Il dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo sino al 1936

CAPITOLO QUINDICESIMO

 
 
 

IL DOPOGUERRA IN ITALIA E

L’AVVENTO DEL FASCISMO SINO AL 1936

 
 
1. Il dopoguerra in Italia
 
 

La crisi postbellica in Italia

In l'Italia la crisi postbellica, vista l'inferiorità strutturale dello Stato, ebbe effetti più laceranti rispetto agli altri paesi vincitori. Le riforme realizzate all’inizio del secolo e in particolare il suffragio universale maschile, non avevano avuto il tempo di svilupparsi e di incidere sulla coscienza morale e politica, svilite nei loro effetti dall’entrata in guerra.

 

Rivolte sociali

La crisi postbellica italiana diede luogo a numerose rivolte sociali e politiche; queste furono provocate anche dalla mancata attuazione delle promesse ai soldati nel momento più critico per l'Italia durante la guerra.

 

Il pericolo della rivoluzione

Probabilmente in Italia non c’erano le condizioni perché potesse avvenire una rivoluzione, ma si avvertiva unicamente l’esigenza di una migliore politica sociale: tuttavia le classi meno abbienti, esaltate dalla vittoria dei bolscevichi in Russia, speravano in una presa del potere delle forze di sinistra, mentre i rappresentanti della borghesia moderata, da parte loro, temevano qualsiasi contestazione dell’ordine costituito.

 

L’economia di guerra

La prima guerra mondiale aveva messo in crisi la concezione liberale sul ruolo dello Stato in economia, neutrale rispetto ai processi di mercato; questo perché lo Stato, per le necessità di rifornimento bellico, era diventato primo cliente delle industrie, quindi distributore di impieghi e di commesse produttive. Gli stabilimenti ausiliari, quelli cioè che beneficiavano di commesse e di rifornimenti, erano saliti nel corso della guerra da 221 a 1976, dislocati per il 70% nel triangolo industriale. 

 

La crisi postbellica

I settori più favoriti furono quelli siderurgico e meccanico, in particolare i complessi Ilva e Ansaldo, che però non ressero alla fine della guerra, per la sospensione delle commesse. Si incominciò allora ad invocare l'intervento dello Stato per permettere a queste industrie di sopravvivere: adozione di particolari tariffe doganali, soccorso attraverso il denaro pubblico.

 

La condizione operaia

Ovviamente gli operai furono le prime vittime di quest'opera di ristrutturazione; il loro salario reale diminuì di molti punti percentuale e, di conseguenza, diedero vita ad agitazioni sociali. I sindacati, la CGIL e la Confederazione italiana del lavoro, ebbero uno sviluppo prodigioso. Non solo gli operai organizzavano scioperi, ma anche le organizzazioni di braccianti e contadini, nel centro e nel sud, mossero a frequenti occupazioni di terre.

 

La nascita dei grandi partiti di massa

Il suffragio universale a sistema proporzionale, congiunto alla crisi sociale ed economica, favorì la nascita dei grandi partiti di massa: sorsero in questi anni il Partito Popolare Italiano e il Partito Comunista Italiano.

Il Partito Popolare

Il partito popolare italiano, fondato il 18 gennaio 1919, si rifaceva alla tradizione democratico-cristiana e radunava in sé parte del movimento cattolico delle leghe e associazioni cattoliche attive durante il periodo giolittiano.

 

Don Luigi Sturzo

L'artefice di questo partito fu Luigi Sturzo, sacerdote, sostenitore delle autonomie comunali, il che gli attirò le simpatie di quei ceti medi che mal vedevano l'accentramento del potere da parte dello Stato liberale. Il partito popolare ruppe definitivamente con la tradizione dei blocchi clerico-moderati, che Giolitti aveva utilizzato per sostenere la sua politica di riforme.

 

Il programma agrario

Partito democratico e costituzionale, non confessionale, non classista, anche se sensibile ai problemi del mondo contadino e operaio, il Partito Popolare aveva il più avanzato programma agrario del dopoguerra: liquidazione del latifondo, concessione delle terre espropriate ai coltivatori diretti.

 

Il Partito Socialista

Anche il partito socialista uscì trasformato dalla guerra mondiale ed ebbe un notevole successo elettorale (i suoi deputati passarono da 52 a 156 nelle elezioni del 1919), ma non seppe sostanzialmente mettere a frutto questa forza, in quanto era profondamente diviso al suo interno, fra lo schieramento moderato e riformista.

 
Ordine nuovo

Chi cercò di superare la posizione massimalista fu il gruppo che si raccolse attorno alla rivista Ordine nuovo, diretta da Antonio Gramsci. Lo affiancavano altre importanti personalità, quali Palmiro Togliatti, Angelo Tasca, Ottavio Pastore. Già durante la guerra questo gruppo aveva polemizzato contro il gruppo massimalista, guidato da Amedeo Bordiga.

 

Il Congresso di Livorno

Momento fondamentale nella storia del partito fu il congresso di Livorno del 1921. Il congresso non venne disturbato da provocazioni fasciste, anche per le severe disposizioni che Giolitti aveva date ai prefetti. Il partito faceva parte della III internazionale e Lenin aveva esplicitamente invitato il massimalista Serrati a espellere i riformisti.

 

Il Partito Comunista d’Italia

Ne derivò una scissione che sancì la nascita del partito comunista d'Italia, anche se gli schieramenti non furono così lineari: alcuni massimalisti si rifiutarono di espellere i riformisti e tentarono opere di mediazione che non ebbero risultato. Il nuovo partito faceva d'altronde riferimento alle personalità di Gramsci e Bordiga che non erano di per sé convergenti. Queste personalità individuavano nei consigli di fabbrica un'esperienza analoga ai soviet che avrebbe potuto produrre un'azione di massa unitaria.

 

I Fasci italiani di combattimento

L'altra novità politica del dopoguerra italiano fu la nascita del movimento Fasci italiani di combattimento, guidato da Benito Mussolini. Non c'è dubbio che tale movimento approfittò moltissimo delle lotte interne del partito socialista, che portarono, lo vedremo, alla sconfitta di alcune lotte sociali.

 

I membri del movimento

Il movimento si presentò dapprima come un élite, non di massa, in cui confluivano confusamente nazionalisti, dannunziani, futuristi, antisocialisti. C'erano anche però ex socialisti ed ex sindacalisti, che avevano militato nelle file del sindacalismo rivoluzionario.

 

Il fascismo delle origini

Alle sue origini il fascismo non ebbe carattere economico, non si presentò come espressione della borghesia reazionaria e capitalista. Fu chiaro, però, come sin dalla nascita i Fasci fossero guidati da un forte spirito aggressivo antisocialista e imperialista. Nelle elezioni del 1919 non raccolsero più di 5.000 voti.

 

Il governo Nitti

Il primo governo del dopoguerra, dopo quello di Orlando che aveva partecipato ai trattati di pace, fu presieduto da Francesco Saverio Nitti, e durò pochi mesi. Non fu però un ministero poco significativo, sia dal punto di vista ideale sia da quello delle riforme politiche. Da una parte tentò quella conciliazione fra democrazia e sviluppo industriale successivamente ripresa da Giolitti; dall'altra introdusse il sistema proporzionale nelle elezioni politiche, abbandonando il sistema uninominale.

 
D’Annunzio a Fiume

Fu durante il governo Nitti che Gabriele D’Annunzio occupò, con truppe irregolari, la città istriana di Fiume, per protestare contro le condizioni di pace imposte all’Italia. Questo comportamento rafforzò le i nazionalisti, che sfruttarono retoricamente il mito della vittoria mutilata; pose poi l'Italia in posizione imbarazzante nei confronti dei suoi alleati internazionali. Nitti presento dunque le dimissioni alla Camera e a lui successe Giolitti.

 

Il governo Giolitti

Giolitti arrivò al governo accompagnato dalla stima generale; aveva infatti avvertito delle conseguenze negative che avrebbero investito l'Italia in caso di un suo coinvolgimento nella guerra. Decise di agire in un'ottica riformista, soprattutto a favore dei lavoratori della guerra: dovevano essere i ceti più abbienti a pagare la maggior parte dei debiti di guerra e, quindi, i costi della crisi.

 

La politica estera

Inoltre Giolitti ritenne che il popolo dovesse poter controllare anche la politica estera; per evitare in futuro che il governo sottoscrivesse trattati segreti, come il patto di Londra del 1915, pretese che tutti gli accordi internazionali fossero resi pubblici.

 

La repressione dell’impresa dannunziana

L'autorità dello Stato e del parlamento doveva essere ripristinata, rispondendo energicamente all'impresa di D’annunzio. Le truppe comandate dal generale Enrico Caviglia attaccarono la città e il poeta, che aveva dichiarato strenua resistenza, fuggì ai primi bombardamenti.

 

I provvedimenti economici

Giolitti propose la revisione dei contratti stipulati dallo Stato con le grandi aziende "allo scopo di recuperare quanto era stato pagato al di là di un'equa misura"; propose la rigida applicazione dell'imposta sul capitale.

 

Le alleanze politiche di Giolitti

Questo programma garantì a Giolitti ampi consensi: il partito popolare collaborò al governo con alcune personalità grandemente rappresentative: Filippo Meda al Tesoro e Giuseppe Micheli all'agricoltura.

 

L’occupazione delle fabbriche

Nel 1920, nel pieno della politica giolittiana, si verificò l'occupazione delle fabbriche. Gli operai aderenti alla FIOM avevano chiesto sensibili aumenti salariali per il rinnovo contrattuale. Gli industriali si rifiutarono e i sindacati proclamarono lo sciopero bianco, al quale gli imprenditori risposero con una serrata. Allora gli operai decisero l’occupazione delle fabbriche, che si diffuse in poco tempo a tutto il triangolo industriale.

 

La risoluzione del conflitto

La situazione fu risolta da Giolitti, con un atto di grande abilità politica. Coadiuvato da Turati, mise d'accordo industriali e sindacati e promise agli operai una legge che consentiva loro di controllare la gestione amministrativa delle fabbriche; legge che però non vide mai la luce.

 

Le reazioni dei ceti moderati

Al di là del felice esito politico di questa trattativa, bisogna notare come la borghesia liberale, la stessa che aveva appoggiato la politica di Giolitti, era molto più spaventata e incerta in merito alla situazione sociale. Oltre ai conservatori e a buona parte della gerarchia ecclesiastica, anche gli assertori del giolittismo cominciarono a manifestare un timore che l'apertura sociale potesse preludere a una futura azione rivoluzionaria di sinistra.

 

Il trattato di Rapallo

Giolitti cercò di raggiungere consensi anche attraverso la politica estera: affrontò con decisione la questione di Fiume, firmando il 12 novembre 1920 il trattato di Rapallo con la Iugoslavia, in base alla quale Fiume veniva proclamata Stato indipendente, l'Italia si insediava a Zara e in Istria, la sciando alla Iugoslavia il resto della Dalmazia. L’azione di forza contro la città fu decisa in seguito al non riconoscimento del trattato da parte di D’Annunzio che decise.

 

L’atteggiamento di Mussolini

Il capo dei Fasci Italiani di combattimento, Mussolini, si schierò decisamente col governo sulla questione di Fiume e fu un atto di grande lungimiranza politica: Mussolini comprese, diversamente da D’annunzio, che lo Stato liberale poteva essere conquistato solo dall'interno e non attraverso un impresa, come quella fiumana, che avrebbe provocato la rottura delle alleanze con l'Italia e la diffidenza delle classi moderate.

 

L’antisocialismo di Mussolini

Mussolini capì che doveva lottare contro le forze socialiste e i nuovi partiti di massa, che avevano modificato il vecchio assetto economico e sociale del paese. Il consenso della borghesia conservatrice italiana poteva essere guadagnato solo con l’antisocialismo, grazie al timore che la rivoluzione russa aveva suscitato fra i ceti moderati.

 
 
DATE:

1919                                                                      : elezioni in Italia

1919                                                                      : Congresso del Partito Socialista

18/01/1919                                                           : fondazione del Partito Popolare Italiano

03/1919                                                                 : Benito Mussolini fonda i Fasci Italiani di Combattimento

09/1919                                                                 : Gabriele D’Annunzio occupa la città istriana di Fiume

09/1920                                                                 : occupazione delle fabbriche

12/11/1920                                                           : trattato di Rapallo

11/1920                                                                 : le truppe del Generale Caviglia bombardano Fiume

1921                                                                      : Congresso a Livorno del Partito Socialista e nascita del Partito

                                                                             Comunista d’Italia
PERSONAGGI:

don Luigi Sturzo - Antonio Gramsci - Palmiro Togliatti - Angelo Tasca - Ottavio Pastore - Amedeo Bordiga - Benito Mussolini - Francesco Saverio Nitti - Giovanni Giolitti - Gabriele D’Annunzio - generale Enrico Caviglia - Filippo Meda - Giuseppe Micheli

 
 
DOMANDE:
 

1) Quanto si fece sentire in Italia la crisi postbellica?

 

2) Perché non si avvertì l’effetto delle riforme politiche approvate prima della guerra?

 
3) Era avvertito in Italia il pericolo di una rivoluzione?
 
4) Da che cosa era causata la crisi economica?
 
5) Che cosa erano gli “stabilimenti ausiliari”?
 
6) Descrivi la situazione della classe operaia subito dopo la guerra.
 

7) Sintetizza la natura e il programma politico del Partito popolare.

 
8) Quali erano le classi sociali cui si rivolgeva il partito?
 
9) Quale conflitto caratterizzava il Partito Socialista?
 

10) Indica l’importanza della rivista Ordine nuovo all’interno del partito socialista.

 

11) Che cosa avvenne durante il Congresso di Livorno del Partito Socialista, nel 1921?

 

12) Indica quando vennero fondati i Fasci Italiani di Combattimento e quali erano i suoi referenti                                 sociali.

 

13) Descrivi la politica del governo Nitti.

 

14) Indica il tipo di riforma elettorale promossa dal governo Nitti.

 

15) Descrivi le motivazioni dell’impresa di D’Annunzio a Fiume.

 

16) Come affrontò Giolitti i problemi economici dell’Italia?

 

17) Indica le sue principali iniziative in politica estera.

 
18) Con chi si alleò Giolitti?
 

19) Quale scontro sociale porto all’occupazione delle fabbriche nel 1920?

 

20) Come risolse Giolitti questo conflitto sociale?

 

21) Quale effetto ebbe l’occupazione delle fabbriche sull’opinione pubblica moderata?

 

22) Indica l’importanza del trattato di Rapallo?

 

23) Perché Mussolini si schierò col governo contro D’Annunzio?

 

24) Qual era la strategia politica di Mussolini?

 
 
 
2. La presa del potere del fascismo
 
 

L’origine agraria del fascismo

Si è affermato in precedenza come le tensioni sociali non riguardassero solo la condizione operaia, ma coinvolsero in maniera visibile anche i contadini; è una valutazione importante perché il fascismo all'origine assunse proprio un aspetto agrario e fu animato dall'esplosione di un sentimento di rivincita da parte dell'aristocrazia terriera, spaventata dalle continue rivolte contadine.

 

I ceti medi

Componente principale del fascismo furono soprattutto i ceti medi, spaventati dalle organizzazioni e dai partiti del movimento operaio; Mussolini aveva ormai completamente rinunciato ai suoi propositi repubblicani e socialisti e intendeva sfruttare l’inquietudine dell’opinione pubblica, un tempo sostenitrice del vecchio ordine liberale.

 

Lo squadrismo fascista

La prima fase del fascismo fu caratterizzata dal ricorso allo squadrismo: squadre combattenti attuavano azioni di guerriglia contro le organizzazioni dei lavoratori, i loro partiti e giornali; realizzavano anche spedizioni punitive e cruente, spesso assassinando uomini politici dell'opposizione. Nella zona emiliana in particolare lo squadrismo venne per lo più finanziato dagli agrari.

 

La distruzione della sede dell’Avanti!

La prima impresa squadrista del fascismo avvenne nell’aprile 1919, quando a Milano fui incendiata la sede dell’Avanti!, quotidiano del Partito Socialista.

 

Il fascismo e la classe politica conservatrice

Le classi reazionarie si proponevano di usare il movimento fascista temporaneamente, per far arretrare le conquiste del movimento operaio e quindi ritornare a una condizione politica di normalità. Per questa ragione i fascisti furono appoggiati, oltre che dalle classi possidenti, anche dalle forze liberali; il filosofo Benedetto Croce e il politico Ivanoé Bonomi manifestarono agli inizi entusiasmo per il movimento di Mussolini.

 

L’appoggio di Giolitti

Anche Giolitti ebbe un atteggiamento comprensivo verso il fascismo: non riteneva che costituisse un problema politico, ma semplicemente di ordine pubblico. Nelle elezioni del 15 maggio 1921 accettò l'ingresso di candidati fascisti nei gruppi elettorali, cui partecipavano anche i liberali. Egli riteneva così di poter frenare l'eventuale crescita dei socialisti.

 

Le dimissioni di Giolitti

I socialisti persero 34 seggi, ma i comunisti ne guadagnarono 16. I liberali non ottennero la maggioranza assoluta e Giolitti fu costretto a presentare le dimissioni. Il suo posto fu preso da Bonomi.

 

Da Bonomi a Facta

Durante il ministero Bonomi lo squadrismo fascista si impose in tutta la sua virulenza; oramai i partiti erano bloccati dall'iniziativa. Tant'è che, quando nel luglio 1922 diede le dimissioni anche il ministero Facta, succeduto a Bonomi, si tentò una coalizione fra popolari e socialisti, che non si concluse per le diffidenze reciproche fra i partiti.

 

Le divisioni nell’opposizione

In realtà, mentre l'azione fascista continuava nel segno dello squadrismo (furono distrutte molte camere del lavoro, sedi dei partiti e altri luoghi importanti per la rappresentanza locale dei lavoratori) l’opposizione, piuttosto di favorire una convergenza politico, diede luogo a ulteriori divisioni: Turati, Treves e Giacomo Matteotti uscirono dal Partito Socialista e fondarono il Partito Socialista Unitario.

 

Moderazione di Mussolini

Contemporaneamente Mussolini moderava i principi ideologici del suo movimento, in particolare abbandonando le opzioni politiche del repubblicanesimo e dell’anticlericalismo; in questo modo riuscì a riscuotere consenso anche fra l’opinione pubblica cattolica, attaccando il partito di don Sturzo in quanto compromesso con l’ideologia di sinistra.

 

La preparazione della marcia su Roma

Il 24 ottobre 1922, in questo clima di tensione fra le forze politiche, Mussolini concentrò a Napoli migliaia di camice nere. Fu decisa la marcia su Roma guidata da un quadrunvirato composto da Emilio de Bono, Italo Balbo, Cesare De Vecchi, Michele Bianchi.

 

Il re non firma lo stato d’assedio

Il presidente del consiglio Facta chiese al Re, Vittorio Emanuele III, la proclamazione dello stato d'assedio, ma questi si rifiutò di firmarlo. I fascisti entrarono in Roma il 28 ottobre 1922.

 

Il governo Mussolini

Il Re dette l'incarico a Mussolini di formare il nuovo governo, che sarà costituito da fascisti, liberali, popolari, ma con l'opposizione di Sturzo e Meda, e da indipendenti. Mussolini sapeva che le classi conservatrici diffidavano della natura squadrista del fascismo e si mosse secondo un’ottica di moderazione.

 

I primi provvedimenti

Mussolini assicurò che le libertà previste dallo statuto sarebbero state mantenute e confermò il trattato di Rapallo; liberali e popolari votarono la fiducia al governo. La prima iniziativa del governo fu lo scioglimento delle amministrazioni comunali e provinciali guidate da partiti di sinistra; impose la liquidazione delle cooperative e limitò le libertà sindacali.

 

La normalizzazione

Mussolini, arrivato al potere, doveva limitare i comportamenti più radicali del suo movimento, per conquistarsi il consenso dei moderati: egli trasformò la corrente più estremista del fascismo, capitanata da Roberto Farinacci e violentemente contraria a qualsiasi forma di assestamento moderato del fascismo, nella Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, vera forza armata del regime.

 

Il Gran Consiglio del Fascismo e le altre riforme

Istituì poi il Gran consiglio del fascismo, che riuniva i maggiori esponenti del movimento e che assunse un ruolo sempre più decisivo nella vita politica. Riformò la legge elettorale, in maniera da assicurare la maggioranza alla lista fascista e quindi allontanò i popolari dal governo dopo che questi, nel congresso di Torino del 1923, avevano assunto posizioni antifasciste.

 
 
DATE:

04/1919                                                                 : i fascisti distruggono la sede dell’Avanti!

15/05/1921                                                           : elezioni e dimissioni del governo Giolitti

07/1922                                                                 : dimissioni del ministero Bonomi, sostituito da Facta

24/10/1922                                                           : concentrazione di fascisti a Napoli

28/10/1922                                                           : marcia su Roma

1923                                                                      : congresso del Partito Popolare e suo allontanamento dal governo

 
PERSONAGGI:

Benedetto Croce - Ivanoé Bonomi - Luigi Facta - Filippo Turati - Claudio Treves - Giacomo Matteotti - Emilio De Bono - Italo Balbo - Cesare De Vecchi - Michele Bianchi - Vittorio Emanuele III - Roberto Farinacci

 
 
 
DOMANDE
 

1) Descrivi i rapporti tra fascismo e aristocrazia agraria alle origini del movimento.

 

2) Per quale motivo i ceti medi rappresentavano una fascia sociale particolarmente sensibile ai                                       messaggi politici del fascismo?

 

3) Quale importanza ebbe l’attività squadrista per il fascismo?

 
4) Quale fu la prima azione squadrista dei fascisti?
 
5) Perché le classi politiche conservatrici e liberali sostennero il fascismo?
 
6) Quali adesioni intellettuali ottenne il fascismo ai suoi inizi?
 
7) Quale accordò stipulò Giolitti con i fascisti?
 

8) Come reagì l’opposizione politica alla crescita di consensi del fascismo?

 

9) Indica i motivi per cui Mussolini, a un certo punto, rinuncia ai presupposti ideologici del                                               repubblicanesimo e dell’anticlericalismo.

 

10) Quando e dove fu preparata la marcia su Roma? che furono gli artefici dell’iniziativa?

 

11) Quali responsabilità ha Vittorio Emanuele III in occasione della marcia su Roma?

 

12) Quali partiti aderirono al primo governo guidato da Mussolini?

 

13) Indica i primi provvedimenti realizzati dal governo Mussolini: furono moderato o estremisti?

 

14) Quale iniziativa prese Mussolini per controllare le correnti più estremistiche del suo movimento?

 

15) Che cos’è la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale?

 
16) Quale importanza ebbe il Gran Consiglio del Fascismo?
 

17) Perché Mussolini allontanò il Partito Popolare dal governo?

 
 
3. L’instaurazione della dittatura
 
 

Le elezioni del 1924

Mussolini, dopo avere modificato a suo favore la legge elettorale, indisse le elezioni per il 6 aprile 1924: le votazioni si svolsero in un clima di pesanti intimidazioni. Il listone che, in base alla nuova legge elettorale, si vedeva assegnato i due terzi dei seggi, vedeva anche al suo interno personaggi come Antonio Salandra e Orlando, appartenenti alla corrente dei liberali conservatori. I partiti democratici ottennero comunque affermazioni significative.

 

L’assassinio di Giacomo Matteotti

All'indomani delle elezioni si verificò l'assassinio di Giacomo Matteotti, che aveva denunciato alla Camera i brogli elettorali. Il gesto fu così eccessivo che il governo Mussolini vacillò realmente; sembra difficile pensare a una responsabilità diretta di Mussolini, che con quel gesto rischiava di perdere il consenso fin lì ottenuto. Si trattò probabilmente di un’azione gruppi estremisti che intendevano in questo modo emergere all’interno del regime e che forse, volevano intimorire Matteotti piuttosto che ucciderlo.

 
L’Aventino

L'opposizione si rifiutò di partecipare all'attività parlamentare, dando origine a quel fenomeno detto Aventino, a ricordo della contestazione dei plebei nell’antica Roma. A guidare questa protesta c'erano le personalità più importanti dell’antifascismo, quali Giovanni Amendola, Alcide De Gasperi, Giovanni Gronchi, Filippo Turati, Piero Gobetti, fondatore del giornale Rivoluzione liberale, amico di Antonio Gramsci.

 
 
 

Il fallimento dell’Aventino

Mussolini però riuscì a riprendere il controllo della situazione e in parlamento il 3 gennaio 1925, con un discorso durissimo, accusò l’opposizione di ribellarsi alle istituzioni. L'Aventino non era servito a convincere il Re a togliere il suo appoggio a Mussolini, non aveva mobilitato attorno a se e a non aveva provocato l'isolamento del fascismo.

 

L’esilio degli oppositori

Già in precedenza alcune importanti uomini politici, fra cui don Sturzo e Saverio Nitti, avevano scelto l’esilio; dopo la sconfitta dell’Aventino tutte le maggiori personalità dell’antifascismo, quando non arrestate, furono costrette a emigrare, costituendo quella comunità di esuli che dall’estero continuò la lotta contro la dittatura.

 

Le leggi fascistissime

Con la svolta del 1925 iniziò la dittatura; Mussolini prese dei provvedimenti, le leggi fascistissime, tendenti a dare allo Stato una struttura autoritaria: furono aumentati i poteri della polizia, epurate le amministrazioni dello Stato da funzionari sospetti oppositori; fu ridotta la libertà di stampa; il termine presidente del consiglio venne mutato in capo del governo e poteva esercitare il potere in nome del Re senza intervento del parlamento. Nessuna proposta di legge avrebbe potuto essere discussa dal parlamento, se non approvata prima dal capo del governo.

 

L’accentramento dello Stato

Mussolini abolì nel contempo qualsiasi forma di autonomia locale: aumentò il potere dei prefetti, con disappunto dei capi fascisti locali; furono poi abolite le elezioni amministrative, con nomina governativa del podestà, carica destinata a sostituire il sindaco.

 

Lo scioglimento dei partiti

Lo scioglimento di tutti i partiti si ebbe solo nel 1926, "l'anno della rivoluzione fascista", dopo l'attentato del 31 ottobre di Anteo Zamboni alla vita di Mussolini. Fu istituito poi il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, davanti al quale fu condotto e condannato Antonio Gramsci, che morì in carcere.

 
 
DATE:

06/04/1924                                                           : elezioni secondo la nuova legge elettorale

10/06/1924                                                           : rapimento e assassinio di Giacomo Matteotti

03/01/1925                                                           : discorso di Mussolini al Parlamento

1926                                                                      : anno della rivoluzione fascista

31/10/926                                                             : attentato di Anteo Zamboni a Mussolini

 
PERSONAGGI:

Giacomo Matteotti - Giovanni Amendola - Alcide De Gasperi - Giovanni Gronchi - Filippo Turati - Piero Gobetti - Anteo Zamboni

 
 
DOMANDE
 

1) Quale esito ebbero le elezioni del 6 aprile 1924?

 
2) Quali personalità indipendenti erano presenti nel listone fascista?
 

3) Quale effetto ebbe l’omicidio di Giacomo Matteotti, all’indomani delle elezioni?

 
4) Spiega in che cosa consistette la protesta detta dell’Aventino.
 

5) Perché l’Aventino fallì?

 
6) Sintetizza il contenuto del discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925.
 
7) Indica le principali leggi fascistissime.
 
8) Quali conseguenze ebbe l’attentato di Anteo Zamboni?
 
9) Quando e a quale scopo venne istituito il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato?
 
 

4. La politica della dittatura fascista

 
 

La politica monetaria

Una volta consolidato il potere del fascismo, Mussolini poté dedicarsi al miglioramento della situazione economica, appesantita soprattutto dalla svalutazione della moneta. Mussolini decise di fissare la quotazione della sterlina a 92,54 lire nel 1927 (nel 1926 valeva 153,68). Ciò creo qualche disagio al paese, probabilmente perché era una rivalutazione troppo alta, non corrispondente all’effettivo potere d'acquisto.

 

La disciplina corporativa

Per quanto riguarda i rapporti di lavoro Mussolini introdusse una disciplina corporativa, che consisteva in una collaborazione di classe e di conciliazione giuridica fra lavoratori e datori di lavoro, collaborazione giustificata dal richiamo ai più alti interessi nazionali. 

 

La Carta del lavoro

Nell'aprile del 1927 il Gran Consiglio del fascismo varò la Carta del lavoro che rendeva inutile il ricorso dei lavoratori allo sciopero: le condizioni lavorative furono regolate attraverso contratti collettivi; in caso di vertenze ci si rivolgeva alla Magistratura del lavoro.

 

La concezione economica fascista

La concezione dell’economia, ma anche dello Stato, propria del fascismo mirava a realizzare una forma di solidarietà nazionale fra tutti i settori della popolazione; qualsiasi rivendicazione non poteva essere accettata se in contrasto con gli interessi generali.

 

L’attività educativa

Il fascismo fu attivissimo nel settore dell'educazione, in quanto esigeva una formazione nazionalista e militarista della gioventù; fondò a questo scopo l'Opera Nazionale Balilla, più tardi trasformata in Gioventù Italiana del Littorio.

 

I Patti Lateranensi

Uno degli atti più importanti della politica mussoliniana fu la conciliazione dello Stato con la Chiesa: l'11 febbraio 1929 vennero stipulati i Patti lateranensi. L’iniziativa ebbe l’approvazione di Vittorio Emanuele III che pure, nel 1919, si era opposto a un analogo tentativo del ministro Orlando di modificare la legge delle guerentigie.

 

Il Concordato

Con la firma dei Patti Lateranensi la Città del Vaticano veniva riconosciuta come Stato indipendente. Fu stipulato anche un Concordato che riconosceva validità civile al matrimonio religioso, introduceva nella scuola l'insegnamento della religione cattolica, negava pieni diritti civili ai sacerdoti apostati o colpiti da censura. Prima di prendere possesso della sede però, i vescovi dovevano giurare fedeltà allo Stato.

 

L’Azione Cattolica

Nonostante questo avvicinamento fra la Chiesa e il fascismo, ci furono settori dell’organizzazione cattolica che mantennero un atteggiamento di piena ostilità contro il regime. Fra questi è da ricordare l’Azione Cattolica, che non volle subordinare la propria opera sociale a quella del regime: il 2 settembre 1931 le sedi dell’associazione furono gravemente danneggiate.

 

Gli anni del consenso e la politica rurale

Gli anni dal 1929 al 1936 furono quelli in cui il regime di Mussolini riscosse il massimo consenso. Nacque in questi anni il mito di Mussolini: suggestionava le famiglie italiane l'immagine di un duce che assegnava priorità ai valori rurali ed esaltava il focolare domestico. Vi fu una raffigurazione quasi paternalistica del fascismo.

 

La priorità dell’economia rurale

Importante fu la campagna mussoliniana sulla superiorità dell'economia rurale, tendente a creare le strutture sociali ed economiche, oltre che un clima ideologico, che impedisse il ritorno di una idealità socialista.

 

La bonifica integrale

Mussolini propose la legge della bonifica integrale, studiata da Arrigo Serpieri, uno degli esperti più validi su cui il fascismo poté contare. In parte favorì un aumento della produzione agricola, anche se non riuscì a garantire l'autosufficienza alimentare che Mussolini sperava di raggiungere; nelle regioni più arretrate questa riforma non attecchì a causa dell'ostilità dei grandi proprietari, contro cui il regime non osava agire.

 

L’IRI e l’ANAS

Altro avvenimento importante della politica economica del fascismo fu la creazione dell'IRI (Istituto Ricostruzione Industriale), il cui scopo era salvare dal tracollo quelle industrie che erano state colpite dalla crisi del '29 e che non trovavano più credito presso le banche. Ciò aumentava il ruolo dello Stato nella gestione di importanti e decisive industrie; venne poi creata l'ANAS (Azienda Autonoma Strade Statali) e numerosi altri enti previdenziali. L’IRI e l’ANAS sopravvissero anche nell’Italia del secondo dopoguerra.

 

La politica estera

In politica estera il fascismo tenne sostanzialmente le posizioni di tradizionale amicizia nei confronti dell'Intesa. Mussolini venne stimati dai principali uomini politici europei soprattutto per il radicale antibolscevismo; dichiarazioni favorevoli vennero soprattutto da esponenti inglesi, quali Arthur Chamberlain e Wyston Churchill.

 

I trattati di amicizia

Mussolini strinse un patto di collaborazione con la Iugoslavia; in Albania appoggiò l'ascesa di Ahmed Zogu che accettò nel proprio paese l'egemonia italiana. Questo consenso internazionale per la politica mussoliniana mise in difficoltà l'efficacia delle organizzazioni mussoliniane all'estero.

 
 
DATE:

1927                                                                      : rivalutazione della lira

04/1927                                                                 : viene varata la Carta del Lavoro

11/02/1929                                                           : sono firmati i Patti Lateranensi

02/09/1931                                                           : vengono danneggiate le sedi dell’Azione Cattolica

 
PERSONAGGI:

Arrigo Serpieri - Arthur Chamberlain - Wyston Churchill - Ahmed Zogu

 
 
DOMANDE:
 

1) Indica i motivi per cui Mussolini rivalutò la lira rispetto alla sterlina.

 
2) Spiega che cosa s’intende per disciplina corporativa.
 

3) Indica le funzioni della Carta del lavoro e della Magistratura del lavoro.

 
4) Precisa gli interventi del fascismo in politica educativa.
 

5) Quale ruolo ebbe Vittorio Emanuele III nei rapporto fra lo Stato italiano e la Chiesa?

 

6) Che cosa prevedevano i Patti lateranensi e il Concordato a essi allegato?

 

7) Su che cosa si fondava il consenso che il fascismo ebbe fra il 1929 e il 1936?

 
8) Spiega la concezione mussoliniana sul primato dell’economia rurale.
 

9) Descrivi il provvedimento di bonifica integrale realizzato da Arrigo Serpieri.

 

10) Quali organismi economici realizzò il fascismo, sopravvissuti nel dopoguerra?

 

11) Indica le direttive di politica estera del fascismo.