24
Nov
2006

Schelling

CAPITOLO TERZO

FRIEDRICH WILHELM JOSEPH SCHELLING (1775 – 1854)

Allievo di Fichte
Schelling era di tredici anni più giovane di Fichte, del quale fu allievo. Il rapporto di Schelling con il primo esponente della filosofia idealistica fu per molti versi analogo al rapporto del giovane Fichte con il pensiero di Kant. Anche Schelling scrisse, in giovane età, un saggio che dimostrava una convinta adesione alla filosofia del maestro, dal titolo significativo: Dell’Io come principio della filosofia.
Il distacco da Fichte
La fine dell’amicizia con Fichte si ha intorno agli ultimi anni del Settecento, il periodo per Schelling di maggiore attività, in cui realizzò le sue opere principali. Per comprendere le ragioni del dissenso di Schelling nei confronti di Fichte, è utile fare riferimento ai rapporti [da noi già affrontati nel capitolo precedente] fra la cultura romantica e la corrente filosofica dell’idealismo.
Il romanticismo in Fichte e Schelling
Sicuramente la sensibilità romantica, che alla fine del XVIII secolo si era da poco diffusa nella cultura tedesca, esercitò un notevole condizionamento sui filosofi idealisti; mentre, per quanto riguarda Fichte, tali condizionamenti possono essere indicati senza peraltro individuare una perfetta aderenza ai principi del romanticismo, in Schelling l’adesione alla nuova cultura è, invece, totale. Nel diverso rapportarsi dei due filosofi ai principi del romanticismo si motivano le differenze dei rispettivi sistemi idealistici.
Fichte e il romanticismo: l’infinito
L’influenza della cultura romantica sul pensiero di Fichte è visibile nella scelta operata dal filosofo nei confronti della dimensione dell’infinito rispetto a quella kantiana e illuministica del finito.
Fichte e il romanticismo: il dotto
Il dotto, individuo privilegiato dell’umanità che riesce a contemplare la verità assoluta, testimonia il propendere, da parte di Fichte, per un’aristocraticismo intellettuale (pochi individui privilegiati possono accedere alla verità) che è possibile superare solo con un’attività pedagogica; è’ evidente l’affinità con la concezione romantica del genio.
Fichte e la natura
Ciò che allontanava sensibilmente Fichte dalla concezione romantica era il carattere secondario attribuito, nel suo sistema, alla natura che, totalmente subordinata al soggetto, era prodotta da quest’ultimo per realizzare la propria assolutezza e infinità. La natura perdeva, in questo modo, quella ricchezza spirituale o la capacità in certi casi di manifestare addirittura il divino, che gli intellettuali romantici vi avevano colto.
Schelling e la natura
Schelling rifiuta, della filosofia di Fichte, proprio questo sacrificio della natura (e dell’arte) all’Io; secondo Schelling la natura possiede una propria autonomia spirituale. Da tale natura spirituale si originano tanto l’Io quanto la natura ma, proprio per questo, nessuno dei due poli della conoscenza può prevaricare l’altro.
Schelling e l’idealismo
Schelling condivide totalmente i principi dell’idealismo e, conseguentemente, respinge il dualismo kantiano. Come può però giustificare l’unità del reale, cioè la natura non separata di soggetto e oggetto, rivendicando al contempo l’autonomia dell’oggetto dal soggetto?
L’unità della rappresentazione
Anche Schelling, come Fichte, condivide l’idea che la rappresentazione sia un’esperienza in sé compiuta e unitaria e che la divisione fra soggetto e oggetto sia solo artificialmente realizzata dall’intelletto. E’ dunque necessario ridare all’uomo la capacità, vanificata dalla ragione illuministica, di cogliere tale unità.
L’identità di soggetto e oggetto
Se la rappresentazione è un’unità e se, nello stesso tempo, nessuno dei due poli, soggettivo e oggettivo, possiede una priorità rispetto all’altro, allora tale unità può essere giustificata solo affermando l’identità di soggetto e oggetto. Soggetto e oggetto, nonostante l’apparente dualismo, sarebbero in realtà la stessa cosa.
L’accordo con la realtà
Sorge a questo punto l’identico problema interpretativo che si è incontrato in Fichte. Dal punto di vista strettamente teoretico, infatti, la soluzione di Schelling ci appare adeguata e comprensibile; dal punto di vista pratico, però, tale concezione sembra essere completamente negata dall’esperienza concreta e, dunque, indimostrabile.
Che cosa è identico in soggetto e oggetto?
Per risolvere tale difficoltà, si deve ricordare come l’unità del reale affermata dagli idealisti non è l’unità materiale dei diversi oggetti che abbiamo di fronte, ma un’unità, di carattere spirituale, dalla quale tutte le forme materiali derivano e che, dunque, le comprende.
L’intuizione
Questa unità spirituale non può essere colta attraverso i sensi, i quali sono capaci di percepire solo le caratteristiche della materia, ma va intuita grazie a una facoltà superiore che non è propria dell’uomo comune. E’ evidente, in questo caso, la condivisione, da parte di Schelling, di alcuni aspetti qualificanti del romanticismo, quali la teoria del genio e la superiorità dell’intuizione sulla ragione.
Caratteristiche del soggetto e dell’oggetto
Se il soggetto è dunque una spiritualità vivente che agisce nell’esperienza, anche l’oggetto è, al di là dell’apparenza materiale, quella stessa spiritualità. Proprio in ragione di questa identità ontologica (soggetto e oggetto sono costituiti dallo stesso essere) è possibile per l’uomo cogliere tale identità.
L’Assoluto
Schelling chiama Assoluto la sintesi di soggetto e oggetto, la realtà universale che comprende tutte le determinazioni finite dell’essere. Modificando lo schema che è stato più volte proposto nel corso del testo, si potrebbe così sintetizzare la concezione della realtà di Schelling:

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Concezione della natura in Fichte e Schelling – Unità della rappresentazione – Identità di soggetto e oggetto – Natura spirituale del soggetto e dell’oggetto – Identità ontologica di soggetto e oggetto – Assoluto
DOMANDE

1) Descrivi il rapporto di Schelling con la filosofia di Fichte e svolgi un adeguato con confronto con l’importanza che, per Fichte, ebbe il pensiero di Kant.

2) Chiarisci i motivi che indussero Schelling a rifiutare la filosofia di Fichte.

3) In quale differente modo Fichte e Schelling si rapportano alla cultura romantica?

4) Riprendi i principali concetti che, nella filosofia di Fichte, rivelano un’influenza delle concezioni romantiche.

5) Come concepiva Fichte la natura?

6) Come può Schelling sostenere l’unità della rappresentazione e, contemporaneamente, negare la superiorità del soggetto sull’oggetto?

7) Spiega che cosa intende Schelling con “unità di soggetto e oggetto”.

8) Individua i motivi per cui Schelling privilegia la facoltà dell’intuizione.

9) In che senso è possibile parlare di identità ontologica a proposito di soggetto e oggetto?

10) Che cosa intende Schelling con Assoluto?
Il sistema
Per sistema, in filosofia, si intende una struttura speculativa che riassume in sé, esaustivamente, un’intera concezione della realtà: ogni singola affermazione va inserita nel sistema e spiegata in relazione ad esso. Sono sistematiche tutte le filosofie che intendono offrire una spiegazione completa della realtà e che, quindi, interpretano ogni fenomeno come una manifestazione particolare di un principio universale.
I sistemi idealistici
La filosofia idealistica, in quanto concepisce la realtà come un’unità, è per sua natura sistematica; essa offre una concezione del mondo in sé esaustiva e interpreta ogni fenomeno particolare come manifestazione di quella realtà universale; i singoli individui o i fenomeni della natura non vengono valorizzati nella loro autonomia, ma interpretati in quanto parti di un insieme più grande, che li comprende e li guida verso uno scopo determinato.
Affinità col romanticismo
Analogamente a quanto affermato dal romanticismo, un fenomeno determinato deve essere spiegato in relazione all’infinito di cui fa parte; solo rendendo conto di questa relazionalità universale è possibile comprendere con verità il reale e evitare l’artificiosa divisione della realtà realizzata dalla ragione illuministica.
Il sistema di Fichte
Già nella filosofia di Fichte è possibile individuare un sistema, per quanto semplificato rispetto a quelli dei filosofi idealisti successivi. Ogni aspetto della realtà (gnoseologico, morale, sociale, politico) era spiegato sulla base della convinzione che l’io infinito fosse la realtà universale. Qualsiasi affermazione particolare doveva coerentemente adeguarsi alla natura dell’Io.
Il sistema di Schelling
Il sistema proposto da Schelling è più complesso in quanto, valorizzando entrambi i poli della conoscenza, considera in maniera più articolata le diverse manifestazione del reale. Poiché le molteplici manifestazioni dell’oggetto non possono essere più spiegate come mere produzioni del soggetto, bisogna individuare diversi e maggiori ambiti della realtà in cui integrarle.
Le diverse esperienze possibili
Abbiamo detto che l’unità di soggetto e oggetto deve essere intuita, in quanto non risulta evidente attraverso la percezione; esistono dunque differenti modi di porsi di fronte a un oggetto che permettono di coglierne in maniera più o meno completa la reale natura. D’altra parte, lo stesso oggetto può manifestarsi in modalità differenti, nelle quali è più o meno evidente il suo carattere spirituale.
La trasformazione di soggetto in oggetto e viceversa
Schelling deve allora dimostrare come vi siano, per il soggetto, diverse esperienze possibili, attraverso le quali egli può diventare gradualmente consapevole della propria identità con l’oggetto; parimenti, vi sono diverse manifestazioni della natura, che il filosofo si propone di descrivere, nelle quali si rivela progressivamente il carattere spirituale della realtà naturale.
Convergenza di spirito e natura nell’Assoluto
Spirito e natura, soggetto e oggetto, sono dunque sottoposti ad un autonomo sviluppo che converge, però, nella stessa realtà, l’Assoluto. Schelling si ripromette di descriverli separatamente, per dimostrare, da due punti di vista, l’universalità dell’Assoluto.
Le due parti della filosofia di Schelling
La filosofia di Schelling è dunque suddivisa in due parti, cui corrispondono le principali opere del filosofo: da una parte La filosofia della natura, dove si mostra il progressivo rivelarsi della natura come spiritualità e, dunque, la sua trasformazione da oggetto in soggetto. Dall’altra la Filosofia trascendentale, dove si individuano le progressive esperienze attraverso le quali il soggetto diventa consapevole del suo costituire un’unità con la natura.
Tre tappe
Ognuna delle due parti comprende tre momenti, che rappresentano tre tappe con cui, rispettivamente, si realizza l’immedesimazione del soggetto nell’oggetto e dell’oggetto nel soggetto. Riassumiamo graficamente il sistema di Schelling:

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Sistema – Filosofia sistematica – Idealismo e sistema – Trasformazione del soggetto in oggetto – Trasformazione dell’oggetto in soggetto – Convergenza di spirito e natura nell’Assoluto – Filosofia della natura – Filosofia trascendentale

DOMANDE

1) Che cosa s’intende per sistema in filosofia?

2) Perché l’idealismo è una filosofia sistematica?

3) Per quale motivo l’esigenza del sistema è in sintonia con i principi del romanticismo?

4) Spiega perché possiamo considerare sistematica la filosofia di Fichte.

5) Chiarisci i motivi per cui il sistema di Schelling è più complesso di quello di Fichte.

6) Come avviene, secondo Schelling, la trasformazione del soggetto in oggetto?

7) e quella dell’oggetto in soggetto?

8) Descrivi le due fasi della filosofia di Schelling? In quanti momenti si divide ciascuna di esse?
La Filosofia della natura

Concezione romantica della natura
Schelling ha una visione della natura autenticamente romantica: la Natura (d’ora in poi, in questa accezione, scritta in maiuscolo) costituisce un’unità spirituale e, come ogni organismo unitario, è tesa a realizzare una propria finalità. Tutti i fenomeni naturali particolari non fanno altro che procedere, inconsciamente, verso la realizzazione della Natura in quanto totalità.
Finalismo, organicismo, inconscio
Come si vede, nella Filosofia della natura di Schelling compaiono tutti quei concetti che, concepiti dalla cultura romantica, sono stati ripresi dalla filosofia idealistica. In particolare, oltre all’idea organicistica e finalistica, è da sottolineare l’importanza del concetto di inconscio, utilizzato da Schelling in modo ben più pregnante di Fichte.
Il rapporto fra la parte e la totalità
Se la Natura è un’unità organica, ogni fenomeno particolare è giustificato alla luce dell’esistenza di questa totalità e tutto ciò che ogni essere determinato sembra compiere in maniera autonoma, in realtà è condizionato da una finalità di ordine universale. I comportamenti individuali, quindi, anche se in apparenza trovano in se stessi la propria giustificazione, sono inconsciamente guidati dalla volontà universale dell’Assoluto.
Le leggi naturali
Le leggi della Natura sono una dimostrazione dell’esistenza di una volontà universale la quale se ne serve come se fossero un suo strumento, per far sì che i fenomeni determinati realizzino il disegno universale dell’Assoluto.
Distacco da Kant
Ovviamente il finalismo schellinghiano non ha nulla a che vedere con quello descritto da Kant nella Critica del giudizio: questo, infatti, non aveva alcun valore conoscitivo ed era unicamente una riflessione soggettiva sulla molteplicità dei fenomeni. Inoltre, il giudizio teleologico era completamente indipendente da qualsiasi spiegazione meccanicistica; di conseguenza, il finalismo era indifferente alle diverse leggi naturali e ribadiva ancora una volta una concezione del mondo in cui l’esperienza concreta e la realtà infinita erano separate.
Alternativa di Schelling
Schelling invece, considerando le leggi della natura uno strumento inconscio dell’Assoluto, sintetizza il giudizio meccanicistico e quello teleologico, poiché tutti i fenomeni evidenziati dalla scienza devono essere compresi all’interno della struttura finalistica del reale.
Schelling e la scienza
La visione della natura di Schelling sembra essere lontanissima dal modo di esaminare i fenomeni naturali tipico della scienza moderna e, in effetti, Schelling respinge in maniera decisa il modello meccanicistico, di derivazione galileiano-newtoniana. Eppure Schelling seguiva con estrema attenzione il dibattito scientifico a lui contemporaneo e non era affatto sprovveduto quanto a cultura scientifica.
Superiorità della scienza qualitativa
Schelling, al pari di altri intellettuali romantici [per esempio Goethe e la sua Teoria dei colori], riteneva inadeguata un’interpretazione puramente quantitativa dei fenomeni naturali e indirizzava la sua attenzione a quelle scienze di carattere qualitativo che sembravano, ai suoi occhi, riuscire a individuare meglio il carattere spirituale della natura.

Il magnetismo
In particolare Schelling si interessò al magnetismo e allo studio dei fenomeni elettrici. L’energia elettrica, che si trasmette da un oggetto all’altro e che, tramite l’attrazione e la repulsione, pone in correlazione le diverse realtà empiriche, sembra aprire spazi di comprensione scientifica cui non può giungere il meccanicismo.
Meriti scientifici di Schelling
Pur non offrendo alcuna valutazione scientifica di rilievo, Schelling ha il merito di avere sottolineato i limiti della scienza meccanicistica, rivalutando quelle discipline (il magnetismo, la chimica, la psicologia, attraverso il concetto di inconscio) che avrebbero avuto, in futuro, grande sviluppo. Il rifiuto, da parte di Schelling, della scienza galileiana non va interpretato, dunque, come un atteggiamento oscurantista, bensì come un’esigenza legittima che sarà confermata dai futuri sviluppi della scienza.
Attrazione e repulsione
L’unità spirituale della Natura s’identifica con l’energia che la percorre. Questa energia è formata da due forze contrapposte che, nella loro lotta reciproca, danno origine ai diversi fenomeni. Queste due forze sono l’attrazione e la repulsione che, in movimento continuo, danno luogo ai tre momenti in cui si articola la Natura: il magnetismo, l’elettricità e il chimismo.
Il magnetismo
Il magnetismo è quello stadio dello sviluppo naturale in cui i diversi fenomeni si attraggono l’uno con l’altro, manifestando l’unità fra le diverse parti dell’universo.
L’elettricità
L’elettricità, al contrario del magnetismo, sottolinea la presenza di forze contrastanti all’interno della Natura.
Il chimismo
Questo terzo e conclusivo momento dello sviluppo naturale sottolinea la capacità dei fenomeni di compenetrarsi l’uno con l’altro, rendendo possibile quel continuo ricambio di forme caratteristico di tutto l’essere.
L’organismo
E’ in quest’ultimo stadio che la natura realizza il passaggio dal mondo inorganico a quello organico, in quanto lo sviluppo dell’energia dà origine all’organismo, alla vita.
La Natura s’identifica sol Soggetto
E qui che l’essere della Natura si identifica con lo spirito del Soggetto, poiché l’energia vitale, cui tende il dinamismo delle forme naturali, è la stessa energia che costituisce l’essere del Soggetto. Nel suo stadio ultimo, allora, l’oggetto naturale realizza la propria identità, nell’Assoluto, con il Soggetto.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Concezione romantica della natura – Finalismo – Organicismo – Inconscio – Rapporto fra comportamenti individuali e Assoluto – Interpretazione delle leggi di natura – Differenza dal giudizio teleologico di Kant – Meccanicismo e finalismo – Scienza qualitativa – Attrazione repulsione – Magnetismo – Elettricità – Chimismo – Identificazione della Natura con l’essere del Soggetto
DOMANDE

1) Che cosa s’intende per “concezione romantica della natura”?

2) Spiega i concetti di finalismo e organicismo.

3) Chiarisci l’importanza del concetto di inconscio applicato all’interpretazione della natura.

4) Come bisogna concepire il rapporto fra la natura e i singoli fenomeni che la costituiscono?

5) Quale ruolo possiedono le leggi naturali, in una concezione organicistica della natura?

6) Precisa per quale motivo il concetto di finalismo proposto da Schelling è differente da quello di Kant, trattato nella Critica del giudizio. Quale diverso rapporto individuano fra teleologia e meccanicismo?

7) Schelling mostrava interesse per il dibattito scientifico contemporaneo?

8) Che cosa s’intende per “scienza qualitativa” e per quale motivo Schelling la preferisce?

9) Quali ricerche, in particolare, interessavano Schelling?

10) Schelling manifesta una posizione oscurantista nei confronti del sapere scientifico?

11) Ripercorri e spiega le tre tappe della filosofia della natura.

12) Spiega perché, nella manifestazione del chimismo, si realizza l’identità dell’oggetto col soggetto.

La Filosofia trascendentale

Scopo della Filosofia trascendentale
La Filosofia trascendentale intende percorrere, in maniera analoga a quanto la Filosofia della natura ha realizzato riguardo all’oggetto, lo sviluppo del Soggetto, dalla percezione della propria identità alla coscienza della propria unità con l’oggetto.
Difficoltà della Filosofia trascendentale
La Filosofia trascendentale rappresenta, per uno studente, la parte forse più difficile da comprendere della filosofia di Schelling, sia per l’astrattezza e la complessità del linguaggio, sia per la difficoltà di inserirlo nel sistema generale che noi abbiamo delineato.
Somiglianza con Fichte
Soprattutto nella prima parte, l’analisi del Soggetto proposta da Schelling presenta molte affinità con la speculazione di Fichte; in effetti, poiché l’argomento è la condizione del Soggetto nella rappresentazione, molti concetti, oltre al linguaggio, appaiono simili. Bisogna però ricordare come, mentre in Fichte le valutazioni sul Soggetto possedevano un carattere assoluto ed esaurivano la sua interpretazione della realtà, per Schelling spiegano un ambito limitato dell’esperienza e devono essere integrate sia dalla Filosofia della natura, sia dalle successive parti della Filosofia trascendentale.
Sbarazzarsi degli equivoci
Quando leggete, allora, che il “Soggetto pone esso stesso un limite che oltrepassa continuamente”, non dovete intendere, nel senso di Fichte, che l’oggetto è posto dal Soggetto. Si tratta solo di una fase momentanea, e tutto sommato primitiva, dell’esperienza dell’Io che, in modo ancora inadeguato, interpreta i rapporti fra sé e il mondo circostante; questa iniziale autocomprensione del Soggetto viene superata, in seguito, da una maggiore consapevolezza.
I tre momenti della filosofia trascendentale
L’evoluzione del Soggetto verso la consapevolezza avviene, analogamente a quanto accedeva per la Natura, in tre momenti, al termine dei quali si realizza, nell’Assoluto, l’unità di soggetto e oggetto: il momento della conoscenza, in cui l’Io e il suo oggetto appaiono separati; il momento della Storia, in cui si ha una prima forma d’identità fra soggetto e oggetto e, infine, l’arte, dove il Soggetto avverte, nella Natura, la stessa spiritualità che lo costituisce.
La conoscenza
All’inizio l’Io è consapevole solo di se stesso, quindi, incontrando gli oggetti esterni, si concepisce come limitato. Successivamente, in seguito alla sua continua attività, comprende la possibilità di superare i suoi limiti e intuisce se stesso, romanticamente, come illimitato. L’io quindi, in un primo tempo, ha una percezione del mondo dualistica, simile a quella kantiana; successivamente coglie le possibilità infinite del proprio essere.
Le tre fasi dell’Io
In questa primo momento Schelling descrive come l’Io giunge alla consapevolezza di sé in quanto volontà; tale sviluppo si dipana in tre fasi successive: dalla sensazione fino all’intuizione produttiva, quindi fino alla riflessione e, successivamente, alla volontà.
La sensazione e la scienza
Durante la fase della sensazione l’Io si contrappone agli oggetti esterni e sperimenta l’esperienza del limite. A questa fase corrisponde la disciplina della scienza, che si fonda sull’assoluta divisione fra soggetto e oggetto, sull’analisi specifica dei dati particolari; la scienza trova dunque in Schelling una sorta di legittimità, ma rimane un’esperienza quasi primitiva, una forma ancora inadeguata di interpretazione della realtà.
L’intuizione produttiva, la riflessione e la volontà
Con l’intuizione produttiva l’Io inizia a comprendere la natura illimitata del proprio essere e, dopo la riflessione, l’Io, attraverso la volontà, comprende che, in quanto intelligenza può agire sul mondo conformemente ai propri desideri e quindi determinare il corso della realtà.
La storia
A questo punto possiamo introdurre il secondo momento della filosofia trascendentale, quello della storia. Questa disciplina infatti, ha per oggetto le diverse volontà che hanno condizionato il divenire del mondo. Si realizza qui una prima, ancora inadeguata, unità di soggetto e oggetto, in quanto, nella storia, il Soggetto studia se stesso come fosse un oggetto, esaminando le proprie azioni.
Limiti della storia
Ovviamente quest’unità è imprecisa, in quanto la trasformazione del soggetto in oggetto (io studio le altre volontà come fossero oggetti di conoscenza) avviene sempre secondo i modelli errati della rappresentazione, ovvero separando il soggetto conoscente dall’oggetto conosciuto.
Carattere universale della storia
La storia, in quanto produzione dello spirito, trascende le azioni individuali che la costituiscono e dà luogo ad un processo finalistico teso a realizzare la volontà dell’Assoluto. Il principio spirituale che guida le azioni delle singole volontà è lo stesso principio che, nella natura, si serve dei singoli fenomeni.
L’arte
Il terzo e conclusivo momento della filosofia trascendentale è rappresentato dall’arte, in cui si compie quella trasfigurazione del soggetto nell’oggetto e si rivela all’uomo la verità dell’Assoluto.
Arte e scienza
La visione dell’oggetto che si realizza nell’esperienza estetica è affatto diversa dalla percezione scientifica di un fenomeno. In quest’ultimo caso, noi analizziamo e sezioniamo il dato della percezione; nel godimento estetico, invece, ne cogliamo il valore spirituale e lo associamo al nostro stato d’animo.

Esempio del paesaggio: lo scienziato…
Di fronte a un paesaggio di grande bellezza, lo scienziato si limiterà a analizzarlo nelle singole parti, classificandole e paragonandole ad altri dati in suo possesso. Per lui, esaminare questo paesaggio o un altro di minore fascino è la stessa cosa: il suo sguardo oggettivo non si lascia coinvolgere emotivamente.
…e l’artista
L’artista, invece, sarà indifferente alle singole informazioni sensibili, ma percepirà quel fervore spirituale che unisce tutte le parti della rappresentazione; la visione di tale meraviglia creerà in lui una forte emozione. Tale disposizione spirituale fonda l’identità fra il soggetto e l’oggetto: difatti, il soggetto percepirà nell’oggetto quella natura spirituale che egli stesso avverte come parte di sé.
Identità
Nella contemplazione estetica, allora, io colgo la mia stessa spiritualità nella natura e mi accorgo di essere una cosa sola con essa. La conoscenza scientifica, il dualismo sensibile fra me e l’oggetto, mi si rivelano ora per quello che sono: percezioni ancora inadeguate della realtà, che solo attraverso un’intuizione estetica e una profonda esperienza emotiva, posso superare. La vera realtà è quella che si offre attraverso l’arte, l’intima comunione di soggetto e oggetto, che ci rivela la verità dell’Assoluto.
Conclusione della filosofia schellinghiana
La filosofia di Schelling può dirsi finalmente compiuta: dopo avere dimostrato che la natura più profonda dell’oggetto sta in quella dimensione spirituale che costituisce anche il soggetto, ha spiegato anche come quest’ultimo possa, attraverso una particolare disposizione spirituale, avvertire questa unità, e comprendere la realtà assoluta dell’essere.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Filosofia trascendentale – Tre momenti dell’evoluzione del Soggetto: conoscenza, storia, arte – Io limitato e illimitato – Sensazione – Intuizione produttiva – Riflessione – Volontà – Finalismo della storia – Arte – Unità spirituale di soggetto e oggetto
DOMANDE

1) Qual è lo scopo della filosofia trascendentale?

2) Individua la differente importanza che la riflessione sull’Io possiede in Fichte e Schelling.

3) In quanti e quali momenti si realizza la consapevolezza del Soggetto?

4) Come si percepisce, in un primo momento, l’Io?

5) Riassumi e spiega le tre fasi dell’Io.

6) Chiarisci i motivi per cui la scienza è associata, da Schelling, alla sensazione.

7) Quale importanza riveste la scienza nella visione del mondo di Schelling?

8) Cogli nella disciplina della storia una prima forma di unità fra soggetto e oggetto.

9) Perché l’unità che si stabilisce nella storia fra soggetto e oggetto è ancora inadeguata?

10) Spiega i motivi per cui la dimensione della storia trascende i singoli individui che la realizzano e proponi un’analogia con la Natura.

11) Chiarisci perché, nell’esperienza estetica, si realizza l’identità, nell’Assoluto, fra soggetto e oggetto.

12) In quale diverso modo la scienza e l’arte si rapportano all’oggetto?