24
Nov
2006

Marx

CAPITOLO SESTO

KARL MARX(1818 – 1883)

Marx e l’idealismo
Lo studio della filosofia di Marx è impegnativo non tanto per la difficoltà del suo pensiero: è, infatti, più accessibile delle filosofie idealistiche pur mantenendo con esse un rapporto molto significativo. E’ importante, dunque, ripassare bene Hegel per comprendere adeguatamente Marx.

La filosofia di Marx
La difficoltà sta, invece, nel cogliere l’autentica importanza filosofica del suo pensiero, senza lasciarsi fuorviare da valutazioni di natura politica che, ovviamente, si è portati ad avanzare. Tutti sanno che la dottrina di Marx ha condizionato la storia degli ultimi due secoli e che, in suo nome, sono state realizzate particolari forme di organizzazione politica.

La crisi del marxismo
In particolare, il fallimento dei regimi politici dell’Europa dell’est, alla fine degli anni ‘80, ha diffuso come luogo comune il fallimento del marxismo e, in particolare, della concezione politica da Marx sostenuta, il comunismo.

Lo studio della filosofia di Marx

Nello studiare Marx, si deve prescindere da queste valutazioni che il filosofo, ovviamente, non poteva avere presenti e concentrarsi invece sui principi filosofici del suo pensiero, per coglierne la particolare importanza e metterli in relazione con gli altri autori da noi studiati. Solo successivamente, una volta padroneggiata la teoria, potremo, eventualmente, trarre delle conclusioni relative al dibattito politico-culturale a noi contemporaneo.

Marx e il marxismo
Si deve sapere, inoltre, che l’espressione marxismo ha un rapporto indiretto con la filosofia di Marx e costituisce un’elaborazione filosofica e politica realizzatasi dopo la morte del filosofo. Secondo molti interpreti, di diversa formazione filosofica e politica, è al marxismo che bisogna addebitare la degenerazione non solo teorica ma anche pratica delle idee socialiste; questa responsabilità non mette in discussione il valore della filosofia di Marx, tra le maggiori del XIX secolo.

Bisogna studiare anche il marxismo?

Secondo molti, il marxismo ha volgarizzato e in parte stravolto alcuni fondamentali concetti marxiani; d’altra parte, anche se non ci si vuole far condizionare dalla storia politica del nostro secolo, non si può non tenere conto del legame, magari indiretto, fra la filosofia di Marx e alcune drammatiche esperienze della nostra storia recente.

L’esposizione del capitolo
Si è quindi scelto di esporre la filosofia di Marx in maniera oggettiva, affrontando secondo una logica scolastica le sue diverse valutazioni; quando però si incontreranno dei concetti che, nella storia del marxismo, hanno assunto una particolare importanza, si evidenzierà la loro interpretazione dogmatica.

Marx e le interpretazioni successive

Non si intende prendere posizione in merito a questa complessa discussione, ma semplicemente suggerire allo studente gli estremi del dibattito sul rapporto fra l’originaria filosofia di Marx e la successiva interpretazione e applicazione di alcuni suoi principi. Lo studente potrà, così, cercare di porre in relazione le proprie competenze filosofiche con alcuni temi politici dell’attualità

Marx e il programma di storia

Per comprendere adeguatamente la personalità di Marx non è sufficiente lo studio rigoroso della sua filosofia: è necessario conoscere anche tutti gli avvenimenti storici che hanno costituito per Marx oggetto di riflessione. La filosofia di Marx è probabilmente quella che implica una maggiore interdisciplinarietà fra la storia e la filosofia.

 
La formazione di Marx
L’apprendistato filosofico di Karl Marx avviene della sinistra hegeliana, della quale fu uno dei più significativi esponenti; i contributi più importanti gli vennero da Arnold Ruge, che stimolò la sua attenzione verso la critica sociale e da Ludwig Feuerbach, che lo indirizzò verso una concezione materialistica.

Carriera giornalistica
Nonostante le ottime doti dimostrate da studente, non poté intraprendere la carriera universitaria a causa dell’ostracismo che le autorità prussiane esercitarono verso i giovani hegeliani. Si dedicò all’allora all’attività giornalistica, dapprima presso la Gazzetta renana di Colonia, periodico su posizioni democratico-radicali che venne soppresso dalla censura nel 1843, in seguito negli Annali franco-tedeschi, fondati da Arnold Ruge.

L’avvicinamento al pensiero socialista

Il lavoro presso gli Annali franco-tedeschi lo porta ad avvicinare esponenti del pensiero socialista francese e tedesco, emigrati in Francia. Inizia a identificarsi con dottrine di carattere comunista, per quanto ancora non fondate su una teoria rigorosa.

La critica a Hegel
La maturazione filosofica di Marx avviene comunque attraverso l’approfondimento della filosofia hegeliana, stimolato anche dalle prese di posizione di Feuerbach. L’opera più importante a questo proposito è Per la critica della filosofia del diritto hegeliana (1844).

La critica politica a Hegel
Marx condivide le critiche rivolte da Feuerbach alla filosofia hegeliana, in particolare la constatazione che l’universale di Hegel è una realtà astratta e non concreta. Marx però non si limita a sviluppare questa tesi in termini generali ma ne individua le conseguenze sul piano della concezione politica.

La distanza fra società civile e Stato

Marx contesta la concezione hegeliana dello Stato, in cui si risolverebbero i particolarismi presenti nella società civile; non perché lo Stato, fondato sul diritto, non riconosca questa uguaglianza, ma perché, nonostante la democrazia giuridica, nella realtà permangono le diseguaglianze della società civile.

Citoyen e bourgeois
Si manifesta così tutta la differenza fra l’astratto citoyen, il cittadino eguale per diritto ai suoi simili, e il bourgeois, nel quale, concretamente, permangono le differenze individuali.

Carattere astratto del diritto

L’eguaglianza del diritto non può incidere efficacemente sui rapporti sociali sino a che permarranno diseguaglianze di carattere economico; l’universalità del diritto è, dunque, un’affermazione puramente astratta, consolatoria per i ceti più poveri che, rimanendo poveri concretamente, credono comunque di avare gli stessi diritti sociali dei ceti più ricchi.

Realizzare l’uguaglianza nella vita concreta

L’uguaglianza non deve essere proiettata in un concetto astratto, ma deve invece essere realizzata concretamente nella sfera sociale e , in particolare, nell’ambito economico, dove si determina la distribuzione della ricchezza. Marx realizza così il passaggio dalla democrazia radicale al comunismo, ancora concepito in modo spontaneo e utopistico.

L’importanza dell’economia politica

Marx scopre così l’importanza che, per una comprensione adeguata della realtà, riveste la scienza dell’economia politica; le celebri opere di Smith e Ricardo avranno, per il dispiegarsi della filosofia marxiana, eguale importanza delle contemporanee dottrine filosofiche.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Gazzetta renana – Annali franco-tedeschi – Astrattezza del diritto – Citoyen – Bourgeois – Uguaglianza economica – Comunismo – Economia politica

DOMANDE

1) Quali furono le principali personalità intellettuali che, nell’ambito della sinistra hegeliana,                                              influenzarono Marx?

2) Per quale motivò Marx non tentò la carriera universitaria?

3) Su quali riviste scrisse Marx?

4) Marx fu influenzato dalla critica di Feuerbach a Hegel?
 
5) Come Marx approfondisce la riflessione di Feuerbach?

6) Riprendi la critica di Marx alla distinzione hegeliana fra Stato e società civile.

7) Perché il diritto astratto non realizza la concreta eguaglianza?

8) Precisa la differenza fra citoyen e bourgeois.

9) Attraverso quali riflessioni Marx passa, da posizioni democratico-radicali, all’adesione al                                                comunismo?

10) Quale importanza assegna Marx all’economia politica? e perché?

Il concetto di alienazione
Marx riprende da Feuerbach il concetto di alienazione, sia per indicare una generale impostazione speculativa, sia per interpretare specifiche esperienze dell’esistenza umana. Nel primo caso, l’intera filosofia hegeliana è considerata il prodotto di un’alienazione, in quanto le realtà concrete vengono subordinate (e quindi alienate) a un universale astratto.

L’alienazione religiosa
Nel secondo caso, Marx riprende la riflessione feuerbachiana riguardo l’alienazione religiosa, che condivide, pur interpretandola in un senso più decisamente politico. Difatti, secondo Marx, se l’alienazione religiosa è l’indice di un’insoddisfazione dell’uomo, che lo conduce a proiettare se stesso in una realtà trascendente, allora, per risolverla, bisogna mettere in discussione quelle condizioni storico-sociali che rendono la vita umana precaria.

 
 
L’applicazione del concetto di alienazione all’ambito economico

Marx ritiene che il concetto di alienazione, se applicato alla sfera politica ed economica, possiede grande efficacia interpretativa. In particolare, Marx ritiene, attraverso l’applicazione di questo concetto, di potere descrivere con grande efficacia il carattere disumanizzante del lavoro capitalistico.

L’amicizia con Friedrich Engels

A questo proposito, fu importante l’amicizia con Friedrich Engels, anche lui giovane studioso hegeliano che era approdato a convinzioni comuniste. Insieme a Engels, Marx firmerà alcuni dei suoi capolavori e fu Engels, dopo la morte di Marx, a ordinare tutte le carte e i manoscritti che l’amico aveva lasciato. Permise, così, la pubblicazioni di fondamentali opere filosofiche.

Le ricerche sulla classe operaia inglese

Engels aveva pubblicato, nel 1845, l’opera Le condizioni della classe operaia in Inghilterra, dove aveva descritto le disumane condizioni cui dovevano sottostare gli operai. Marx, che aveva maggiori capacità di approfondimento concettuale dell’amico, partì spesso da intuizioni o ricerche engelsiane, per giungere a risultati teoretici estremamente significativi.

L’alienazione del lavoro
In uno dei suoi scritti più celebri, i Manoscritti economico-filosofici del 1844, Marx, riflettendo sulle particolari caratteristiche del lavoro di fabbrica, giunge a sostenere come questo realizzi un’alienazione che lo differenzia nettamente dalla forma di produzione artigianale.

Differenza fra lavoro industriale e artigianale

Mentre l’artigiano produce un oggetto seguendone lo sviluppo in tutte le diverse fasi della lavorazione, l’operaio, nella catena di montaggio, deve realizzare una sola operazione dell’intera fase di lavoro; l’agire dell’artigiano possiede allora un senso compiuto, quello dell’operaio di fabbrica è un gesto, di per sé, privo di senso.

La proprietà del prodotto
Inoltre, mentre l’artigiano è padrone del prodotto del suo lavoro, che può in prima persona mettere sul mercato, il prodotto del lavoro dell’operaio non appartiene a lui, ma al capitalista. L’operaio, col suo lavoro, finisce per rafforzare il sistema economico capitalista, che lo sfrutta e danneggia.

Analogia con l’alienazione religiosa

Come l’uomo alienava le sue qualità in un essere trascendente, che finiva col dominarlo, così l’operaio aliena le proprie forze in un prodotto che non appartiene a lui, ma al capitalista; in questo modo egli dà forza a quel sistema che sarebbe suo interesse modificare.

Le diverse forme di alienazione del lavoro

Il lavoro in fabbrica è alienante perché: 1) il prodotto non appartiene a chi materialmente lo produce; 2) l’uomo diventa un semplice strumento per dei fini a lui indifferenti (il profitto del capitalista) e questo lo conduce a prendere la propria essenza; Marx infatti riteneva, come Hegel, che nel lavoro si realizzasse l’essenza umana.

Il comunismo risolve l’alienazione

Solo il comunismo è in grado di risolvere il problema dell’alienazione, in quanto intende abolire la proprietà privata; solamente la scomparsa della proprietà dei mezzi di produzione, infatti, può porre fine allo sfruttamento e rendere il lavoro di ogni uomo l’espressione della propria essenza.

I dissensi con Feuerbach
Si è notato come Marx abbia utilizzato, con un finissimo lavoro interpretativo, la categoria feuerbachiana di alienazione; d’altra parte, proprio l’applicazione di questo concetto alla tematica del lavoro lo porta ad allontanarsi dal modello speculativo di Feuerbach.
 
I meriti di Feuerbach
Merito di Feuerbach, a parere di Marx, è avere rovesciato il sistema hegeliano e imposto all’ambiente filosofico la verità del materialismo. L’alienazione è il concetto simbolo di questa riappropriazione della propria natura da parte dell’uomo.

I limiti della filosofia di Feuerbach

Nelle celebri Tesi su Feuerbach Marx sostiene che il filosofo ha avuto il torto di considerare l’essenza umana come una realtà definitiva e immutabile. Feuerbach riconquista sì la materia all’idea, ma non ne coglie il dinamismo, la continua mutabilità e il rapporto con l’ambiente.

Non tutto di Hegel va rifiutato

Secondo Marx, se è legittimo rovesciare l’idealismo hegeliano e dare priorità alla materia, contemporaneamente non bisogna dimenticare una delle più grandi conquiste della filosofia hegeliana: la consapevolezza del divenire della coscienza e del suo mutare in corrispondenza con le trasformazione dell’ambiente circostante. Marx ha particolarmente presente la Fenomenologia dello spirito.

Le condizioni storico-sociali

L’uomo dunque non va interpretato come un’essenza statica, antropologicamente identica; l’uomo si relaziona con l’ambiente circostante e si modifica in corrispondenza con i mutamenti storici; da una parte l’uomo, producendo cultura, modifica il mondo; dall’altra, però, le condizioni storiche e sociali modificano radicalmente l’essenza umana.

Le diverse epoche storiche
Al contrario di quello che pensa Feuerbach, l’uomo del medioevo è strutturalmente differente da quello contemporaneo, perché le condizioni storico-sociali hanno sensibilmente modificato la sua natura fisica e intellettuale. Ogni realtà materiale non è statica, dunque, ma soggetta a modificarsi in corrispondenza dell’evoluzione storico-sociale.

L’importanza della dialettica

In particolare, Marx ritiene fondamentale la concezione hegeliana della dialettica, da utilizzarsi, ovviamente, in un’ottica materialista. L’essere materiale si modifica in relazione alle condizioni storico concrete, obbedendo a criteri di carattere dialettico: quando cioè non vi è corrispondenza fra situazione storico-sociale e realtà, si attua una contraddizione che va dialetticamente superata, per dare origine a una realtà materiale più adeguata ai nuovi tempi.

L’integrazione di Hegel e Feuerbach

Marx realizza così una singolare sintesi fra le filosofie di Feuerbach ed Hegel: del primo accetta l’impostazione materialista ma rifiuta la concezione statica della materia; del secondo respinge l’idealismo astratto ma accoglie l’immagine della realtà come intrinsecamente storicizzata. Ne deriva una concezione materialistica dinamica, dove il divenire della realtà concreta si realizza in base a una logica dialettico-materialista.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Alienazione religiosa – Alienazione del lavoro – Lavoro artigianale – Lavoro industriale – Proprietà – Dialettica materialista

DOMANDE

1) Analizza il modo in cui Marx concepisce il concetto di alienazione da parte di Marx.

2) Come integra Marx la riflessione di Feuerbach sull’alienazione religiosa?

3) Per quale motivo, secondo Marx, è legittimo applicare il concetto d’alienazione all’ambito                                                economico?

4) Quale importanza ebbe per Marx l’amicizia con Friedrich Engels?

5) Spiega la teoria dell’alienazione del lavoro.

6) Quale differenza esiste fra lavoro artigianale e lavoro industriale?

7) Proponi un confronto fra l’alienazione religiosa e l’alienazione del lavoro.

8) Quale risultato positivo può ottenere il comunismo in merito all’alienazione del lavoro?

9) Illustra le critiche di Marx a Feuerbach.

10) Quale parte della filosofia di Hegel deve, secondo Marx, essere recuperata?

11) Come interpreta Marx la dialettica?
12) Esponi la particolare integrazione, realizzata da Marx, fra le filosofie di Feuerbach ed Hegel.              

Il materialismo storico
L’integrazione delle filosofie di Hegel e Feuerbach conduce Marx alla formulazione di una particolare teoria della storia, capace di cogliere la logica di sviluppo degli eventi: il materialismo storico.

L’influsso di Hegel
Marx riprende da Hegel, nella sua filosofia della storia, l’idea di uno sviluppo teleologico che conduce alla realizzazione di ideali universali; questo sviluppo si realizza in base a un dinamismo motivato da una logica dialettica, che si risolve nel continuo superamento delle contraddizioni.

L’influsso di Feuerbach
Per quanto riguarda l’influenza di Feuerbach, è dovuta al fatto che la visione della storia concepita da Marx è di tipo materialistico: sono gli uomini che concretamente modificano il mondo e danno luogo alle diverse istituzioni.

L’antropologia marxiana
L’uomo è concepito come un essere la cui prima caratteristica è la capacità di poter modificare, migliorandole, le proprie condizioni di vita.

La teoria dei bisogni
A spingere l’uomo verso l’azione è la necessità di procurarsi i beni indispensabili per la sua sopravvivenza. Mano a mano che i bisogni fondamentali vengono soddisfatti, però, se ne formano di altri, più evoluti, dove l’essere umano ricerca soddisfazioni che non hanno di mira esclusivamente la sopravvivenza.

Il lavoro
Il mezzo con cui l’uomo soddisfa i propri bisogni è l’attività lavorativa: attraverso il lavoro, infatti, l’uomo domina la natura, traendone i prodotti a lui indispensabili e padroneggiando quei fenomeni naturali che minacciano la sua esistenza.

L’accordo con Hegel
Marx concorda con le valutazioni di Hegel contenute nella Fenomenologia dello Spirito e ritiene il lavoro l’espressione autentica dell’essenza umana; è attraverso il lavoro che l’uomo realizza se stesso, imponendo all’ambiente il proprio dominio. Nella possibilità di lavorare con piena soddisfazione l’uomo realizza, parimenti, la propria felicità, negata -come abbiamo visto- dal modo di produzione capitalistico.
La divisione del lavoro
Una volta esauditi i bisogni fondamentali l’uomo, per soddisfare quelli, successivi, più complessi, deve modificare la propria attività lavorativa. Risulta utile allora dividersi i compiti con gli altri esseri umani, ciascuno dei quali si dedica a una particolare attività, con lo scopo di soddisfare il resto dei suoi simili.

Il modo di produzione
L’umanità ha, nel corso del suo sviluppo, modificato i criteri con i quali produce i beni fondamentali. S’intende per modo di produzione la particolare modalità con cui un gruppo sociale organizza, al suo interno, la divisione del lavoro.

I rapporti di produzione
Un modo di produzione non ha una valenza neutra sull’organizzazione sociale in quanto, in base alle sue caratteristiche, determina secondo particolari criteri i rapporti fra i diversi individui che partecipano all’attività produttiva; i rapporti di produzione sono le relazioni umane implicate da una particolare concezione del lavoro.

Lo sfruttamento
I rapporti di produzione, quali si sono realizzati nel corso della storia umana, non garantiscono un trattamento paritario fra i diversi individui: ogni modo di produzione, infatti, prevede una particolare forma di sfruttamento, dove ci si appropria del lavoro altrui per accumulare una determinata quantità di ricchezza.

Le classi sociali
Si formano così le classi sociali, nelle quali individuiamo i diversi ruoli che si esercitano all’interno di un modo di produzione: in ogni modo di produzione, quindi, possiamo distinguere le classi sociali dominanti da quelle sfruttate.

La dialettica e il divenire storico

In un modo di produzione, la classe sfruttata che lo subisce, rappresenta la contraddizione dialettica ed è destinata a mutare, per via rivoluzionaria, l’assetto economico di una società. Marx propone allora una dialettica materialista, dove le contraddizioni sono soggetti determinati della storia che, con il loro desiderio di emancipazione, realizzano una forma superiore di vita sociale.

La lotta di classe
La storia dunque, a parere di Marx, è un susseguirsi di lotte di classe, dove il ceto sfruttato riesce a imporre, attraverso le proprie rivendicazioni, un modello di sviluppo più progredito. Ogni classe è detentrice unicamente di interessi parziali e, di conseguenza, il modo di produzione cui darà origine vedrà sorgere una nuova contraddizione dialettica

I contenuti emancipativi
Ogni classe, nell’imporre il modo di produzione corrispondente alla nuova fase, eredità e mantiene i contenuti progressisti realizzati dalla precedente classe dominante, mentre supera tutte le iniquità implicite nel vecchio modo di produzione.

Le epoche storiche
Marx configura quattro fondamentali modi di produzione, succedutisi nel corso della storia umana: il modo di produzione asiatico, dove domina un solo signore identificato come divino, che governa il resto dei sudditi, a lui direttamente sottomessi, coadiuvato da una casta sacerdotale; il modo di produzione antico, fondato sull’economia schiavistica; il modo di produzione feudale e, per ultimo, quello capitalista.

Il passaggio dal feudalesimo al capitalismo

L’ultima modifica del modo di produzione realizzatasi nella storia, dal feudalesimo al capitalismo, è un significativo esempio di trasformazione dialettica della storia: la classe borghese, infatti, con le sue esigenze di unificazione economica del territorio, porta alle estreme contraddizioni la struttura della società feudale.

Il compito della borghesia
Quando la contraddizione raggiunge il suo apice (la borghesia ha in mano tutto il potere economico ma ancora nessun diritto politico) si ha la trasformazione del modo di produzione: la classe borghese realizza una rivoluzione che, attraverso la forza, le permette di raggiungere il potere politico.

Il proletariato
La borghesia giunta al potere impone il proprio dominio di classe, che si fonda sul lavoro industriale e sullo sfruttamento della mano d’opera salariata; si forma così la classe del proletariato, composta da uomini che nulla possiedono se non la propria forza lavoro. La classe del proletariato rappresenta la contraddizione del sistema capitalistico, destinata a produrne il crollo.

Il comunismo, modo di produzione conclusivo

Il comunismo rappresenta il modo di produzione successivo al capitalismo, instaurato grazie all’azione del proletariato. Il comunismo però non sarà superato da una nuova contraddizione e rappresenta l’esito conclusivo di tutto la storia; il comunismo infatti, abolisce ogni forma di sfruttamento, eliminando la lotta di classe e ogni possibilità di una nuova contraddizione.

Interessi generali
Il carattere definitivo del comunismo si spiega grazie alle caratteristiche particolari del proletariato in quanto classe: mentre le classi precedenti, nello sviluppare la contraddizione, avevano degli interessi particolari ed egoistici da imporre. Il proletariato, invece, rappresenta gli interessi generali.

Le caratteristiche del proletariato

Il proletario infatti non ha alcun interesse particolare da difendere, poiché, come abbiamo detto, l’unico bene da lui posseduto è la propria forza lavoro. Nel momento in cui i proletari realizzano la rivoluzione, il loro interesse sarà abolire le classi e la pratica dello sfruttamento nel lavoro; di conseguenza, il comunismo si configura come società senza classi, in cui non si è liberata solo un particolare classe sociale, ma l’intera umanità.

La natura del comunismo
Il comunismo si configura come un ritorno dell’uomo a se stesso: soppressa l’alienazione, l’uomo riconquista la propria essenza e riesce ad avere un rapporto positivo con gli altri uomini e con la natura.

La fase di transizione
Ovviamente, una società così perfetta può essere realizzata solo dopo una fase di transizione, in cui si organizzano le condizioni materiali di eguaglianza. Eliminate le forme di accumulazione personali ed egoistiche, sarà possibile realizzare compiutamente il comunismo.

La dittatura del proletariato

Alla fase di transizione si riferisce l’ambiguo concetto di dittatura del proletariato: si tratta di una forma di governo che, con la dovuta autorità, deve strutturalmente modificare il modo di produzione, eliminando quelle istituzioni che generano disuguaglianza.

Il socialismo scientifico
Marx ritiene di avere individuato, col materialismo storico, un criterio oggettivo di interpretazione della storia, di valore, a suo parere, scientifico. Egli descrive la necessità di un cambiamento della struttura sociale non in base a un’atteggiamento soggettivo o moralistico, ma in seguito a un analisi realistica delle concrete condizioni storiche.
 
La critica al socialismo utopistico

Marx può allora criticare tutte le altre forme di pensiero socialista: queste si affidano, in molti casi, ad aspirazioni di carattere soggettivo, auspicano alleanze di classe irrealistiche: non tengono conto, in altre parole, delle condizioni concrete e, di conseguenza, ciò che teorizzano non è realizzabile.

L’INTERPRETAZIONE FILOSOFICA:
LA FILOSOFIA DELLA STORIA DI MARX E’ DETERMINISTICA?

La natura teleologica del materialismo storico

Il materialismo storico ha un’evidente natura finalistica, in quanto identifica la storia come uno sviluppo dialettico che si conclude con la realizzazione del comunismo. Il comunismo è dunque un esito storico reso necessario dalla natura stessa del capitalismo e dalle leggi dialettico-materialistiche.

Il fallimento del marxismo

E’ evidente come da questo punto di vista -e lo noteremo meglio più avanti- l’analisi della storia proposta da Marx abbia fallito le sue previsioni: il capitalismo, infatti, è sopravvissuto e l’affermarsi del comunismo non ha mostrato quei caratteri necessitanti indicati da Marx.

L’interpretazione filosofica

Non tutti gli interpreti sono però d’accordo nell’interpretare il materialismo storico in forma così rigida e distinguono fra alcune espressioni di Marx, in cui valore retorico semplificherebbe il significato della teoria, dall’insieme articolato delle sue valutazioni complessive.

Differenza col marxismo posteriore

In particolare, secondo alcuni studiosi, bisogna distinguere fra il materialismo storico concepito dalla tradizione del “marxismo dogmatico”, successivo alla morte di Marx, e la concezione originale del filosofo. Il marxismo dogmatico considera l’avvento del comunismo quasi come un evento naturale e lo ritiene inevitabile. La posizione di Marx è invece più articolata.

L’importanza del fattore umano

Non c’è dubbio che Marx credesse nella realizzazione del socialismo e che, a suo parere, il modo di produzione capitalistico sarebbe stato superato, in quanto intimamente contraddittorio; d’altra parte, però, Marx considera l’azione concreta dell’uomo il motore della storia, coerentemente ai principi materialistici: sono infatti gli uomini a modificare le strutture materiali della società.

L’imprevedibilità dell’azione umana

Alcuni studiosi hanno individuato, in passi più articolati delle voluminose opere marxiane [Introduzione del ‘57, Il capitale, I Fondamenti di economia politica], la consapevolezza del filosofo che le azioni umane hanno un esito imprevedibile, coinvolgendo numerosissimi fattori, e non possono essere guidate da un principio universale, pena la ricaduta dal materialismo all’idealismo.

La possibilità dell’insuccesso

Le azioni umane potrebbero anche fallire nei loro scopi e, quindi, non realizzarli; ma anche le condizioni materiali potrebbero cambiare, con un evidente modificazione dello sviluppo socio-economico. Marx quindi non garantisce l’esito della storia e non attribuisce mai alle proprie previsioni un carattere necessario.

Il marxismo non è deterministico

Da questo punto di vista, il materialismo storico non è un’impostazione deterministica e non considera il divenire degli eventi assoluto e certo; ne rivela solo il corso tendenziale, cercando di governarlo e lascia l’ultima parola alla capacità concreta degli uomini di agire nella sfera sociale.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Materialismo storico – Teoria dei bisogni – Divisione del lavoro – Modo do produzione – Rapporti di produzione – Classi sociali – Dialettica materialista – Lotta di classe – Borghesia – Proletariato – Comunismo – Società senza classi – Transizione – Dittatura del proletariato – Socialismo scientifico – Socialismo utopistico – Determinismo

DOMANDE

1) Definisci il materialismo storico.

2) Quale importanza ha la filosofia di Hegel nella formulazione del materialismo storico?

3) Riprendi la concezione antropologica di Marx.

4) Quale valore ha il lavoro per l’uomo?

5) Confronta le posizioni di Hegel e Marx sul lavoro.

6) Che cos’è la teoria dei bisogni?

7) Chiarisci la natura della divisione del lavoro.

8) Che cos’è un modo di produzione?

9) Distingui fra modo di produzione e rapporti di produzione.

10) Come si formano le classi sociali?

11) Quale valore possiede per Marx la dialettica?
 
12) Proponi un confronto fra Hegel e Marx in merito alla concezione della dialettica.

13) Indica le epoche storiche considerate da Marx.

14) Quale ruolo storico assolve la borghesia?

15) Definisci la classe del proletariato.

16) Indica le caratteristiche del comunismo.

17) Per quale motivo l’emancipazione del proletariato conduce all’emancipazione dell’intera                                                  umanità?

18) Perché la realizzazione del comunismo ha bisogno di una fase di transizione?

19) Che cos’è la dittatura del proletariato?

20) Perché Marx ritiene scientifica la propria concezione del socialismo?

21) Indica il rifiuto, da parte di Marx, degli altri modelli di socialismo. Perché li definisce utopistici?

22) Avverti il carattere teleologico del materialismo storico.

23) Da quale punto di vista possiamo affermare che il marxismo è fallito?

24) Riprendi le argomentazioni con cui alcuni interpreti rifiutano un’interpretazione deterministica                                       del materialismo storico.

25) Quale importanza ha, per Marx, il fattore umano nei cambiamenti della storia?

 
Importanza dell’economia
Per comprendere adeguatamente il divenire storico bisogna, secondo Marx, dare prioritaria considerazione alla sfera economica: è infatti nella produzione dei beni economici che possiamo cogliere l’aspetto qualificante di una organizzazione sociale e, contemporaneamente, le linee tendenziali del suo sviluppo.

Struttura e sovrastruttura
Marx distingue due diversi aspetti in una forma sociale: la struttura, ovvero il modello economico che caratterizza una determinata comunità sociale e lasovrastruttura, ossia tutte le teorie politiche e culturali distinte dalla sfera economica.

Il primato della struttura
La struttura ha una posizione prioritaria rispetto alla sovrastruttura; infatti, se vogliamo cogliere le caratteristiche principali di un modello sociale, dobbiamo analizzarne le forme strutturali, ovvero lo specifico modo di produzione. Tutti gli altri aspetti, possono essere giustificarti solo in relazione al produzione.

La dipendenza della sovrastruttura dalla struttura

Tutta la sfera definita sovrastrutturale, infatti, è condizionata dalla struttura economica; in altre parole, Marx intende dire che le ideologie politiche, i fenomeni culturali e di costume, non nascono spontaneamente, ma sono condizionati dal particolare modello economico in cui si sviluppano.

L’arte: un esempio
La creazione di un’opera d’arte, per esempio, non è ascrivibile totalmente al genio dell’artista; senza la sua creatività l’opera certo non avrebbe visto la luce, ma determinate scelte contenutistiche e stilistiche possono spiegarsi solo in base alla struttura economica in cui l’artista opera. Un’opera d’arte medievale non potrebbe, secondo Marx, essere realizzata all’infuori della società feudale, così come le opere letterarie moderne -Balzac, per esempio- non possono essere comprese se non come espressione di una società dominata, a livello di classe, dalla borghesia.

Il marxismo dogmatico

Anche il rapporto fra la struttura e la sovrastruttura è stato travisato dal marxismo dogmatico posteriore, che ha interpretato il loro rapporto di dipendenza alla stregua di qualsiasi relazione causalistica, riducendolo così a una legge naturale.

Come intendere la relazione

In realtà, come precisa Engels, la priorità della struttura va intesa nel suo valore teorico e non estremizzata perché, in molti casi, forme di pensiero sovrastrutturali possono anticipare un futuro modo di produzione e godere di una particolare autonomia.

 
L’ideologia
Per ideologia, Marx intende l’insieme dei saperi sovrastrutturali: la cultura, il diritto, il pensiero politico e morale, le diverse filosofie. L’ideologia, in altre parole, è l’espressione della struttura economica, anche quando non ne è consapevole.

Ribaltamento di Hegel
Marx ritiene allora necessario rovesciare ancora una volta l’impianto filosofico hegeliano: tutte le figure che Hegel aveva inserito nella sezione dello Spirito oggettivo non sarebbero il frutto dell’emancipazione dello Spirito dalle particolarità della vita determinata, bensì il rispecchiamento dei rapporti economico-sociali dominanti.
La consapevolezza ideologica
La consapevolezza della dipendenza del sapere sovrastrutturale dal modello economico dominante e, quindi, della natura ideologica di tale sapere, è fondamentale per una corretta analisi di tipo socio-economico. Si tratta, infatti, di non cadere nell’inganno di considerare le varie forme culturali come espressioni neutre e autonome e di sapere individuare in esse il nucleo ideologico.

Funzione apologetica dell’ideologia

L’ideologia ha la funzione di difendere il modello economico dominante, dimostrandone la positività: il suo scopo è far credere che il modello economico non è transitorio è soggetto alle leggi dinamiche della dialettica materialistici, ma, nella sua positività, è definitivo. In questo modo, a livello ideologico, si perpetua il dominio di alcune classi sociali su altre.

L’ideologia delle classi dominanti

Marx può allora affermare come le “ideologie dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti”; chi ha la proprietà dei mezzi di produzione può controllare, infatti, anche la produzione intellettuale (politica, culturale e artistica) e, quindi, diffondere dei messaggi funzionali al mantenimento del potere.

La falsa coscienza
La classe dominante forma così una sorta di falsa coscienza: far credere che un messaggio di carattere intellettuale abbia un valore oggettivo e non sia invece condizionato da un rapporto di forza di tipo economico.

La critica delle ideologie
Per portare avanti la propria azione rivoluzionaria e favorire il cambiamento del modo di produzione, la classe di volta in volta portatrice di istanze di progresso (la borghesia prima, il proletariato poi), deve realizzare una critica delle ideologie, smascherare cioè, nella cultura dominante, il contenuto ideologico e, quindi, apologetico.

L’importanza della filosofia
La filosofia deve quindi trasformarsi, secondo Marx, in una disciplina critica, capace di svelare il messaggio mistificante della cultura dominante. Contribuisce così alla costituzione della coscienza di classe.

La coscienza di classe
La coscienza di classe è la consapevolezza di una classe sociale di avere un ruolo da svolgere nella storia, sulla base di quanto affermato dalla teoria del materialismo storico. Nel caso del proletariato, si tratta della consapevolezza di potere realizzare una società senza classi, risolvendo definitivamente l’aspirazione umana verso la realizzazione della giustizia.

Valore pratico della filosofia

La filosofia, secondo Marx, deve differenziarsi dalle correnti filosofiche del passato, totalmente identificabili con contenuti ideologici e trasformarsi, invece, in critica delle ideologie; nel fare questo, dà un contributo concreto alla trasformazione del mondo. La filosofia non deve più contemplare il mondo, ma contribuire a trasformarlo.

L’XI Tesi a Feuerbach
Come dice Marx nell’undicesima glossa contenuta nelle Tesi su Feuerbach: “I filosofi hanno finora unicamente interpretato il mondo; si tratta di trasformarlo”.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Struttura – Sovrastruttura – Dipendenza della sovrastruttura dalla struttura – Ideologia – Cultura dominante – Falsa coscienza – Critica dell’ideologia – Coscienza di classe – XI tesi di Marx a Feuerbach

DOMANDE

1) Individua le ragioni per cui, a parere di Marx, nell’analisi di un modello sociale deve essere privilegiato       l’ambito economico.

2) Distingui fra struttura e sovrastruttura.

3) Spiega il primato della struttura sulla sovrastruttura e proponi un esempio a riguardo.

4) Definisci il concetto di ideologia.

5) Spiega la diversità delle posizioni di Hegel e di Marx rispetto alla sfere del diritto e della politica.

6) Perché l’ideologia adempie a una funzione apologetica?

7) Quali sono le considerazioni di Marx a proposito delle ideologie dominanti?

8) Illustra la nozione di falsa coscienza.

9) Che cosa s’intende per critica dell’ideologia?

10) Quale valore, differente rispetto al passato, spetta alla filosofia?

11) Illustra il contenuto dell’XI tesi di Marx a Feuerbach.

Le analisi economiche di Marx

Le opere di Marx dedicate specificatamente all’analisi economica sono importanti in quanto permettono di precisare il significato di alcune categorie filosofiche marxiane, sulla base di numerosi e concreti esempi.

L’importanza dell’economia politica

Come abbiamo già detto, Marx è il primo filosofo a rendersi conto dell’importanza della nuova disciplina dell’economia politica per l’interpretazione dello sviluppo storico. Egli ritiene però che questa disciplina possegga un limite ideologico, da eliminare.

La critica all’economia politica

Quella di Marx non è propriamente un’analisi economica ma -come recita il sottotitolo di una delle sue opere principali, Il capitale– una critica dell’economia politica. Marx indica con quest’espressione la volontà di liberare il contenuto scientifico dell’economia “borghese” (Smith e Ricardo soprattutto) dalle mistificazioni ideologiche che la caratterizzano.

L’errore dell’economia politica

L’errore dell’economia politica consiste nel ritenere le sue leggi indifferenti al divenire storico: i principi del capitalismo, quindi, non sarebbero frutto di un particolare modo di produzione, ma l’espressione della razionalità delle leggi economiche, valide in ogni luogo e in ogni tempo.

Il contenuto ideologico dell’economia borghese

L’economia politica spaccia dunque per eterne delle leggi transitorie e intende così perpetuare e legittimare il potere dei capitalisti. Si tratta, secondo Marx, di interpretare quelle stesse leggi dal punto di vista della dialettica materialista, non solo per individuare la loro genesi storica ma, soprattutto, il loro possibile sviluppo futuro.

 
 
L’analisi del capitalismo
Marx svolge allora una monumentale analisi sul modo di produzione capitalistico e intende coglierne l’interno dinamismo: l’analisi strutturale del capitalismo costituisce, invero, l’attività più significativa del pensiero marxiano che, invece, ci ha lasciato poche indicazioni sulle caratteristiche del successivo modo di produzione socialista.

La crisi del capitalismo
Marx è convinto, sulla base dei risultati della sua analisi, che il capitalismo sia un sistema di produzione destinato ad autodistruggersi per dare origine a un successivo, più evoluto, sistema economico.

Il valore delle analisi marxiane

Le varie formulazioni economiche proposte da Marx possiedono però un valore autonomo, in molti casi estremamente efficace e, nella loro validità, non vengono sminuite dall’errata prognosi marxiana. I principali concetti marxiani che in queste pagine si affronteranno sono: il feticismo delle merci, il plusvalore, la legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto.

Il feticismo delle merci

Il valore della merce nel capitalismo

Nell’economia capitalista il fine di ogni attività è un’immensa produzione di merci, secondo criteri quantitativi elevatissimi e a ritmi produttivi estremamente veloci.

Il valore d’uso della merce
Qualsiasi modo di produzione è finalizzato alla realizzazione di merci, in quanto beni che servono all’uomo per specifiche finalità pratiche: ogni merce ha, cioè, un particolare valore d’uso, che la rende insostituibile e non equivalente a qualsiasi altro oggetto.

Il valore di scambio della merce

Nel capitalismo, però, il valore d’uso della merce è subordinato al suo valore di scambio: si tratta di una comparazione quantitativa fra i prodotti per cui l’uno vale una certa quantità dell’altro. Questa misura, nella società moderna, è definita attraverso il denaro.

Che cosa determina il valore della merce?

Marx s’interroga sui motivi per cui una merce valga una certa quantità di un’altra merce, e, coerentemente con le conclusioni dell’economia-politica classica, afferma che il valore corrisponde alla quantità di lavoro impiegato per produrre la merce.

Valore d’uso e di scambio
Il valore d’uso è allora una proprietà specifica della merce, conseguenza delle sue caratteristiche; il valore di scambio, invece, appartiene al carattere socialedella merce, al fatto cioè che contiene forza-lavoro umana.
 
Il feticismo delle merci
Agli uomini però questa distinzione non appare in modo evidente e, di conseguenza, si scambia il valore della merce con una sua proprietà naturale. Questo fenomeno costituisce il feticismo delle merci: nella merce viene mistificata la vera natura del valore di scambio, occultando la sua origine sociale.

La critica al capitalismo
Una critica del capitalismo deve rivelare la realtà mistificata nelle merce e rendere nuovamente visibili i rapporti sociali alla base della loro produzione.

 
 
 
Il plusvalore

M-D-M
In qualsiasi modo di produzione, a eccezione di quello capitalistico, la finalità della produzione di merci sta, oltre che nello specifico valore d’uso, nella possibilità di scambiarle con altre merci; necessario a questo scopo e il valore di mediazione del denaro: un individuo produce delle merci, le rivende e, col denaro ricavato, compra altre merci di cui ha bisogno. Marx sintetizza questo meccanismo nella formula: M-D-M.

D-M-D
Il capitalismo nega la razionalità propria del procedimento di scambio: infatti il capitalista parte da una somma di denaro (il capitale), la investe comprando delle merci e intende, con la loro rivendita, guadagnare del denaro. Il ciclo è, rispetto a quello precedente, invertito: D-M-D. Ovviamente tale formula, apparentemente irrazionale, acquista una propria logica se la quantità di denaro finale è superiore a quella inizialmente investita.

Lo scopo del capitalismo
Lo scopo del capitalismo non è dunque quello di produrre le merci, ma di dare luogo a un continuo incremento del capitale investito, in un ciclo perenne che non sembra avere termine.

Che cosa produce l’aumento di valore?

Una delle questioni su cui più si arrovellò la nuova disciplina dell’economia politica, erano le cause che producevano l’aumento del capitale investito: come mai, attraverso la mediazione delle merci, il denaro, alla fine dell’operazione, è quantitativamente maggiore di quello investito all’inizio?

Il valore aggiunto non è arbitrario

Marx respinge una tesi diffusa fra gli economisti, che identificavano il plusvalore con una somma arbitraria che il capitalista aggiungeva alle spese sostenute: poiché la produzione di merci non ha senso se al termine non vi è un guadagno, il capitalista, alle spese sostenute, aggiungeva alla fine un quantum di valore, che costituiva il proprio profitto.

Nessuna arbitrarietà
Secondo questa valutazione, il plusvalore non è totalmente arbitrario, in quanto le leggi della concorrenza lo costringono a stabilizzarsi in valori tollerabili. Marx però contesta questo passaggio: proprio la concorrenza spietata fra capitalisti indurrebbe a una continua riduzione del plusvalore, fino al limite della perdita; sarebbe in questo modo un sistema totalmente irrazionale.

Il plusvalore è oggettivo
Marx ritiene invece che il plusvalore sia un valore effettivo che si aggiunge alla merce durante la fase della produzione e, di conseguenza, non sia arbitrario. Si tratta di individuare in quale fase della lavorazione viene aggiunto quel valore che costituisce il profitto del capitalista.

Il capitale costante
Il capitale costante rappresenta l’investimento del capitalista nei mezzi di produzione: macchine, edificio, terreno. Si tratta di una spesa fissa, che viene ammortizzata nel corso dell’attività; le macchine, in particolare, sono soggette alla manutenzione ma, in generale, il costo del capitale costante si trasmette in modo invariato nella merce prodotta.

Il capitale variabile
Il capitale variabile, l’altro tipo di investimento del capitalista, è invece la forza-lavoro viva che viene utilizzata per produrre le merci e far funzionare le macchine. Sono gli operai e, dunque, l’insieme dei salari.

Lo sfruttamento del capitale variabile

Mentre l’utilizzazione del capitale costante avviene sempre secondo criteri identici e su di esso è impossibile risparmiare, diverso è invece lo sfruttamento della manodopera salariata: questa difatti può essere costretta a lavorare un numero di ore variabile.

Recupero del costo
Supponiamo che un operaio, nel produrre un valore pari al proprio salario, impieghi “x” ore, se la giornata lavorative è composta da ore “x” + ore “y”, queste ultime sono tutte ore in cui l’operaio aggiunge del valore rispetto a quanto investito. Lo sfruttamento intensivo degli oprerai rende dunque possibile il profitto del capitalista.

La giornata lavorativa
Si spiega perché il capitalista tende a prolungare indefinitamente la giornata lavorativa dell’operaio; solo una parte del lavoro dell’operaio è pagata, l’altra è tutto lavoro gratuito che l’operaio svolge e che costituisce il profitto del capitalista, che cresce con l’aumentare delle ore di lavoro.

L’invisibilità del lavoro gratuito

Marx ritiene così di avere svelato un altro carattere mistificante del modo di produzione capitalistico: l’operaio crede di essere pagato per tutto il lavoro svolto ma, in realtà, parte della sua fatica non è retribuito.

 
La legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto

Importanza della legge
La legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto ci è pervenuta nella redazione che ne fece, dopo la morte di Marx, Engels; è una formulazione incompleta, dove Marx non ha potuto articolare con sufficienza il proprio pensiero. E’ però una legge importantissima, in quanto indicativa della concezione marxiana relativa allo sviluppo storico.

L’oggetto della legge
La legge vuole mostrare come alla base del capitalismo vi sia una contraddizione fondamentale, che ne rende necessario il superamento: il capitalismo infatti, seguendo le proprie dinamiche interne, dovrà giungere a una sorta di autoannientamento.

L’interpretazione della legge da parte del marxismo dogmatico

Alcuni intellettuali marxisti posteriori, irrigidirono la legge in uno schema semplicistico, che intendeva il superamento del capitalismo da parte del comunismo come una oggettiva necessità evoluzionistica. La smentita di tale prognosi ha condotto alla svalutazione, forse indebita, dell’intera filosofia marxiana.

La legge

Se plusvalore del 100%: [c = costante, v = variabile, p = plusvalore]

se c = 100, v = 100, quindi p = 100/200 = 50%

se c = 300, v = 100,    “      p = 100/400 = 25%

se c = 400, v = 100,    “      p = 100/500 = 20%

Spiegazione della legge
La legge indica una tendenza, da parte dei capitalisti, ad aumentare il capitale costante rispetto a quello variabile; è una tendenza reale, perché il progresso tecnologico porta a perfezionare le macchine, a renderle più semplici e più veloci. Il capitale investito in macchine, per battere la concorrenza, aumenta, mentre il numero di operai rimane sempre lo stesso.

 
La contraddizione
Se però il profitto del capitalista può aversi solo rispetto al lavoro operaio, egli aumenterà l’investimento in capitale costante, ma il suo profitto rimarrà identico. Per cui, rispetto al capitale inizialmente investito, il profitto sarà, percentualmente minore.

Favorite le concentrazioni
Poiché il plusvalore diminuisce in percentuale, vengono favorite le concentrazioni produttive, dove la somma di profitto, anche se percentualmente minore, è sempre alta. I piccoli capitalisti sono costretti a chiudere e, da una parte, vendono la loro attività ai capitalisti maggiori, che aumentano le concentrazioni, dall’altra andranno essi stessi a far parte delle fila del proletariato.

Esercito industriale di riserva

Aumenta così il numero dei disoccupati, che si fanno una concorrenza spietata per avere il lavoro, sottostando ai sempre maggiori ricatti del capitalista; questi imporrà infatti condizioni di lavoro sempre più onerose. Si forma così quello che Marx chiama esercito industriale di riserva, una quantità numerosa di disoccupati che favorisce le pretese dei capitalisti.

Spaccatura della società
Questa situazione, d’altra parte, è destinata a produrre una forte instabilità sociale: ci sarà infatti una gran massa di diseredati, cui si contrapporranno pochi capitalisti. Il rapporto di forza favorirà, evidentemente, la spinta rivoluzionaria del proletariato.

Le classi medie
La lacuna più vistosa nella prognosi di Marx è il ritenere imminente la scomparsa dei ceti medi a favore di una radicalizzazione del tessuto sociale; è importante, allora, cercare di capire da quale punto di vista tale legge si è rivelata lacunosa.

I limiti della legge
Marx in realtà ha distinto tra la formulazione della legge (“la legge in quanto tale”) e la sua applicazione; fra gli studiosi c’è accordo sul fatto che l’interpretazione della legge non fosse, da parte di Marx, così deterministica come la interpretò, invece, il marxismo posteriore.

Diverse possibilità
Non era detto, per Marx, che il saggio di plusvalore dovesse restare del 100%, in quanto la stessa innovazione tecnologica favoriva l’aumento della produttività operaia; in secondo luogo -nota Marx- potrebbero diminuire i costi del capitale costante, riequilibrando il profitto del capitalista.

L’esito della legge
D’altra parte, pur con tutte queste cautele, sembra evidente come Marx ritenesse molto probabile una crisi definitiva del sistema capitalistico; la sua analisi coglie alcuni aspetti qualificanti del capitalismo, in particolare le crisi di sovrapproduzione, ma non riesce a prevedere i modi con cui questo modello economico è in grado di risolvere le proprie crisi.

L’analisi e la teleologia di Marx

Bisogna allora distinguere fra il valore posseduto dagli studi di Marx dal punto di vista dell’analisi economica e strutturale del capitalismo, ancora utili per una corretta comprensione del fenomeno nel XIX secolo, dalle sue previsioni di carattere storico che, alla prova dei tempi, hanno dimostrato la loro insufficienza.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Critica dell’economia politica – Contenuto ideologico dell’economia politica – Valore d’uso – Valore di scambio – Lavoro oggettivato – Feticismo delle merci – M-D-M – D-M-D – Capitale costante – Capitale variabile – Plusvalore – Giornata lavorativa – Caduta tendenziale del saggio di profitto – Concentrazioni monopolistiche – Esercito industriale di riserva –

DOMANDE

1) Che cosa s’intende per Critica dell’economia politica?

2) Individua il contenuto ideologico della scienza economica borghese.

3) Qual è, in generale, il giudizio storico di Marx sul capitalismo?

4) Distingui fra valore d’uso e valore di scambio.

5) Perché questi due valori non vengono distinti nella merce?

6) Definisci il feticismo delle merci.

7) Distingui il diverso ciclo di scambio fra capitalismo e modi di produzione precapitalistici.

8) Quale senso ha il ciclo D-M-D?

9) Quale tesi proponeva l’economia politica classica sul plusvalore?

10) Perché Marx non è d’accordo?

11) Distingui fra capitale costante e capitale variabile.

12) Quale diverse forme di sfruttamento sono possibili da applicare alle due forme di capitale?

13) Spiega il meccanismo di produzione del plusvalore.

14) Perché il lavoro gratuito dell’operaio rimane invisibile?

15) Esponi la legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto.

16) Perché è importante questa legge?

17) Per quale motivo il capitalismo dovrebbe autodistruggersi?

18) Spiega perché, con la diminuzione in percentuale del plusvalore, sono favorite le grandi                                                  concentrazioni monopolistiche.

19) Che cos’è l’esercito industriale di riserva?

20) A che cosa conduce la radicalizzazione sociale?

21) Individua le possibili variazioni che potrebbero limitare l’applicazione della legge.

Il pensiero di Friedrich Engels

Engels ebbe il merito di riordinare tutti i manoscritti di Marx e di renderne possibile, così, la pubblicazione. Egli però elaborò anche delle proprie osservazioni che, per alcuni, costituiscono un completamento del pensiero marxiano, per altri un suo travisamento, trasmessosi poi al marxismo dogmatico posteriore.

 
La dialettica della natura
Engels si interesso soprattutto di scienze naturali, con l’intento di approfondire la propria concezione materialistica. Egli individuo nel divenire dei fenomeni una processualità di carattere dialettico, analoga a quella che guidava le trasformazioni della storia.

La dialettica hegeliana
Pur con molte cautele Engels riteneva di poter dimostrare che le leggi qualificanti della dialettica hegeliana, oltre a svelare la logica processuale della storia, trovavano conferma nel divenire dei fenomeni naturali.

Le interpretazioni
Per alcuni questa concezione engelsiana irrigidisce il materialismo storico, dando alle leggi dialettiche non un valore tendenziale e probabile, da realizzarsi con l’azione decisiva dei soggetti umani, bensì un valore naturalistico e oggettivo.

Il marxismo sovietico
Senza voler individuare un legame e una responsabilità diretti, il marxismo sovietico radicalizzerà le osservazioni engelsiane, facendo dell’interpretazione della storia un campo del sapere dalle caratteristiche oggettive, quanto quelle naturali, il cui unico e indiscutibile interprete è il partito.

DOMANDE

1) Sintetizza i principali concetti del pensiero di Engels

2) Perché, per alcuni, è pericoloso trasferire la dialettica della storia ai fenomeni naturali?