certo rifiutata dal potere prussiano, purché però non mettesse in discussione i diritti dinastici e l’assolutismo della propria casata.

La Prussia dopo la sconfitta di Napoleone

La Prussia, dopo l’eclatante vittoria a Lipsia su Napoleone, aveva rafforzato la propria immagine militare e consolidato il potere sia della dinastia degliHohenzollern, sia della classe aristocratico-proprietaria degli Junker.

Lo Zollverein
L’unica riforma tesa a realizzare una sorta di unificazione fu lo Zollverein [cfr. cap. 1, p.5], con il quale si abbattevano le barriere doganali fra gli Stati tedeschi.

La Russia

Il potere dello zar
Anche in Russia il successo riportato nei confronti di Napoleone rafforzò l’immagine della dinastia al potere; contrariamente a quanto avveniva nel resto d’Europa e a testimonianza della maggiore arretratezza della Russia, lo zar accentuò il valore di investitura divina che possedeva la sua carica.

L’espansionismo nei Balcani
La missione che Dio aveva assegnato ad Alessandro era quella di liberare l’Europa dalla barbarie religiosa; in particolare, la difesa dei cristiani ortodossi soggetti all’Impero ottomano. Quest’idea nascondeva, ovviamente, la volontà di espandersi nei Balcani e conquistare un approdo nel Mediterraneo; il che accresceva la diffidenza dell’Inghilterra nei confronti della Russia.

L’Inghilterra

Provvedimenti restrittivi
Malgrado la maggiore evoluzione che le Istituzioni politiche inglesi vantavano rispetto al resto d’Europa, anche nell’isola si realizzò una politica estremamente restrittiva riguardo ai diritti civili; particolare clamore suscitò l’abolizione dell’Habeas corpus act, che proteggeva i cittadini dagli arresti arbitrari.

La crisi economica
Questa situazione fu dovuta alla pesante crisi economica che l’Inghilterra aveva subito a partire dalla caduta di Napoleone: l’embargo aveva dato origine a una fiorente produzione interna che ora, restaurate le condizioni di libero mercato, non reggeva il peso della concorrenza.

La Corn law
La legge sul grano decisa dal governo tory fu la manifestazione più esplicita della volontà di restaurare antichi privilegi: la legge prevedeva un forte dazio sul grano importato, mantenendo artificialmente alti i prezzi del cereale, in maniera da favorire i grandi proprietari terrieri.

La fine delle restrizioni
A partire dal 1822, anno della morte di Castlereagh, la politica inglese intraprese le consuete direzioni liberali, difendendo in primo luogo l’attività commerciale; una prova è la sempre più esplicita presa di distanza nei confronti della politica della Santa Alleanza.

DOMANDE:

1) Illustra il mutamento di politica attuato da Ferdinando VII in Spagna.

2) Qual era la situazione sociale della Spagna all’inizio del secolo?

3) Illustra la politica di Luigi XVIII e contrapponila a quella del fratello, il duca d’Artois.

4) Che cose la Carte octroyée?

5) Che cosa s’intende con l’espressione terrore bianco e chi ne fu protagonista?

6) Illustra la politica del Metternich, tesa a contenere le spinte nazionalistiche dell’Impero asburgico.

7) Distingui il ruolo di Austria e Prussia all’interno del mondo germanico.

8) Quali ostacoli impedivano l’unificazione tedesca?

9) Descrivi la situazione della Prussia dopo la vittoria su Napoleone.

10) Individua il nesso fra l’investitura divina da cui si riteneva legittimato lo zar di Russia e la sua politica espansionista.

11) Cita i provvedimenti restrittivi realizzati in Inghilterra durante la Restaurazione.

12) Quali le cause della crisi economica inglese d’inizio secolo?

13) Illustra le ragioni della Corn law.

La situazione italiana
In Italia, dopo il Congresso di Vienna, si realizzò una decisa egemonia da parte della potenza asburgica che, oltre a controllare direttamente il territorio del Lombardo-Veneto, aveva posto a capo dei vari Stati personalità appartenenti a diversi rami della famiglia imperiale: così in Toscana, nel ducato di Parma e Piacenza, dove regnava Maria Luisa d’Austria e nel ducato di Modena, con a capo Francesco IV d’Asburgo-Este.

Il Piemonte

Una decisa restaurazione

Il Regno di Savoia fu, fra gli Stati italiani, quello dove la restaurazione fu imposta con maggiore decisione: tornò sul trono Vittorio Emanuele I che allontanò dagli incarichi amministrativi e dall’esercito tutti coloro che avevano collaborato con le autorità napoleoniche; questo fece di molto arretrare l’efficienza e della pubblica amministrazione e dell’esercito.

I provvedimenti
Venne abolito il codice napoleonico e ripristinato quello prerivoluzionario, in cui erano presenti norme di tipo feudale; venne riallacciato un legame molto stretto con la Chiesa, con la riammissione dei Gesuiti che furono protagonisti delle istituzioni educative dello Stato. Addirittura si presero provvedimenti restrittivi verso le minoranze religiose di Ebrei e Valdesi.

La rivalità con gli Asburgo
Il carattere fortemente conservatrice del Piemonte viveva però una contraddizione: da una parte si riconosceva in pieno negli ideali restauratori sanciti dal Congresso di Vienna, in cui l’Austria aveva giocato un ruolo di assoluta protagonista, dall’altra proprio l’Impero asburgico costituiva il nemico naturale del Piemonte in quanto, con l’occupazione del Lombardo-Veneto, ne impediva l’espansione.

La Toscana

Liberalità in Toscana

La Toscana, già nel periodo precedente la rivoluzione, aveva realizzato fra le più convinte politiche di riforma; questa tradizione fu continuata da Ferdinando III, il quale si riallacciò alla vecchia politica riformista.

Il codice leopoldino
Il Codice leopoldino, che sostituì quello napoleonico, lo ricalcava in più punti e favorì le classi economiche emergenti nel Granducato. Contrariamente a quanto avveniva nel resto d’Europa, Ferdinando III si rifiutò di riammettere i Gesuiti nel paese.

La vita culturale
In seguito a questa situazione, la Toscana fu per diverso tempo uno dei centri più vivi della cultura italiana, dove si poteva agire con piena libertà; numerosi esuli politici risiedettero nel Granducato. E’ in questo periodo che si diffuse la rivista Antologia, in cui si affrontavano i maggiori problemi della cultura e che venne soppressa nel 1832.
Il Lombardo-veneto

Il dominio austriaco
Il dominio austriaco garantiva efficienza amministrativa nei servizi e favorì lo sviluppo dell’economia del Lombardo-Veneto.

La politica fiscale
Ciò che però risultava inaccettabile per le popolazioni locali era una politica fiscale eccessiva che, da una parte, andava a rimpinguare le casse dello Stato e dall’altra rendeva meno competitivi i prodotti italiani rispetto a quelli austriaci. Le barriere doganali esistevano anche fra la Lombardia e il Veneto, esasperando le attività economiche della zona.

Negazione dei diritti politici

Alla popolazione italiana era negato qualsiasi diritto politico: ogni riferimento, non solo politico ma anche culturale, alla italianità e all’unità nazionale veniva censurato; tutte le principali cariche politiche, amministrative e militari erano in mano a personalità austriache.

Il Conciliatore
In questo clima, che non favoriva certamente la libera elaborazione intellettuale, nacque la rivista più significativa, insieme alla fiorentina Antologia, della cultura italiana del periodo: Il Conciliatore, rivista di approfondimento culturale che si opponeva alla filoaustriaca Biblioteca italiana. La rivista venne soppressa dopo pochi numeri e, fra i suoi collaboratori, troviamo molti esponenti del moti insurrezionali del periodo.

Lo Stato pontificio

Pio VII
Si è già accennato ai vantaggi che la Chiesa ricevette dalla politica della restaurazione. Col ritorno a Roma di Pio VII, il papa che aveva resistito con fermezza alla prigionia napoleonica, il papato riacquistò una forte autorità politica. Lo Stato pontificio seguì una direzione di assoluta ostilità alle riforme, tanto che l’immobilità politica del suo governo non aveva eguali in Europa.

Fallimento delle riforme iniziali

A dire il vero, dopo il ritorno di Pio VII, fu realizzata una politica di riforme, a opera del cardinale Consalvi; questa politica però incontro l’ostilità del fronte più conservatore dei cardinali e della Compagnia dei Gesuiti, che proprio Pio VII aveva ricostituito. Il successivo Papa Leone XII, abolì tutte le innovazioni introdotte da Consalvi.

Il Regno delle due Sicilie

Riforme moderate
Ferdinando di Borbone, tornato sul trono a Napoli, avrebbe voluto dare luogo a una politica fortemente repressiva; fu la pressione austriaca a dissuaderlo. Gli austriaci sapevano quale effetto destabilizzante possedevano le rivolte dell’Italia meridionale e consigliarono una politica moderatamente riformista.

La politica dell’amalgama
Ad attuarla fu il ministro Luigi de’ Medici che realizzo la cosiddetta politica dell’amalgama, dove il riconoscimento del dominio borbonico si coniugava al mantenimento di funzionari e militari dell’epoca murattiana e all’accettazione di provvedimenti realizzati dal governo precedente.

La Sicilia
In Sicilia prese nuova forza il movimento separatista, in seguito alla decisione di unificare i due regni, con la conseguenza di decidere a Napoli, secondo criteri centralistici, la politica da attuarsi nell’isola.

PERSONAGGI:

Maria Luisa d’Austria – Francesco IV d’Asburgo-Este – Vittorio Emanuele I – Ferdinando III – Pio VII – Leone XII – Ferdinando di Borbone – Luigi de’ Medici

DOMANDE:

1) Quale egemonia esercitava il governo austriaco sull’Italia?

2) Quali provvedimenti dimostrano la volontà restauratrice della monarchia piemontese?

3) Illustra la politica religiosa del Regno di Savoia.

4) Perché la rivalità con l’Austria rivela una contraddizione nella politica piemontese?

5) Offri una valutazione sulla politica in Toscana di Ferdinando III.

6) Dai un quadro della vita culturale in Toscana.

7) Quali conseguenze aveva il dominio austriaco sull’economia del Lombardo-Veneto?

8) Di quali diritti godevano i cittadini italiani?

9) Precisa l’importanza del Conciliatore e proponi un confronto con la rivista fiorentina Antologia.

10) Illustra il passaggio, nello Stato pontificio, da una politica di riforme a principi puramente conservatori.

11) Quali esponenti della politica ecclesiastica si opposero alle riforme del cardinale Consalvi?

12) Per quali motivi Ferdinando di Borbone non mise in pratica una politica repressiva?

13) Indica le caratteristiche della politica dell’amalgama realizzata da Luigi de’ Medici.

14) Quale politica attuò Ferdinando verso la Sicilia?

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