24
Nov
2006

Il 1848

CAPITOLO SESTO

Il 1848

Importanza del 1848

Il 1848 è sicuramente l’anno più significativo dell’intero XIX secolo, a causa dei moti rivoluzionari che scoppiarono in quasi tutta l’Europa: da un punto di vista generale, oltre a un radicale mutamento della politica dei governi europei, si ebbe un nuovo equilibrio fra le diverse potenze del continente; in ambito economico la borghesia vide riconosciuto il proprio ruolo egemone e i governi accettarono i principi del capitalismo industriale.

La fine della restaurazione

I moti del 1848 segnano la fine dell’esperienza politica della Restaurazione: per la prima volta moti rivoluzionari interessano le nazioni dell’Europa centrale; la fuga del Metternich, costretto in esilio a Londra, rappresenta emblematicamente la conclusione di un progetto politico anacronistico.

Differenza con i moti dei decenni precedenti

I moti degli anni 1820/’21 e 1830/’31 sottolinearono la debolezza del progetto politico approvato al Congresso di Vienna ma, sia pure tra difficoltà, non riuscirono a determinare un indebolimento del ruolo egemone dell’Austria in Europa e a impedire l’applicazione dei principi della Santa Alleanza. Dopo il 1848, invece, la situazione politica dell’Europa occidentale mutò profondamente.

La Francia

In Francia, in seguito alla rivoluzione del 1848, che vide una netta vittoria della borghesia e una sconfitta delle posizioni socialiste-radicali, si imporrà il potere assoluto di Luigi Bonaparte, più tardi imperatore col nome di Napoleone III. La Francia uscì da quell’atteggiamento di sudditanza cui l’aveva obbligata il Congresso di Vienna e rivendicò un ruolo di grande potenza sul continente, alternativo a quello dell’Impero asburgico.

L’Italia
In Italia si registrò l’ennesimo fallimento di un tentativo teso a guadagnare l’indipendenza dall’Austria; anzi, dopo la sconfitta nella prima guerra d’indipendenza, la situazione repressiva si acuì nei diversi Stati della penisola. Eppure le modificazioni che si realizzarono in Europa dopo il 1848, in particolare la costituzione del secondo Impero in Francia, permetteranno di raggiungere l’unificazione del paese per via diplomatica.

L’Austria
Il fallimento della restaurazione condusse a un’inevitabile declino della potenza asburgica, apparentemente vittoriosa contro tutti i tentativi indipendentisti realizzatisi sul suo territorio. L’Austria non rappresentò più però la potenza egemone in Europa: da una parte la Francia, che volle riacquistare un ruolo di protagonista, dall’altra la Prussia, che aveva l’esigenza di rendersi autonoma dalla sudditanza austriaca, limitano la capacità dell’Impero di imporre quella politica dello status quo, indispensabile per salvare la multietnicità dei suoi domini.

Il 1848 e la sfera economica

Si è visto come i governi della restaurazione non intendevano rassegnarsi al dominio economico della borghesia e, con un atteggiamento irrazionale dal punto dello sviluppo economico dello Stato, favorivano la classe aristocratica nei suoi secolari privilegi. Dopo il 1848 i governi europei appoggeranno gli interessi della classe borghese e si identificheranno con il sistema economico capitalistico.

 
 
Il 1848 e il mondo occidentale

Per queste ragioni alcuni storici ritengono che le società occidentali capitalistico-industriali si siano sviluppate a partire dalle rivoluzioni del 1848 piuttosto che dalla rivoluzione francese: quest’ultima ha fondato lo stato di diritto, ossia il principio dell’uguaglianza giuridica dei cittadini davanti alla legge; è solo però dopo il 1848 l’occidente identificherà il proprio sviluppo con l’economia capitalistica.

Il 1848 e il concetto di rivoluzione

In seguito agli avvenimenti del 1848 cambiò anche il concetto di rivoluzione: per tutta la prima metà dell’800, protagoniste dei moti rivoluzionari furono le classi della borghesia e del proletariato, alleate contro i privilegi dell’aristocrazia. In seguito alla vittoria definitiva ottenuta dalla borghesia con il 1848, i moti rivoluzionari furono organizzati esclusivamente dalla classe del proletariato, che si opponeva alla proprietà borghese dei mezzi di produzione.

Il 1848 e i socialisti

I moti del 1848 vedono anche la partecipazione delle forze politiche socialiste: in quell’anno Karl Marx e Friedrich Engels pubblicarono il Manifesto del partito comunista, che intendeva indicare i principi di lotta politica di tutti i movimenti operai europei; nei moti francesi le forze socialiste parteciparono per un certo periodo al governo, imponendo, per la prima volta della storia, radicali riforme economiche favorevoli alla condizione operaia.

Il 1848 e le singole storie nazionali

Oltre però alle diverse valutazioni di ordine generale, il 1848 presenta caratteristiche differenti nelle varie storie nazionali, che condizioneranno il futuro dei diversi Stati europei; già le motivazione dei moti nei diversi paesi sono differenti: in Francia le rivendicazioni furono di carattere sociale; in Germania le forze liberali insorgono per imporre la discussione sul problema dell’unità nazionale; in Austria, invece, le insurrezioni ebbero carattere prettamente nazionalistico e i singoli popoli rivendicano l’autonomia dal potere centrale.

Gli sviluppi del 1848

Queste particolari vicende nazionali, condizioneranno in maniera determinante la storia dei vari Stati: in Francia la necessità di richiamarsi all’esperienza imperiale e le vicende successive della comune parigina e della repubblica non possono essere comprese adeguatamente se non si hanno presenti i moti del 1848; l’unificazione tedesca, che si conclude nel 1870, non può prescindere dal dibattito che, su questo argomento, investe la Prussia nel 1848; il declino dell’Austria va invece spiegato a partire dal fallimento della politica del Metternich.

L’Inghilterra
I moti del 1848 investirono praticamente la totalità dei paesi europei, con due significative eccezioni: l’Inghilterra e la Russia. L’Inghilterra procedeva nella sua politica di riforme, addirittura intensificata durante il regno della regina Vittoria; la borghesia, oltre all’egemonia economica, vantava oramai un’adeguata rappresentanza politica; gli stessi proprietari terrieri manifestavano una mentalità imprenditoriale che non faceva di loro una classe parassita nei confronti della ricchezza sociale.

La Russia

Per motivi opposti la Russia non fu percorsa al suo interno da movimenti rivoluzionari: se in Inghilterra la borghesia aveva un potere tale da rendere superflua ogni azione rivoluzionaria, in Russia una classe borghese e produttiva praticamente non esisteva e, sia a corte sia nel più ampio tessuto sociale, si viveva una situazione di tipo feudale, con un ampia proprietà terriera parassitaria che viveva sullo sfruttamento del lavoro contadino.

DOMANDE

1) Precisa l’importanza storica dei moti del 1848.

2) Indica i motivi per cui, con il 1848, è possibile considerare conclusa l’esperienza della                                                restaurazione. 
 
3) Precisa la differenza fra i moti del 1848 e quelli dei decenni precedenti.

4) Sottolinea l’importanza dei moti del 1848 per la Francia…
 
5) …per l’Italia…
 
6) e per l’Impero asburgico.

7) Come cambia, dopo il 1848, l’atteggiamento dei governi verso la sfera economica?
 
8) Perché, secondo alcuni storici, il 1848 è alla base delle società capitalistiche del mondo                                               occidentale?
 
9) Perché, in seguito ai moti del 1848, si modifica anche il modo d’intendere la rivoluzione?

10) Precisa l’importanza dei movimenti socialisti durante il 1848.

11) Indica le differenti cause dei moti nei principali paesi europei.

12) Precisa le conseguenze che, in ciascun paese, hanno avuto i moti del 1848.

13) Spiega i motivi per cui l’Inghilterra e la Russia non furono investite dai moti.

 
 
 
 
La rivoluzione in Italia

Per quanto i moti scoppiati in Francia nel febbraio 1848 furono quelli che colpirono maggiormente l’opinione pubblica e causarono l’esplosione quasi contemporanea delle rivoluzioni negli altri paesi europei, le primo rivolte avvennero in Italia, precisamente in Sicilia. Per comprendere le cause delle insurrezioni italiane, è necessario valutare la situazione politica creatasi a partire dal 1846, anno in cui è eletto papa Pio IX, la cui politica di riforme contribuisce a diffondere in Italia le ideologie liberali.

L’elezione di Pio IX

Giovanni Mastai Ferretti, eletto papa con il nome di Pio IX, superò, nel corso del conclave, la concorrenza del cardinale Lambruschini, apertamente conservatore. La sua elezione venne quindi salutata con favore dalla maggior parte dell’opinione pubblica liberale.

Le riforme di Pio IX

Fu probabilmente questo clima che spinse il pontefice a inaugurare una politica di riforme affatto sconosciuta nello Stato pontificio: fu creata una Guardia Civica, fu permesso ai laici di partecipare al Consiglio dei Ministri, fu istituita una Consulta di Stato composta da laici, venne concessa la libertà di stampa.

Entusiasmo dei moderati

Queste provvedimenti erano minimi rispetto a quanto rivendicavano le forze democratiche; tuttavia suscitarono grande entusiasmo fra i liberali moderati e amplificarono il dibattito sulle riforme un po’ in tutti gli Stati italiani: in Piemonte era particolarmente attivo Massimo d’Azeglio, nel Regno delle due Sicilie Luigi Settembrini.

L’atteggiamento degli altri Stati

Condizionati dal comportamento di Pio IX, anche altri monarchi concessero timide riforme: Leopoldo II di Toscana costituì la guardia civica e concesse la libertà di stampa; Carlo Alberto in Piemonte venne incontro all’opinione pubblica liberale e, oltre a concedere la libertà di stampa, realizzò una riforma dell’ordinamento giudiziario.

Le riviste

Grazie alla libertà di stampa furono fondate numerose riviste, alcune fra le più significative della cultura italiana del XIX secolo: l’Italia e l’Alba in Toscana,Risorgimento e L’opinione in Piemonte.

L’atteggiamento delle forze democratiche

Mentre le ideologie di carattere moderato, quale il neoguelfismo, traevano molta forza dalla politica di Pio IX, più complesso era l’atteggiamento delle forze democratiche mazziniane: da una parte salutavano con favore le riforme, considerandole l’inizio di un’autentica politica di rinnovamento; dall’altra spingevano per una radicalizzazione dei provvedimenti, preoccupando le singole dinastie regnanti.

L’appello a Pio IX

Mazzini, come già aveva fatto nei confronti di Carlo Alberto, rivolse un appello a Pio IX, pregandolo di proseguire nella sua politica; lo stesso Garibaldi si offrì al servizio del papa, per difenderlo dalle ingerenze austriache.

I moti in Sicilia

Il 12 gennaio 1848 scoppia la rivoluzione a Palermo: la Sicilia, oltre a essere percorsa da ideologie politiche liberali, avanzava forti pretese autonomistiche. Le forze borboniche furono costrette ad abbandonare la città e si costituì un governo provvisorio che ripropose la costituzione del 1812.

L’insurrezione a Napoli

I moti si estesero dalla Sicilia all’Italia meridionale, fino a investire la capitale; Ferdinando II chiese aiuto alle truppe austriache, ma il papa non permise il loro passaggio sul territorio dello Stato pontificio; il re fu dunque costretto a concedere la Costituzione, promulgata l’11 febbraio.

Le Costituzioni negli altri Stati

In seguito alla concessione della Costituzione a Napoli, altri sovrani la promulgarono nei loro Stati: il 17 febbraio in Toscana, il 4 marzo nel Regno di Sardegna, il 14 marzo nello Stato pontificio.

Lo Statuto albertino

Particolare importanza riveste lo Statuto concesso da Carlo Alberto, che venne esteso nel 1860 a tutto il territorio della penisola e che, dunque, ha rappresentato la Costituzione italiana fino al 1947. Carlo Alberto si riscattava così agli occhi delle forze liberali dopo il voltafaccia del 1821 e dopo le repressioni dei moti mazziniani nel 1833/’34.

Le ambiguità dello Statuto

Lo Statuto prevedeva che il re fosse tale per volontà divina; la stessa Costituzione veniva concessa dal re e non concordata con i suoi sudditi. In generale i principi previsti dallo Statuto accoglievano alcune istanze della cultura liberale presenti nella Costituzione francese del 1830 e in quella belga del 1831 e presentava, nel contempo, forti limiti dovuti alla cultura conservatrice del sovrano.

DATE:

1846                                                                      : elezione di Pio IX.

12/01/1848                                                            : scoppio della rivoluzione a Palermo

11/02/1848                                                            : Ferdinando II concede la Costituzione

17/02/1848                                                            : Leopoldo II di Toscana concede la costituzione

04/03/1848                                                            : Carlo Alberto concede lo Statuto

14/03/1848                                                            : è concessa la Costituzione nello Stato pontificio

PERSONAGGI:

Giovanni Mastai Ferretti (Pio IX) – Cardinale Lambruschini – Massimo d’Azeglio – Luigi Settembrini – Leopoldo II di Toscana – Carlo Alberto

DOMANDE:

1) Chiarisci l’importanza del pontificato di Pio IX in rapporto agli avvenimenti del 1848 in Italia.

2) Per quale motivo l’elezione di Pio IX aveva suscitato molte speranze fra i liberali?

3) Precisa le principali riforme attuate da Pio IX.

4) Indica le principali personalità liberali che auspicarono le riforme in Piemonte e nel Regno delle due                              Sicilie.

5) Quale conseguenze ebbe la politica di Pio IX sugli altri Stati italiani?

6) Sottolinea l’importanza della libertà di stampa e indica le principali riviste che sorsero in questo                                    periodo.

7) Quali effetti ebbe la politica di Pio IX sugli ideologhi del neoguelfismo e fra i mazziniani?

8) Descrivi in successione i moti dell’Italia meridionale, dall’insurrezione di Palermo alla concessione                               della Costituzione.

9) Quando venne concessa la Costituzione negli altri Stati italiani?

10) Precisa l’importanza e le caratteristiche dello Statuto albertino.

Perché la rivoluzione in Francia?

La Francia, con la rivoluzione del luglio 1830, aveva già impedito un ritorno alle condizioni prerivoluzionarie; ci si potrebbe chiedere allora come mai scoppiò una nuova rivoluzione nel 1848, che porta alla caduta di Luigi Filippo, re moderato, e ripristina la repubblica.

La monarchia di luglio

Il regno di Luigi Filippo d’Orleans, passato alla storia come la monarchia di luglio, tradì ben presto le aspettative di parte della media e piccola borghesia; si fondava infatti sulla concezione che i diritti politici si acquisissero con la ricchezza e che, di conseguenza, solamente ai rappresentanti delle classi più abbienti spettasse il compito di governare.

Perier e Guizot

I due ministri alla guida dei governi di Luigi Filippo furono Casimir Perier e Francois Guizot. Fu in particolare quest’ultimo a fondare i principi teorici della monarchia di luglio: a suo parere, i ricchi non dovevano opprimere i poveri ma responsabilmente governarli; la ricchezza, essendo frutto del lavoro e quindi di virtù, poneva naturalmente chi la deteneva in posizione di responsabilità e di comando.

L’opposizione di Thiers

Adolphe Thiers, capo dell’opposizione e per breve tempo al governo, non era comunque portatore di una concezione politica differente; auspicava semmai una politica estera più dinamica che difendesse gli interessi della classi mercantili e industriali.

Limitazione delle libertà

Nel corso degli anni, mano a mano che cresceva l’opposizione, per lo più sostenuta dalle media e piccola borghesia, oltre che dal ceto operaio, aumentarono le misure repressive: le forze repubblicane erano praticamente ridotte alla clandestinità e la libertà di stampa fu fortemente limitata.

La riforma elettorale

All’origine della rivoluzione del 1848 vi furono i movimenti che rivendicavano una riforma della legge elettorale, per modificarne la rigida logica censitaria. L’unico modo per l’opposizione di rendersi visibile all’opinione pubblica era quello di organizzare dei banchetti.

Il 22 febbraio

La proibizione di un banchetto fu il pretesto, il 22 febbraio del 1848, per lo scoppio della rivoluzione; nel giro di due giorni la capitale era in mano a un governo provvisorio.

I leader della rivoluzione

Il governo rivoluzionario era composto da repubblicani e socialisti: i primi erano rappresentati da Alphonse de Lamartine, scrittore di tendenza romantica molto popolare nella Francia di quegli anni; i socialisti erano guidati invece da Louis Blanc.

Le riforme rivoluzionarie

Le principali riforme introdotte dal governo rivoluzionario furono: l’introduzione del suffragio universale maschile, la proclamazione della repubblica, l’abolizione della pena di morte, la soppressione della schiavitù nelle colonie e la riduzione della giornata lavorativa a dieci ore.

L’influenza dei socialisti

Il governo rivoluzionario francese del 1848 fu il primo nella storia cui parteciparono esponenti socialisti, in grado di condizionare fortemente la politica economica: venne costituita una Commissione di lavoratori presieduta da Blanc; i socialisti volevano infatti modificare le condizioni di lavoro degli operai e combattere la disoccupazione

Gli ateliers nationaux

Furono istituiti gli ateliers nationaux, luoghi di produzione gestiti dallo Stato con lo scopo di combattere la disoccupazione, senza obbligarli a eccessive prestazioni di lavoro. Gli ateliers nationaux però, in quanto coesistevano con le normali attività private, producevano beni a prezzi non concorrenziali e, per questa ragione, aumentavano a dismisura l’inflazione.

L’opposizione ai socialisti

La totalità dei rappresentanti della borghesia e buona parte dei contadini, divenuti proprietari in seguito alle riforme della rivoluzione dell’89, osteggiavano l’azione dei socialisti, rei di sciupare il denaro pubblico e di rovinare l’economia del paese.

Le elezioni del 23 aprile

Il 23 aprile si tennero le elezioni che premiarono le forze moderate; nonostante il suffragio universale, il clero e altre forze conservatrici riuscirono a influenzare gran parte degli elettori, in particolare quelli delle zone rurali.

Il nuovo governo

A questo punto il nuovo governo che si formò escluse totalmente i rappresentanti socialisti e abolì tutte le riforme emanate precedentemente: in particolare furono aboliti gli ateliers nationaux e i provvedimenti relativi alla giornata lavorativa.

L’insurrezione del 23 giugno

Le vittime di questa politica, i rappresentanti del proletariato parigino, insorsero il 23 aprile; la manifestazione venne duramente repressa dalle truppe del generale Cavaignac, che fecero circa 10.000 morti.

DATE:

22/02/1848                                                            : scoppio della rivoluzione a Parigi

23/04/1848                                                            : elezioni a suffragio universale

23/06/1848                                                            : insurrezione del proletariato di Parigi e repressione del generale                                                                                            Cavaignac

PERSONAGGI:

Luigi Filippo d’Orleans – Casimir Perier – François Guizot – Adolphe Thiers – Alphonse de Lamartine – Louis Blanc – Generale Cavaignac

DOMANDE:

1) Precisa i motivi della rivoluzione francese del 1848.

2) Perché la monarchia di luglio era invisa alla maggioranza della borghesia?

3) Sintetizza l’ideologia politica di Perier e Guizot.

4) Quali linee politiche difendeva l’opposizione di Thiers?

5) Quale atteggiamento avevano i governi francesi verso le libertà democratiche?

6) Precisa per quali motivi il movimento per la riforma elettorale fu all’origine dell’insurrezione del                                     1848.

7) Quale fu il pretesto per lo scoppio della rivoluzione?

8) Indica le principali riforme auspicate dal governo rivoluzionario.

9) Che cos’era la Commissione dei lavori?

10) Precisa l’influenza dei socialisti nel governo rivoluzionario.

11) Definisci gli ateliers nationaux e spiega perché erano economicamente improduttivi?

12) Quali erano le classi sociali maggiormente ostili al programma dei socialisti?

13) Quale avvenimento decretò la sconfitta dei socialisti?

14) Precisa gli esiti dell’insurrezione del 23 giugno.

Contemporaneità dei diversi moti in Europa

Prima di descrivere i moti rivoluzionari negli altri paesi europei, è utile riflettere sullo scoppio quasi contemporaneo delle diverse insurrezioni che, nella loro sequenza, diedero origine a un vero effetto a catena; appena giungeva la notizia del successo di un movimento insurrezionale, immediatamente si avanzavano rivendicazioni liberali ai propri governanti. a testimoniare un clima di aperta ostilità ai principi della restaurazione.

Le date

Poco meno di un mese trascorre fra la rivoluzione di Parigi e quella che investe Vienna, il 13 marzo; il 15 marzo l’insurrezione si estende a Budapest. Il 17 marzo insorgono sia Berlino sia Venezia, mentre il giorno dopo, 18 marzo, è la volta di Milano.

I moti a Vienna

Nella quasi totalità dei territori soggetti all’Impero asburgico i movimenti insurrezionali avevano motivazioni nazionalistiche, rivendicando i diversi popoli l’autonomia politica. I moti che invece scoppiarono a Vienna esigevano esclusivamente riforme di tipo liberale. Il Metternich dovette fuggire a Londra e uscì definitivamente dalla scena politica europea; l’imperatore Ferdinando cedette alle richieste degli insorti e promise la convocazione di un’assemblea costituente a suffragio universale.

La rivoluzione in Ungheria

Due giorni dopo fu la capitale dell’Ungheria, Budapest, a ribellarsi; a capo della rivolta si mise un avvocato, Lajos Kossuth, una delle figure più importanti del nazionalismo magiaro. Non fu sufficiente la revoca di tutti i precedenti diritti feudali (servitù della gleba, privilegi ecclesiastici) ad accontentare i rivoltosi, i quali intendevano ottenere la piena autonomia del paese.

La Boemia

Anche la Boemia, con una serie di manifestazioni popolari a Praga, si ribellò. rivendicando l’autonomia dall’Austria e auspicando la fondazione dell’antico Regno di Boemia.

I moti a Berlino

A Berlino i moti scoppiarono il 17 marzo e proseguirono in modo cruento per circa cinque giorni; alla fine Federico Guglielmo IV  dovette concedere riforme liberali ma, soprattutto, un’Assemblea costituente. Difatti la rivoluzione ebbe un carattere per lo più nazionalistico, auspicando l’unificazione dei diversi regni che costituivano la Confederazione germanica.

L’unità tedesca

Si ricordi come l’unità della Germania fosse in parte già stata realizzata a livello economico, con il provvedimento dello Zollverein [cfr. cap. I, p.5] che abbatteva le barriere doganali fra i diversi Stati tedeschi. Si trattava ora di dare uno sbocco politico a questa esigenza unitaria, particolarmente avvertita dall’intera cultura tedesca.

Il Parlamento di Francoforte

L’assemblea costituente aprì i suoi lavori il 18 maggio a Francoforte: si scontrarono, a proposito dell’unità tedesca, due posizioni fondamentali, quella deiGrandi tedeschi e quella dei Piccoli tedeschi: i primi sostenevano che la Germania unita dovesse comprendere anche i territori dell’Impero asburgico, con i suoi diversi domini nazionali; i secondi, invece, ritenevano che i territori austriaci dovessero rimanere fuori, poiché la Germania doveva essere la patria esclusivamente dei tedeschi.

Il rifiuto di Federico Guglielmo IV

Alla fine prevalsero le posizioni dei Piccoli tedeschi e a Federico Guglielmo IV venne offerta la corona di Germania: inaspettatamente il re rifiutò, non perché fosse contrario, ma perché non intendeva essere legittimato da un’assemblea costituente che, un domani, avrebbe potuto limitare il suo potere assoluto.

Interpretazioni storiche

Diversi storici hanno sottolineato il valore negativo di quest’evento, che impedì alla Germania di costituirsi per volontà popolare; la nazione raggiungerà infatti la sua unità solo nel 1870, con una serie di guerre che causarono tantissime vittime e, soprattutto, diffusero un sentimento nazionalistico foriero di negativi sviluppi futuri, per la Germania e per l’Europa.

DATE:

13/03/1848                                                                           : scoppio della rivoluzione a Vienna

15/03/1848                                                                           : scoppio della rivoluzione a Budapest

17/03/1848                                                                           : scoppio della rivoluzione a Berlino

17/03/1848                                                                           : insurrezione di Venezia

18/03/1848                                                                           : insurrezione di Milano

PERSONAGGI:

Metternich – Lajos Kossuth – Federico Guglielmo IV

DOMANDE:

1) Indica le date dello scoppio dei moti nei diversi Stati europei e offri le tue valutazioni in merito.

2) Indica le motivazioni e gli esiti del moto scoppiato a Vienna.

3) Quali territori dell’Impero asburgico si ribellarono al potere centrale?

4) Chi furono i leader della rivolta ungherese?

5) Quale fu l’esito della rivolta in Ungheria.

6) Precisa le rivendicazioni dei rivoluzionari in Prussia.

7) Indica la differenza fra le posizioni dei Piccoli tedeschi e Grandi tedeschi.

8) Quando e dove si riunì la prima volta l’Assemblea costituente prussiana?

9) Precisa i motivi del rifiuto della carica di re di Germania da parte di Federico Guglielmo IV.

10) Per quale motivo alcuni storici giudicano negativamente, per la storia futura dell’Europa. la decisione di                      Federico guglielmo IV?

I moti a Venezia

Il 17 marzo, diffusasi la notizia della rivoluzione a Vienna, il popolo di Venezia si ribellò alle autorità austriache; furono liberati a forza dal carcere Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, che divennero i leader della rivolta. In un primo tempo si accettarono le concessioni del governo austriaco (in particolare l’istituzione della guardia civica), successivamente le truppe d’occupazione furono cacciate e venne istituita la Repubblica di san Marco (22 marzo), con a capo Manin.

Le cinque giornate di Milano

Il giorno dopo fu la volta dei ducati di Parma e Modena e, soprattutto di Milano; nel capoluogo lombardo la battaglia sulle barricate durò cinque giorni (lecinque giornate di Milano) e si concluse con la cacciata dell’esercito austriaco e la formazione di un governo provvisorio.

L’atteggiamento di Carlo Alberto

Le speranze dell’opinione pubblica liberale erano tutte riposte in Carlo Alberto, l’unico in grado di sconfiggere militarmente l’esercito austriaco e, non ultimo, garante di un futuro governo moderato che mettesse in minoranza le forze democratico-radicali. Lo stesso Carlo Alberto decise di dichiarare guerra all’Austria solo quando seppe che il governo provvisorio milanese comprendeva esclusivamente personalità moderate.

La guerra all’Austria

Quando però il re piemontese dichiarò guerra, il 23 marzo 1848, si era perduto del tempo prezioso in quanto le truppe austriache, comandate dal generale Radetzky, erano riuscite a rifugiarsi nel quadrilatero, ossia nelle fortezze di Mantova, Peschiera, Verona e Legnago che permettevano strategicamente di controllare tutto il territorio lombardo.

L’ostilità a Carlo Alberto

I propositi decisamente conservatori del sovrano, che l’avevano spinto a rifiutare l’aiuto offertogli da Garibaldi, creavano perplessità fra le personalità democratiche: Carlo Cattaneo, per esempio, manifestò un atteggiamento ostile all’intervento piemontese. La priorità della liberazione dal dominio austriaco convinse però alcuni repubblicani, fra cui lo stesso Mazzini, ad accantonare la questione della forma di governo e ad appoggiare la guerra d’indipendenza.

L’intervento degli altri Stati

A conferma di quest’atteggiamento di euforia, gli altri Stati italiani inviarono delle forze militari, cui si aggiunsero un alto numero di volontari: il corpo di spedizione del Regno delle due Sicilie era capitanato da Guglielmo Pepe, quello pontificio da un militare di formazione liberale, Durando; la Toscana affido i propri uomini a un ex ufficiale napoleonico, De Laugier.

Diffidenza nei confronti di Carlo Alberto

L’atteggiamento di questi sovrani, che avevano per lo più seguito le pressioni dell’opinione pubblica, divenne in breve tempo ostile a causa della condotta di Carlo Alberto, più preoccupato di annettersi dei territori piuttosto che di raggiungere un’unità federale con gli altri Stati. Carlo Alberto, infatti, subordinò l’impegno militare all’effettuazione di un plebiscito sull’annessione della Lombardia al Piemonte: con palesi illegalità, il 29 giugno fu decretata l’unione fra i due territori.

L’allocuzione di Pio IX

Il 29 aprile Pio IX, in un’allocuzione pontificia ritirò le proprie truppe dalla coalizione, sostenendo che il pontefice, nella sua missione pastorale, non poteva praticare una politica che si identificasse con una specifica causa nazionale; nel contempo, però, chiedeva all’Austria di ritirarsi pacificamente dai suoi domini italiani.

Il neoguelfismo

La decisione di Pio IX rappresentò una sconfitta per le ipotesi politiche neoguelfe: in un primo tempo, infatti, queste sembrarono rafforzarsi grazie al carattere federalista della prima guerra d’indipendenza; il rifiuto del papato di considerarsi coinvolto nella lotta per l’indipendenza della penisola portò al crollo di tutta l’ideologia politica sostenuta da Gioberti.
 
Il ritiro delle truppe e l’insurrezione a Napoli

In seguito alla decisione papale, anche i sovrani di Toscana e di Napoli ritirarono le loro truppe. A Napoli, il 15 maggio, vi fu una sommossa popolare di cui approfittò Ferdinando II di Borbone per ripristinare il proprio potere assoluto: fu sciolto il Parlamento, il governo venne sostituito con elementi borbonici, furono indette nuove elezioni. Guglielmo Pepe fuggì a Venezia a difendere la Repubblica.

La guerra

Sia per il ritiro delle truppe alleate sia per i ritardi causati dall’indecisione di Carlo Alberto, la guerra non fu combattuta con la dovuta convinzione: i piemontesi ottennero un successo a Goito (8 aprile) ed espugnarono la fortezza di Peschiera (30 maggio). Da ricordare l’eroica resistenza dei volontari toscani a Curtatone eMontanara (29 maggio).

Le sconfitte

Gli austriaci ripresero l’iniziativa a partire dall’11 giugno, quando le truppe sabaude furono sconfitte a Vicenza; la vittoria definitiva gli austriaci la ottennero aCustoza il 25 luglio. Carlo Alberto firmò allora, il 9 agosto, l’armistizio di Salasco, dal nome del generale piemontese che lo sottoscrisse.

DATE:

17/03/1848                                                                           : scoppio dei moti a Venezia

18-22/03/1848                                                                      : le cinque giornate di Milano

22/03/1848                                                                           : Istituzione della Repubblica di san Marco

23/03/1848                                                                           : dichiarazione di guerra all’Austria

29/03/1848                                                                           : allocuzione di Pio IX

15/05/1848                                                                           : moti popolari a Napoli

08/04/1848                                                                           : battaglia di Goito

29/05/1848                                                                           : battaglie di Curtatone e Montanara

30/05/1848                                                                           : presa della fortezza di peschiera

11/06/1848                                                                           : battaglia di Vicenza

29/06/1848                                                                           : ratificata l’annessione della Lombardia al Piemonte

25/07/1848                                                                           : sconfitta di Custoza

09/08/1848                                                                           : armistizio di Salasco

PERSONAGGI:

Daniele Manin – Niccolò Tommaseo – Carlo Alberto – generale Radetzky – Carlo Cattaneo – Guglielmo Pepe – Durando – De Laugier – Pio IX – Ferdinando II di Borbone – generale Salasco

DOMANDE:

1) Precisa il periodo e gli esiti dell’insurrezione a Venezia.

2) Indica l’esito delle cinque giornate di Milano.

3) Perché Carlo Alberto non dichiarò immediatamente guerra all’Austria?

4) Quali furono le conseguenze di questo ritardo?

5) Quale fu il comportamento degli altri Stati italiani?

6) Indica il nome dei comandanti che guidarono le truppe dei rispettivi Stati.

7) Quale reazione ebbero le personalità democratiche nei confronti dell’intervento di Carlo Alberto?

8) Sottolinea l’importanza dell’allocuzione di Pio IX.

9) Quale conseguenze ebbe a Napoli il ritiro delle truppe borboniche?

10) Indica le principali vittorie ottenute dall’esercito piemontese.

11) Dove si verificò, per le truppe piemontesi, la sconfitta definitiva?

12) Quali provvedimenti prese Carlo Alberto?

Il riflusso delle rivoluzioni
Non solo nel napoletano, ma in tutta Europa, nella seconda metà dell’anno, le forze conservatrici riuscirono ad avere ragione delle insurrezioni, reprimendo le forze più radicali e accettando solo riforme di tipo moderato, in accordo con una struttura autoritaria del potere.

La nostalgia per l’impero in Francia
In Francia, già ai tempi della monarchia di luglio, si era diffusa una nostalgia per il periodo napoleonico, del quale si sottolineava l’antico prestigio piuttosto che l’instabilità dovuta alle continue guerre. Nel 1832 era stato revocato il provvedimento che impediva il ritorno in patria dei discendenti di Bonaparte.

Luigi Bonaparte
Nella neonata Repubblica francese emerse la personalità di Luigi Bonaparte, nipote dell’Imperatore, che approfittò delle elezioni a suffragio universale (l’unica riforma del governo precedente ancora in vigore) per raccogliere i consensi di tutte le classi moderate, attraverso una politica che giocava sul timore del ritorno al potere dei socialisti.

Le elezioni del 10 dicembre
Le elezioni del 10 dicembre proclamarono Luigi Bonaparte Presidente della Repubblica e misero le basi per il suo futuro potere personale.

 
La reazione in Austria
Il potere asburgico dovette, da una parte, soffocare le diverse insurrezioni dei nazionalisti, dall’altra reprimere le rivolte di tipo liberale che si erano avute a Vienna.

 
La strategia contro i nazionalismi
Una delle strategie adottate dall’Austria contro i diversi nazionalismi fu quella di sfruttare gli odi fra i diversi gruppi etnici; il potere asburgico sapeva come i croati temessero l’espansionismo ungherese e mandò per l’appunto un generale croato a sbaragliare la resistenza di Budapest.

La repressione
La prima azione si ebbe in Boemia: Praga fu bombardata il 17 giugno; subito dopo la repressione si scatenò a Vienna dove, dopo un breve assedio terminato il31 ottobre, venne sciolto il nuovo parlamento.

La resistenza austriaca
Ben più difficile fu per l’Austria domare la resistenza dell’Ungheria, dove maggiore era il consenso acquistato dal nuovo governo rivoluzionario; fallito un attacco in settembre, fu solo l’intervento delle truppe russe, nell’agosto 1849, a debellare totalmente i ribelli. La repressione austriaca fu successivamente di estrema durezza.

DATE:

17/06/1848                                                                           : Praga è bombardata dall’esercito austriaco

settembre 1848                                                                    : resistenza ungherese

31/10/1848                                                                           : capitolazione di Vienna

10/12/1848                                                                           : elezioni in Francia; Luigi Bonaparte Presidente                                                                                                                          della Repubblica

agosto 1849                                                                         : le truppe russe sconfiggono gli ungheresi

DOMANDE:

1) Precisa le condizioni che favorirono, in Francia, la salita al potere di Luigi Bonaparte.
 
2) Quale strategia adottò il potere asburgico nei confronti delle diverse insurrezioni nazionali?

3) Come riuscì ad avere ragione della resistenza ungherese?

La resistenza in Italia
In Italia il ritorno all’ordine trovò, a eccezione del napoletano, una forte resistenza e si concluse definitivamente, con la caduta della Repubblica di san Marco, contemporaneamente alla repressione degli indipendentisti ungheresi. A Napoli l’azione di Ferdinando IV incontrò delle opposizioni e la rivolta popolare si estese anche in Calabria, ma il sovrano riuscì a controllarne gli esiti. I maggiori intellettuali meridionali furono tutti condannati all’ergastolo.

Le insurrezioni in Toscana e a Roma
L’armistizio di Salasco e la repressione del napoletano crearono dei movimenti di resistenza che ebbero pieno successo dapprima a Firenze e, in seguito, a Roma. Il 27 ottobre le forze democratiche guadagnarono il potere nel Granducato di Toscana; a Roma, dopo un periodo d’intrighi che portò all’uccisione di Pellegrino Rossi, presidente del Consiglio, il 24 novembre i democratici presero il potere obbligando il papa a rifugiarsi a Gaeta, sotto la protezione del sovrano borbonico.

 
 
Il triumvirato romano
Particolarmente importante fu l’esperienza romana: una Costituente romana dichiarò decaduto il potere temporale del papa e diede i poteri a un triumvirato, formato da Mazzini, Saffi e Armellini. La Costituente non intendeva però negare al papa il diritto di esercitare la propria missione pastorale.

Il triumvirato a Firenze
Sull’esempio romano, anche a Firenze la guida politica spettò a un triumvirato, formato da Guerrazzi, Montanelli e Mazzoni; il Granduca Leopoldo fu costretto anch’egli a fuggire a Gaeta.

La ripresa della guerra
Gli eventi toscani e romani portarono i democratici piemontesi, al governo col ministero Chiodo-Rattazzi, a favorire la ripresa della guerra, in un momento politico-militare particolarmente sfavorevole. Il comando, a testimoniare le difficoltà logistiche dell’esercito piemontese, venne affidato a un generale polacco,Wojciech Chrzanowski.

La sconfitta e l’armistizio
Appena tre giorni dopo la ripresa della guerra contro l’Austria, il 23 marzo 1849, l’esercito piemontese fu sconfitto a Novara; Carlo Alberto abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele e si ritirò a Oporto, in Portogallo, dove morì qualche anno dopo. Il 24 marzo venne firmato un armistizio a Vignale.

Le dieci giornate di Brescia
Eroica fu la resistenza di Brescia che, sotto la guida di Tito Speri, resistette per dieci giorni all’assedio austriaco, conclusosi il primo aprile.

Le condizioni di pace austriache
Il potere austriaco non impose sanzioni troppo gravi al Piemonte; sperava infatti di recuperare la monarchia sabauda a una pratica politica conservatrice politico, che impedisse una rivoluzione democratica in Italia.

La fine del governo a Firenze
I nuovi governi in Europa non potevano tollerare il persistere di esperienze democratico-rivoluzionarie quale quelle di Firenze, Roma e Venezia; a Firenze il governo del triumvirato venne deposto da un colpo di mano delle forze moderate.

La caduta di Roma
Più tenace fu invece la resistenza di Roma; contro la città si mossero le truppe borboniche, austriache e quelle francesi di Luigi Bonaparte, guidate dalgenerale Oudinot; il presidente della Repubblica francese doveva le sua vittoria elettorale in maniera decisiva all’opinione pubblica cattolica e riteneva che la conservazione del potere papale concorresse a legittimare la sua autorità. Roma cadde, dopo quasi un mese di assedio, il 3 luglio 1849.

La Costituzione romana
Prima però di abbandonare la città agli assedianti, la Costituente emanò simbolicamente una Costituzione, la più avanzata sino ad allora mai concepita: prevedeva il suffragio universale, l’assistenza dello Stato ai più bisognosi, la concessione ai contadini poveri delle terre espropriate agli enti ecclesiastici.

La resistenza di Venezia
Resisteva solo la Repubblica di san Marco; molti patrioti, fra cui Garibaldi, lasciarono Roma per andare a difendere la città veneta. Venezia cedette il 26 agosto, sfinita, oltre che dalla pressione militare, da un epidemia di colera che fece molte vittime fra la popolazione.

 
 
Considerazioni conclusive sui moti in Italia
I moti iniziati nel 1848 si chiudevano con la sconfitta di ogni rivendicazione indipendentista e con la restaurazione dei domini stranieri: da una parte, però, le esperienze dei governi democratici di Roma e Venezia avevano diffuso una coscienza politica tesa al raggiungimento dell’unità nazionale; dall’altra, i mutati equilibri fra le nazioni europee dovevano inaspettatamente giocare a favore dell’indipendenza italiana.

DATE:

27/10/1848                                                                           : i democratici al governo in Toscana

24/11/1848                                                                           : i democratici al potere a Roma; fuga del Papa

23/03/1849                                                                           : sconfitta di Novara

24/03/1849                                                                           : armistizio di Vignale

21/03/1849 – 01/04/1849                                                     : dieci giornate di Brescia

03/07/1849                                                                           : caduta della Repubblica romana

26/08/1849                                                                           : caduta della Repubblica di Venezia

PERSONAGGI:

Pellegrino Rossi – triumvirato Mazzini-Saffi-Armellini – triumvirato Guerrazzi-Montanelli-Mazzoni – ministero Chiodo-Rattazzi – Wojciech Chrzanowski – Tito Speri – generale Oudinot

DOMANDE:

1) Quali differenza presenta in Italia il movimento di riflusso della rivoluzione?

2) Come si attuò la repressione nel Regno delle due Sicilie?

3) Descrivi l’avvento al potere dei triumvirati a Firenze e a Roma.

4) Quali provvedimenti prese la Costituente romana nei confronti del Papa?

5) Ricorda i componenti dei triumvirati di Firenze e Roma.

6) Quali considerazioni spinsero il Piemonte a riprendere la guerra contro l’Austria?

7) Quali le cause della repentina sconfitta?

8) Quali decisioni prese Carlo Alberto dopo la sconfitta?

9) Ricorda la resistenza della città di Brescia.

10) Come furono le condizioni di pace imposte dall’Austria al Piemonte?
 
11) Perché i governi europei non potevano tollerare i governi democratici in Italia?

12) Per quali motivi Luigi Bonaparte si pone alla testa dell’iniziativa contro la Repubblica romana?

13) Riassumi gli eventi che portarono alla fine della Repubblica romana e della Repubblica di Venezia.

14) Quale importanza possiede la Costituzione romana del 3 luglio 1849?