24
Nov
2006

Fichte

CAPITOLO SECONDO

JOHANN GOTTLIEB FICHTE (1762 – 1814)

L’importanza di Fichte nella storia della filosofia

Fichte inaugura la filosofia dell’idealismo, che intende proporre un’alternativa alla speculazione di Kant. L’idealismo è sicuramente la corrente filosofica più importante della prima metà del secolo XIX e rappresenta un tentativo di affrontare alcuni problemi che il kantismo lasciava irrisolti. Fichte non è certamente il più importante tra i filosofi idealisti, ma è colui che per primo ha affrontato e, dal suo punto di vista, risolto le difficoltà del pensiero kantiano, aprendo la strada a future, importanti, speculazioni.
Kantismo e idealismo
L’idealismo si oppone radicalmente alla gnoseologia kantiana e propone una visione della realtà completamente alternativa. L’idealismo ha comunque in comune col pensiero di Kant l’interesse per il problema conoscitivo, l’attenzione al rapporto soggetto-oggetto, la volontà di individuare, a partire dalla propria interpretazione della realtà, il ruolo dell’uomo nel mondo.
L’importanza di Kant
Il punto di partenza dell’analisi idealistica sono dunque i concetti e le categorie kantiane, che vengono interpretate e, in parte, stravolte. Non è un caso che tutti i filosofi idealisti siano attenti conoscitori ed estimatori di Kant e che Fichte, in particolare, abbia, in giovane età, scritto un libello (Ricerca di una critica di ogni rivelazione) che i contemporanei ritenevano fosse opera dello stesso Kant.
Studiare l’idealismo
Non è possibile, quindi, padroneggiare adeguatamente la filosofia idealistica senza conoscere in maniera approfondita il pensiero kantiano. Poiché gli idealisti ricavano le loro principali categorie da un confronto col kantismo, è necessario ricordarne i concetti e le problematiche principali, per comprendere le riserve che ciascuno filosofo idealista mantiene verso la filosofia critica.
I punti deboli del kantismo
Prima ancora che Fichte inaugurasse l’idealismo, il pensiero di Kant era stato oggetto di acute analisi che ne mettevano in luce alcuni aspetti problematici. In particolare furono i lavori di tre accademici del tempo (Reinhold, Schulze, Mainon) che suggerirono ai futuri filosofi idealisti possibilità di approfondimento e, successivamente, di superamento, di particolari tematiche kantiane.
I punti deboli della filosofia di Kant
I concetti kantiani che creavano maggiore incertezza fra gli studiosi erano quelli di noumeno e di Io-penso. Il primo poneva dei limiti invalicabili alla conoscenza umana e, soprattutto, insinuava il dubbio che la conoscenza umana non corrispondesse alla realtà nella sua effettiva costituzione. Per quanto concerne l’Io-penso, Kant stesso, nel suo modificare le proprie posizioni dalla prima alla seconda edizione della Critica della ragion pura [cfr. cap. 1., p.17], aveva generato diversi dubbi: come poteva l’Io-penso essere una pura funzione logica e, nello stesso tempo, fondare il senso d’identità del soggetto?
Illuminismo e romanticismo
Tali difficoltà acquistarono maggiore rilevanza con il diffondersi della cultura romantica, che si contrapponeva alla precedente cultura illuministica, di cui Kant era stato il massimo rappresentante. Il romanticismo, nella sua religiosa tensione verso l’assoluto, rifiutava il concetto di limite conoscitivo e diffidava dell’approccio analitico della ragione.
Conviene, prima di proseguire, sintetizzare alcuni aspetti particolari della filosofia del romanticismo, per evidenziare, successivamente, i condizionamenti esercitati sull’idealismo.

LA FILOSOFIA ROMANTICA
Le ragioni filosofiche del romanticismo
Bisogna innanzitutto sfatare il luogo comune che interpreta il romanticismo come una reazione di carattere irrazionalistico-religioso all’esigenza di ordine intellettuale avanzata dall’illuminismo. La filosofia romantica, invece, intende affrontare in maniera altrettanto rigorosa il problema della realtà e della verità e, dal suo punto di vista, ha delle ragionevoli obiezioni da opporre al kantismo. In questa sede è per noi opportuno chiarire proprio i motivi di tale critica, che si ritroveranno quasi immutati nelle filosofie idealistiche.
Il kantismo e la verità
Il concetto di noumeno, nella filosofia di Kant, pone in serio dubbio la possibilità dell’uomo di cogliere con verità il reale. La conoscenza intellettuale, infatti, ottenuta attraverso l’applicazione delle categorie al molteplice sensibile, pur se esatta e coerente, non corrisponde necessariamente alla realtà nella sua vera essenza. La nostra conoscenza, infatti, è solo il risultato di un’interpretazione effettuata dalle categorie sul fenomeno; se tale risultato corrisponda al dato reale, è questione che l’intelletto umano, secondo Kant, non può risolvere.
Esito scettico del kantismo
Si ricordi lo schema proposto nel capitolo dedicato a Kant, relativo alla relazione di soggetto e oggetto:

Come si ricorderà, la conoscenza della realtà in sé è negata all’uomo in quanto, per possederla, egli dovrebbe conoscere senza le categorie, il che è impossibile. La realtà noumenica rappresenta, allora, il limite di qualsiasi conoscenza umana. D’altra parte, però, ciò che l’uomo conosce nei limiti che la natura ha stabilito, non è detto sia la verità, perché il noumeno -la cosa in sé- potrebbe non corrispondere alla fenomeno. Il kantismo ha dunque un esito scettico, in quanto non è in grado di stabilire se ciò che dichiara conoscibile sia poi corrispondente alla realtà.
La risposta dei romantici
La filosofia romantica ha dunque, dal suo punto di vista, ragione ad affermare che il kantismo non risolve affatto il problema della verità: difatti la ragione, che dovrebbe, in limiti stabiliti, offrirci una conoscenza certa, in effetti non può confermarci la verità della sua interpretazione del reale.
I limiti della ragione illuministica
I romantici manifestano dubbi sulla validità della ragione, quale teorizzata dalla cultura illuministica. La ragione, infatti, è per sua stessa natura portata a dividere, sezionare, analizzare nei dettagli, mentre la realtà è sempre un’unità di relazioni, una somma di parti. Di conseguenza, la ragione può essere un utile strumento pratico ma non può pretendere di cogliere la vera realtà poiché, per farlo, è necessario uno sguardo sintetico e non analitico.
Una nuova forma di conoscenza
La ragione dunque è ingannevole, poiché altera la realtà e non coglie la sua essenza; bisogna allora trovare un nuovo modo di conoscere e di individuare la verità. Si dissolve così lo scetticismo kantiano, che ritiene impossibile comprendere la cosa in sé poiché bisogna conoscerla al di fuori delle categorie: il problema non esiste più, in quanto non è più la ragione deputata a comprendere la verità.

Riprendendo lo schema di prima, potremmo così sintetizzare:

Il sentimento e l’arte
Il sentimento rappresenta l’esperienza spirituale capace di intuire la verità universale, di cogliere l’unità spirituale del mondo evitando l’artificiale frazionamento della realtà prodotto dalla ragione. Il sentimento si esplica in particolare nell’esperienza estetica, in cui il fenomeno non viene esaminato secondo una logica scientifica, ma colto nella sua unità spirituale e nella sua relazione con il resto dell’universo.
L’arte e la scienza
L’esperienza estetica si contrappone dunque a quella scientifica e -contrariamente al nostro senso comune- si dimostra in grado di cogliere la verità, al contrario della scienza, la cui immagine del mondo è falsa, in quanto frutto di una separazione artificiale tra i fenomeni a scapito di una loro comprensione universale. La scienza è così dequalificata a strumento puramente pratico, mentre l’arte è la più alta forma di conoscenza umana.
La posizione del romanticismo
Questa superiorità gnoseologica dell’arte sulla scienza può sorprenderci, abituati a considerare l’ambito artistico proprio della creatività e della fantasia e quello scientifico oggettivo e corrispondente ai dati di fatto. La posizione dei romantici sembra certamente singolare ma è importante capire come la loro intenzione non era quella di rifugiarsi nell’arte e nella fantasia, una volta falliti i programmi conoscitivi della ragione; bensì quella di proporre una convinzione gnoseologica alternativa e risolvere quel problema della verità che il kantismo aveva lasciato in sospeso.
Il sentimento non si manifesta in tutti gli uomini
Il sentimento, quale facoltà privilegiata dell’uomo in grado di accedere alla verità, ha caratteristiche affatto diverse dall’intelletto kantiano; questo era comune a tutti gli uomini e anche l’individuo meno dotato lo applicava per poter conoscere il mondo. Il sentimento, invece, è la capacità di cogliere l’unità spirituale della realtà al di là delle apparenze sensibili e, di conseguenza, non tutti gli uomini sono in grado di esercitarlo.
Il genio
Solamente un individuo di straordinaria sensibilità, superiore a quella della gente comune, è in grado di andare al di là del mero dato sensibile per cogliere l’universalità, lo spirito unitario che comprende in sé tutti i fenomeni. Tale individuo è il genio.
L’infinito
La centralità del concetto di infinito nella cultura romantica è una conseguenza del rifiuto dei limiti della ragione: la possibilità di penetrare, attraverso il sentimento, la realtà in sé permette all’uomo di cogliere l’universalità del reale, senza tener conto dell’ordine e della misura.
Il finito e l’infinito
L’intero pensiero romantico è caratterizzato da una tensione continua tra la dimensione del finito e quella dell’infinito: il singolo soggetto cerca di rapportarsi e penetrare nell’infinità, superando i suoi limiti naturali ma, a volte, sperimenta la propria inadeguatezza. Concetti tipici della cultura romantica, quali l’individualismo, il titanismo, una visione sia pessimistica sia ottimistica della vita, si motivano proprio sulla base di questa continuo tentativo di risolvere il proprio sé finito nell’infinità della natura.
Romanticismo e idealismo
Questa tensione tra finito e infinito è, probabilmente, il carattere della cultura romantica che, in maniera più visibile, è stato ripreso dalla filosofia idealistica.

La natura e il panteismo
Coerentemente a quanto esposto, i romantici considerano la natura come un’unità organica e evitano l’approccio analitico della scienza. Quando non rifiutano pregiudizialmente la scienza, prediligono le discipline di carattere qualitativo (la chimica, il magnetismo) piuttosto che quantitativo.
La natura è spesso divinizzata, proprio perché è colta come unità spirituale; questa concezione panteistica sarà ripresa dalla filosofia idealistica.
Contributi del romanticismo alla storia della scienza
Con la cultura romantica la fiducia nel progresso scientifico sembra entrare in crisi, almeno rispetto all’epoca illuministica. Eppure il romanticismo ha il merito di avere interrotto quella fiducia ingenua nel progresso tecnologico e di avere individuato ambiti dell’esperienza umana inaccessibili all’approccio quantitativo. Questa posizione, piuttosto che portare a un cedimento della ricerca scientifica, ha favorito l’esplorazione di altre metodologie di ricerca (in particolare in ambito psicologico). La predilezione dei romantici per le discipline di tipo qualitativo, ha contribuito alla crisi del meccanicismo e della fisica classica e ha favorito uno straordinario progresso nel campo della ricerca fisica.
La storia
Il romanticismo propone anche una particolare concezione della storia, che condizionerà fortemente il pensiero idealistico. Poiché i romantici intendono evitare una visione frammentaria del reale, anche in ambito storico cercano una dimensione universalistica: nella storia si manifesta, così, una spiritualità universale, che guida i singoli popoli a realizzare determinati valori spirituali.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Idealismo – Crisi del kantismo – Romanticismo – Il problema della verità – Esito scettico del kantismo Limiti della ragione illuministica – Sentimento – Esperienza estetica – Infinito – Tensione tra finito e infinito – Panteismo – Scienze qualitative – Concezione della storia
DOMANDE

1) Precisa l’importanza di Fichte nella storia della filosofia.

2) Sintetizza l’importanza della filosofia di Kant per la nascita dell’idealismo.

3) Quali sono le tematiche comuni e i motivi di dissenso fra kantismo e idealismo?

4) Qual è l’importanza storica dei primi critici di Kant?

5) Chiarisci i motivi per cui i concetti di noumeno e Io penso costituivano un problema per i critici kantiani.

6) Quale importanza ha, per la crisi del kantismo, la diffusione della cultura romantica?

7) Perché, secondo i romantici, la filosofia kantiana elude il problema della verità?

8) Spiega i motivi per cui la filosofia di Kant avrebbe un esito scettico.

9) Riassumi i motivi per cui, a parere dei romantici, la ragione illuministica è costitutivamente incapace di cogliere la verità

10) Attraverso quale facoltà umana, allora, è possibile accedere alla verità?

11) Precisa la contrapposizione fra arte e scienza.

12) Perché la scienza, secondo i romantici, ci offre una visione falsificata della realtà?

13) Spiega i motivi che rendono il concetto d’infinito fondamentale per la cultura romantica.

14) Come intendono i romantici la natura?

15) Che cosa s’intende per panteismo?

16) Intendi i motivi per cui il romanticismo, pur svalutando la cultura scientifica, ha dato un importante contributo alla sua evoluzione.

17) Riassumi la concezione romantica della storia.

18) Indica le principali tematiche del romanticismo che sono presenti anche nella filosofia idealistica.

Caratteri generali dell’idealismo
Prima di affrontare in modo specifico il pensiero di Fichte, conviene precisare alcune caratteristiche generali della filosofia idealistica, proprie anche degli autori che si studieranno successivamente. Questo permetterà di comprendere meglio le singole riflessioni dei diversi filosofi.
Critica a Kant
Il punto di partenza dell’idealismo è il radicale rifiuto della gnoseologia kantiana. Seguendo i primi critici di Kant e influenzati dalla cultura romantica, i filosofi idealisti individuano nel noumeno il fallimento del tentativo kantiano di risolvere il problema della conoscenza. Ritengono sia totalmente da respingere una facoltà conoscitiva con così grandi limiti e incapace, fra l’altro, di garantire la verità.
Rifiuto del dualismo kantiano
Per superare però la difficoltà rappresentata dal noumeno, è necessario rifiutare il “dualismo kantiano”, ossia la considerazione separata di soggetto e oggetto. Secondo Kant, infatti, la realtà del soggetto e quella dell’oggetto sono separate e diverse fra loro; entrano in comunicazione attraverso la sensazione, i cui dati sono interpretati dalle categorie dell’intelletto.
Unità della rappresentazione
Al dualismo kantiano i filosofi idealisti contrappongono l’idea che, nell’esperienza della rappresentazione, il soggetto e l’oggetto non siano fra loro separati, ma costituiscano anzi un’unità inscindibile. Non vi è nulla di ciò che consideriamo reale che non comporti l’unità di soggetto e oggetto: nessun soggetto può infatti concepirsi se non in rapporto a un oggetto da lui percepito; un oggetto si può dire reale solamente perché conosciuto da un soggetto. La natura propria dell’oggetto, infatti, è quella di poter essere percepito da un soggetto.
Unità di soggetto-oggetto
La vera realtà non è dunque costituita da due entità separate che si incontrano in determinate circostanze, ma è la loro unità inscindibile. Soggetto e oggetto è come se fossero due poli di un unico essere. Modificando lo schema che abbiamo già illustrato nel capitolo su Kant, la visione idealistica potrebbe essere così sintetizzata:
L’idea
Quest’unica realtà, di cui soggetto e oggetto non sono che delle parti, è la totalità del mondo, l’universalità in cui è compreso tutto l’essere. Qualsiasi realtà particolare non può che esistere al suo interno. La totalità non può però essere una realtà materiale ma, invece, spirituale (l’idea), in quanto la materia è divisa e frammentata al suo interno e non può riassumere in sé tutte le determinazioni particolari.
Definizione di idealismo
L’idealismo è dunque quella corrente filosofica che concepisce la realtà come una totalità spirituale (idea), che comprende tutte le determinazioni particolari. La realizzazione dell’idea rappresenta, di conseguenza, lo scopo dell’agire di tutti gli essere determinati.
Differenze fra gli idealisti
Quanto abbiamo detto è comune ai diversi pensieri dell’idealismo. Le differenze fra i diversi filosofi che si studieranno si manifestano nella particolare concezione dell’idea e, soprattutto, del modo in cui le determinazioni finite si rapportano a tale infinito.
L’idealismo e la religione
La filosofia idealistica mantiene un rapporto molto ambiguo con la cultura religiosa. Da una parte, criticando la cultura illuministica e ponendo a fondamento del mondo una realtà spirituale, è in un primo momento salutata con favore dagli intellettuali religiosi. Nello stesso tempo, però, l’idea, poiché è elaborata concettualmente, si identifica fatalmente con il ruolo assegnato alla divinità e costituisce, per la cultura religiosa, una pericolosa laicizzazione di un principio sacro.
Licenziamento di Fichte
Non è un caso che Fichte sarà allontanato dall’insegnamento universitario con l’accusa di ateismo e che Fichte e Schelling, nella seconda fase della loro attività, avvertiranno l’esigenza di interpretare secondo criteri più religiosi i loro principi filosofici. Vedremo che proprio il conflitto fra idealismo e religione condurrà al superamento di questa corrente filosofica.
Difficoltà dell’idealismo
L’idealismo è una filosofia particolarmente complessa, in quanto afferma l’esistenza di un principio astratto di cui ogni cosa farebbe parte. La realtà più autentica sarebbe quindi per noi inconoscibile, mentre la nostra stessa realtà, che ci sembra così evidente, sarebbe relativa all’esistenza di tale idea. Questa valutazione sembra contraddire il nostro senso comune, insieme al principio che è la realtà spirituale a generare quella materiale.
E’ il pensiero a produrre la materia
In effetti, secondo gli idealisti, non è la materia a precedere la dimensione dello spirituale, ma è il pensiero a dare origine agli esseri materiali. Di conseguenza, la filosofia idealistica assume un carattere fortemente concettuale e astratto che risulta, a una prima lettura, di difficile comprensione; molto spesso gli studenti cercano di comprendere, dal punto di vista fattuale, la possibilità di questa produzione dallo psichico al materiale e, non riuscendovi, si dichiarano incapaci a comprendere questa filosofia.
Come studiare l’idealismo
Il nostro consiglio è quello di non sforzarsi a comprendere l’idea come se fosse una realtà concreta in quanto, anche se gli idealisti la considerano reale, rimane comunque un concetto. Conviene accettare passivamente, e in forma un po’ dogmatica, questa convinzione della superiorità dell’idea infinità sulle realtà finite e del pensiero sulla materia. Accettando come dati di fatto queste conclusioni e lavorando con i concetti che ne derivano, si inizierà a comprendere ciò che si è accettato passivamente. Non per questo si condividerà la filosofia idealistica, ma se ne capiranno i fondamenti filosofici.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Dualismo kantiano – Unità della rappresentazione – Unità di soggetto e oggetto – Idea – Idealismo e religione – Maggiore autenticità dell’essere dell’Idea rispetto a quello degli esseri finiti – Produzione della materia dal pensiero
DOMANDE

1) Spiega i motivi per cui i filosofi idealisti rifiutano il concetto kantiano di noumeno.

2) Che cosa s’intende con l’espressione “dualismo kantiano”?

3) Chiarisci perché gli idealisti considerano la rappresentazione un’unità.

4) Per quale motivo soggetto e oggetto sarebbero complementari e inscindibili?

5) Che cos’è l’idea?

6) Fornisci una definizione di idealismo.

7) In che cosa differiscono le diverse filosofie idealistiche?

8) Spiega i motivi di ambiguità nel rapporto fra filosofia idealistica e cultura religiosa.

9) Per quale motivo Fichte viene licenziato dall’insegnamento universitario?

10) Fra l’Idea e gli essere determinati, chi possiede maggiore dignità ontologica?

11) Come interpretano i filosofi idealisti il rapporto fra il pensiero e la materia?

L’opera di Fichte
Il capolavoro di Fichte è La dottrina della scienza, pubblicata nel 1799 dove il filosofo espone la propria concezione idealistica.
La critica a Kant
Dopo un’iniziale ed entusiasta adesione al kantismo, Fichte ne critica l’impostazione dualistica e l’esito scettico, in base a osservazioni che abbiamo già descritto. Al filosofo si pone il problema di come concepire l’unità della rappresentazione e eliminare i limiti posti da Kant all’intelletto umano.
Infinità e assolutezza dell’Io-penso
Fichte ritiene di poter dimostrare l’unità della rappresentazione attribuendo all’Io-penso kantiano i caratteri dell’infinità e dell’assolutezza. L’Io-penso non costituirebbe, così, unicamente un polo dell’esperienza conoscitiva, ma s’indentificherebbe con l’intera realtà, al cui interno verrebbero prodotte tutte le rappresentazioni particolari.
Subordinazione dell’oggetto al soggetto
E’ evidente come, se tutta la realtà s’identifica con l’Io-penso infinito, l’oggetto finisca per essere una mera produzione del soggetto; nel rapporto conoscitivo di soggetto-oggetto, i due poli non avrebbero la stessa rilevanza, ma l’uno sarebbe decisamente superiore all’altro.
Perché il soggetto è superiore all’oggetto?
Quanto affermato da Fichte è senz’altro coerente: è chiaro che, per smentire il dualismo kantiano e ridurre a unità la relazione fra soggetto e oggetto, una delle soluzioni possibili consiste proprio nel negare il loro rapporto paritetico e far dipendere uno dei due poli dall’altro, negandone così l’autonomia. Ma perché Fichte ha deciso di privilegiare il polo soggettivo?
Priorità del soggetto
Abbiamo detto che soggetto e oggetto sono fra loro complementari, nel senso che l’uno non può esistere senza l’altro. Però, se riflettiamo sull’esperienza della rappresentazione, osserviamo che il soggetto ha una funzione superiore a quella dell’oggetto: infatti, se io immagino una situazione limite dove il soggetto non percepisce alcun oggetto, mi accorgo che il soggetto percepisce sé stesso, ovvero fa di sé stesso il proprio oggetto.
Privilegio del soggetto
Il soggetto ha dunque, rispetto all’oggetto, questo privilegio, che ne conferma la superiorità: in assenza di un oggetto, il soggetto può produrre da sé il proprio oggetto, pensandosi egli stesso come oggetto.
L’intuizione
Fichte non si limita a questa dimostrazione filosofica della priorità del soggetto, ma accenna anche a una intuizione intellettuale che appare evidente a ognuno di noi, non appena si compie un’operazione di astrazione nei confronti della nostra natura di soggetti. In altre parole, quando si riflette in maniera sempre più profonda sulle caratteristiche del soggetto, se ne intuisce la natura assoluta, in grado di produrre tutte le rappresentazione della nostra esperienza.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Dottrina della scienza (1799) – Carattere assoluto e infinito dell’Io-penso – Priorità del soggetto sull’oggetto – Il soggetto può far di sé il proprio oggetto – Intuizione intellettuale
DOMANDE

1) Qual è il titolo del capolavoro di Fichte e in quale anno è stato pubblicato?

2) Riassumi la critica rivolta da Fichte a Kant.

3) Come concepisce Fichte l’Io-.penso?

4) Spiega il motivo per cui l’Io-penso deve essere, per Fichte, infinito?

5) Individua i motivi per cui Fichte ritiene il soggetto superiore all’oggetto.

6) Qual è l’aspetto qualificante della natura del soggetto, che ne denuncia la superiorità rispetto all’oggetto?

Il soggetto è l’unica e vera realtà

Abbiamo visto come il soggetto rappresenti l’unica realtà infinità, al cui interno si producono i fenomeni dell’esperienza empirica. Fichte però, dopo avere chiarito i motivi in base ai quali ritiene il soggetto il principio unico del mondo, deve spiegare il rapporto esistente fra questa realtà infinita e quella finita, ovvero il modo in cui il soggetto infinito può produrre gli esseri finiti.
I tre momenti dell’attività del soggetto
Il soggetto per sua stessa natura è attività e agisce per confermare a se stesso la propria natura assoluta e infinita. Quest’attività del soggetto si dipana, a parere di Fichte, in tre momenti, in cui si realizza la produzione, da parte del soggetto, dei fenomeni empirici. Questi tre momenti costituiscono la dialettica dell’Io.
“L’Io pone se stesso”
La proposizione “l’Io pone se stesso” intende dimostrare il carattere assoluto e universale dell’Io, il punto di partenza di tutta la sua attività. Fichte dimostra tale autofondazione dell’Io a partire dal principio d’identità (A = A), il più noto principio della logica, nella sua natura tautologica assolutamente certo ed evidente.
Il principio d’identità è posto dall’Io
La proposizione “A = A” non è un principio astratto ma è posta dall’Io, in quanto solo l’io può giudicarla; il concetto d’identità è proprio infatti di un soggetto (quindi di un io) che riconosce se stesso. Il soggetto dunque, affinché il principio d’identità sia valido, deve pensarsi come esistente e diventa così il principio più certo dell’intera realtà.
La necessità di un’opposizione all’Io
Abbiamo visto come l’io è il fondamento dell’intera realtà; l’Io però, in quanto soggetto, non può riconoscersi se non contrapponendosi a qualcosa di esterno, che si rivela estraneo e autonomo dalla sua natura. Un soggetto infatti, come si è detto all’inizio, non può essere consapevole di sé stesso se non relazionandosi agli oggetti che sono fuori di lui.
L’Io pone il non-io
Ecco allora che l’Io infinito deve produrre qualcosa che per natura gli si oppone: il non-io. Fichte afferma: “L’Io pone, nell’Io, un non-io divisibile”. Il non-io, ovvero l’oggetto che si contrappone al soggetto, non può che essere una produzione dell’Io stesso, che è infinito; nello stesso tempo il non-io deve essere divisibile e finito, proprio perché non può esistere un altro infinito che si contrapponga all’inifinità dell’Io.
A chi si oppone il non-io?
A questo punto sorge una nuova difficoltà: come si può concepire un’opposizione fra un’entità finita (il non-io) e una infinita (l’Io). E’ evidente che tale opposizione è, dal punto di vista logico, inconcepibile e non può realizzarsi.
Necessità di un io empirico
Ecco allora che l’io infinito, dopo avere prodotto il non-io, deve dare luogo a un io divisibile, cioè un soggetto empirico che gli si contrapponga, poiché egli non vi si può opporre direttamente. Abbiamo così il terzo e conclusivo momento della dialettica dell’Io: “l’Io oppone, nell’Io, ad un non-io divisibile un io divisibile”.
La realtà concreta
Sinora si è parlato di concetti astratti, quali l’Io infinito, e da questi se ne sono ricavate, logicamente, delle conclusioni. Ci si deve però rendere conto di come questa visione del mondo di Fichte può adeguarsi alla realtà concreta, quale quotidianamente si esperisce. E’ possibile ora risolvere i dubbi: gli uomini sono dei io-empirici e si rapportano a dei non-io finiti: entrambi prodotti dall’Io infinito. Nel confrontarsi con gli oggetti, gli io finiti confermano l’assolutezza dell’Io infinito.

Se si modifica lo schema con cui sinora si è sintetizzata la gnoseologia dei vari autori studiati, si potrebbe proporre, per descrivere la filosofia di Fichte, tale variazione:
Perché “nell’Io”?
E’ importante interpretare correttamente le tre proposizioni di Fichte: si noterà come, nella seconda e nella terza, il filosofo precisi che la produzione del non-io e dell’io divisibile avviene “nell’Io”. In questo modo Fichte sottolinea l’infinità e l’assolutezza dell’Io e rimarca come ogni produzione fenomenica avvenga al suo interno.
Maiuscole e minuscole
Si noti, anche, come il termine “io” appaia talvolta in maiuscolo e altre volte in minuscolo, ovviamente non per ragioni casuali: l’”Io” maiuscolo indica sempre l’Io infinito, fondamento di tutta la realtà; l’”io” minuscolo, invece, indica la determinazione finita, la realtà empirica prodotta dall’Io infinito.
Lo scopo dell’attività dell’Io
Qual è lo scopo di questa complessa attività? Si è detto che l’Io infinito, in quanto soggetto, è attività e ha bisogno di agire per realizzare la propria natura di soggetto; ora, un soggetto esplica la sua attività nel momento in cui, contrapposto ad un oggetto, lo supera, affermando così la propria superiorità.
Che cosa vuol dire “superare un’oggetto?”
Il soggetto, in altre parole, per affermare la propria superiorità sull’oggetto, deve ridurlo a sé, sottometterlo alle sue regole. Ora, se si riflette sull’intera attività umana, si nota come essa consista in un continuo asservimento degli oggetti naturali alle esigenze del soggetto. La realtà naturale, inizialmente ostile all’uomo, è stata, grazie all’attività del soggetto, progressivamente adeguata alle esigenze umane; l’estraneità dell’oggetto è stata così sconfitta e il soggetto ha confermato la sua natura assoluta.
Sincronia dei tre momenti
La concezione idealistica di Fichte può sembrare molto distante dall’immagine che noi abbiamo della realtà; si tratta, in effetti, di una visione del mondo discutibile, tant’è che venne abbandonata pochi anni dopo la sua elaborazione, da più convincenti e successive ipotesi filosofiche. Tuttavia spesso si esagera l’artificiosità della filosofia di Fichte e il suo distacco dalla realtà, in quanto si cade nell’errore di considerare i tre momenti della dialettica dell’io come fra loro successivi e non contemporanei. Se si sostituisce a questa errata interpretazione diacronica, una visione sincronica, la filosofia di Fichte si rivela più aderente alla realtà.
Lo scopo dell’Io infinito e degli io empirici
Abbiamo detto che lo scopo dell’attività dell’Io è quello di riconoscersi come infinito ed assoluto; per realizzare tale finalità deve produrre , da una parte, degli oggetti che ne neghino la natura e, dall’altra, dei soggetti empirici da contrapporre agli oggetti che, superandoli, sanciscano la superiorità del soggetto stesso.
L’attività dell’Io è infinita
Non esiste un termine ultimo dell’attività dell’Io, in quanto la sua natura infinita e assoluta fa sì che egli prosegua infinitamente la sua attività produttiva. Anche per gli io empirici, teoricamente, non esiste un limite nell’attività di superamento degli oggetti; i progressi conoscitivi realizzati da un singolo soggetto potrebbero in realtà essere infiniti. Il soggetto empirico è però limitato, oggettivamente, dalla durata della propria vita, per cui la sua attività è destinata a terminare per essere ereditata e continuata da altri soggetti.
Il soggetto empirico partecipa alla natura infinita dell’Io
Ciò che permette al soggetto empirico, nella successione di più generazioni, di proseguire indefinitivamente sulla strada della conoscenza e continuare l’opera di superamento della realtà oggettiva, è il fatto che, in quanto soggetti, partecipano della natura infinita dell’Io assoluto. Realizzano dunque un’attività che, proprio perché fondata sull’Io, non ha di per sé un termine ultimo.
Condizionamento reciproco fra Io infinito e io empirici
Il soggetto finito agisce indefinitivamente verso il progresso, in quanto partecipa della natura infinita dell’Io. Contemporaneamente, però, i soggetti empirici, proseguendo indefinitivamente nell’opera di asservimento degli oggetti ai soggetti, confermano l’assolutezza dell’Io e la priorità del soggetto sull’oggetto. Si realizza allora un condizionamento reciproco: l’Io infinito condiziona i soggetti empirici nel proseguire indefinitivamente la loro attività; gli io empirici, realizzando tale attività, confermano la natura infinita dell’Io.
Un’ulteriore difficoltà
Un ultimo dubbio sorge a proposito della realtà degli oggetti: com’è possibile che gli oggetti siano una mera produzione dell’Io quando, nell’esperienza concreta, ci appare evidente la loro natura autonoma e differente rispetto a quella del soggetto?
L’immaginazione produttiva
Fichte introduce, a questo proposito, il concetto di immaginazione produttiva. Con questa espressione si intende la produzione inconscia dell’oggetto, da parte del soggetto. Come abbiamo visto, il soggetto non può concepirsi se non in relazione ad un oggetto che gli si contrappone: di conseguenza, il soggetto, ponendo se stesso, immediatamente si concepisce in una situazione relazionale con un oggetto. Questo è, in realtà, prodotto dal soggetto ma, in virtù di questa polarizzazione conoscitiva in cui il soggetto si concepisce, egli si pone, in apparenza, come estraneo e indipendente.
Il concetto di inconscio
Incontriamo per la prima volta il concetto di inconscio, che avrà molta fortuna e importanza per la filosofia e la scienza di fine secolo, introdotto in maniera significativa proprio dalla filosofia idealistica. Se il soggetto empirico è solo parte di una realtà universale, è evidente che molte attività del soggetto saranno inconsapevolmente guidate da una volontà superiore. L’individuo crede di agire con piena autonomia ma, a livello inconscio, un’altra volontà ne determina i comportamenti.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Attività del soggetto – Dialettica dell’Io – Principio d’identità – Autofondazione dell’Io – Il non-io divisibile – Io empirico – Comprensione sincronica della dialettica dell’io – Immaginazione produttiva

La dialettica dell’Io:

1) L’Io pone se stesso.

2) L’Io pone, nell’Io, un non-io divisibile.

3) L’Io oppone, nell’Io, a un non-io divisibile un io divisibile.
DOMANDE

1) Indica che cosa s’intende con l’espressione “dialettica dell’Io”.

2) Riprendi le tre proposizioni che costituiscono la dialettica dell’Io.

3) Spiega il motivo per cui il principio d’identità conferma l’autoporsi dell’Io.

4) Perché il soggetto necessita di una determinazione che gli si opponga?

5) Definisci il non-io e spiega la sua relazione con l’Io.

6) Per quale motivo è necessaria l’esistenza di un io empirico?

7) Fichte, sulla base della sua concezione idealistica, quale ruolo assegna ai singoli individui?

8) Cogli l’importanza dell’espressione “nell’Io” nella seconda e terza proposizione della dialettica dell’Io.

9) Per quale motivo il termine “io” è scritto alcune volte con l’iniziale maiuscola e altre volte con l’iniziale minuscola?

10) Qual è lo scopo dell’attività dell’Io infinito?

11) e lo scopo dell’attività dell’Io empirico?

12) Per quale motivo è importante sottolineare il carattere sincronico dei tre momenti della dialettica dell’Io?

13) L’attività degli io empirici e finita o infinita?

14) Spiega per quale motivo gli io empirici partecipano della natura infinita dell’Io assoluto.

15) Chiarisci perché Io infinito e io empirico si condizionano reciprocamente.

16) Perché Fichte introduce il concetto di Immaginazione produttiva?

17) Spiega e sottolinea l’importanza del concetto di inconscio.
Ragione teoretica e ragione pratica
Nella filosofia di Fichte non è prevista alcuna distinzione fra l’ambito teoretico e quello pratico della ragione, in quanto l’attività conoscitiva del soggetto si identifica immediatamente con la sua azione pratica. Una volta eliminato il dualismo kantiano, infatti, la conoscenza di un oggetto coincide con la sua produzione, quindi con un’azione.
L’attività degli io empirici
Anche dal punto di vista del soggetto determinato, ragione teoretica e ragione pratica coincidono; difatti la conoscenza coincide con il superamento dell’oggetto e realizza lo scopo dell’attività del soggetto: confermare la natura assoluta e infinita dell’Io.
La filosofia morale di Fichte
Non è corretto, dunque, considerare la concezione etica di Fichte separatamente dalla sua gnoseologia; quest’ultima, infatti, è già di per sé una teoria dell’azione, che fornisce i criteri regolativi dell’agire. La conoscenza è attività, superamento degli oggetti e affermazione di sé ed è, quindi, il dovere proprio di ogni soggetto.
Differenza fra idealismo e dogmatismo
La natura pratica della gnoseologia fichtiana risulta evidente anche dal significato che il filosofo attribuisce al termine idealismo. Le ragioni per cui, secondo Fichte, bisogna aderire a questa nuova corrente filosofica sono di ordine morale e non teoretico; è rivelativa, a questo proposito, la contrapposizione dell’idealismo al dogmatismo, con cui Fichte identifica la filosofia kantiana.
Il dogmatismo
La filosofia dogmatica considera l’oggetto separato dal soggetto, gli attribuisce una realtà indipendente; di conseguenza l’io, trovandosi di fronte questo limite insuperabile, è portato alla pigrizia morale e teoretica, si adegua al mondo senza agire e non contribuisce al progresso dell’umanità.
L’idealismo come attività
Viceversa l’idealismo, proprio perché considera il soggetto come il fondamento di tutta la realtà, è portato ad agire, a trasformare e a produrre; la consapevolezza di dovere continuamente superare i fenomeni oggettivi e confermare la propria assolutezza lo spinge a progredire e ad affermare la libertà, la caratteristica più preziosa del soggetto.
Dogmatismo e libertà
Solo l’idealismo, in effetti, considerando assoluta la possibilità d’azione del soggetto, ne valorizza la libertà; il dogmatismo kantiano invece, proprio perché ammette una realtà preesistente allo spirito, lo limita nella sua azione e ne impedisce il progresso. L’idealismo non è quindi una filosofia superiore solo dal punto di vista teoretico, ma possiede un valore morale ed educativo assoluti.
La dottrina morale
E’ facile, a questo punto, comprendere come l’individuo si deve comportare: ogni io empirico deve essere consapevole del fine della sua vita, e cioè dare un contributo alla realizzazione dell’infinità dell’Io: deve quindi rifuggire dalla pigrizia, dall’inerzia, dalle facili soluzioni dogmatiche e agire continuamente per imporre la sua volontà al mondo della natura.
Importanza del non-io
Si comprende ulteriormente l’importanza della produzione del non-io: sono gli oggetti della rappresentazione infatti che, opponendosi continuamente al soggetto, lo stimolano a progredire e a sottomettere continuamente il mondo esterno per far trionfare la superiorità spirituale e intellettuale dell’umanità.
Rifiuto dell’individualismo
Il dovere dell’io empirico di agire e di sottomettere la materia non deve essere interpretato come l’espressione di una morale individualistica. Si ricordi che l’io finito agisce per realizzare l’infinità dell’Io universale, quindi nell’interesse di tutta l’umanità. Solo l’oggetto, il cui fine è quello di spingere l’uomo all’azione, deve essere ridotto alla volontà umana; il fine dell’azione umana piuttosto che recare vantaggio al singolo individuo, promuove invece il progresso di tutta la specie.
Importanza della socialità e della collaborazione
L’io finito deve dunque collaborare e solidarizzare con gli altri io, proprio perché è consapevole che tutti i soggetti lavorano per un identico fine. Il contesto sociale è dunque quello che meglio valorizza la natura umana e deve essere considerato il fine supremo della sua azione.
L’ignoranza delle persone
Fichte si rende conto come quest’ideale collaborativo sia molto difficile da tradurre in realtà, proprio perché gli uomini sono scarsamente consapevoli di come la realtà sia strutturata e di quali siano i loro doveri morali. Solo i filosofi, in ragione della loro cultura e superiorità intellettuale, possono comprendere la verità.
La missione del dotto
E’ dunque responsabilità delle persone più erudite, i dotti, educare le persone incolte per far loro comprendere i vantaggi della collaborazione ed eliminare così i comportamenti motivati da egoismo. Il dotto è, infatti, colui che riesce a contemplare la verità assoluta, contrariamente agli individui comuni e ha quindi il dovere di indicare a questi ultimi la moralità.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Unità di ragione teoretica e pratica – Idealismo e dogmatismo – Libertà – Dovere morale dell’io finito Rifiuto dell’individualismo – Socialità – Missione del dotto

DOMANDE

1) Spiega i motivi per cui, nella filosofia di Fichte, ragione teoretica e ragione pratica coincidono.

2) Qual è il dovere morale dell’io empirico?

3) Chiarisci la differenza fra idealismo e dogmatismo.

4) Per quali motivi l’idealismo possiede una superiorità sia teoretica sia etica?

5) Rifletti sul concetto di libertà e spiega perché è favorito da una concezione idealistica della realtà non da una visione dogmatica.

6) Indica l’importanza del non-io nella realizzazione della moralità.

7) Come mai la dottrina morale di Fichte, pur fondandosi sul dovere all’azione del soggetto, non è una morale individualistica?

8) Chiarisci perché, secondo Fichte, la socialità permette la piena realizzazione del soggetto.

9) Perché è difficile realizzare concretamente una collaborazione fra gli uomini?

10) Sintetizza le responsabilità del dotto all’interno della società.

Dalla morale alla politica
La dottrina morale di Fichte, individuando nella socialità l’ambito in grado di valorizzare al massimo la natura umana, implica necessariamente una riflessione di tipo politico: la comunità sociale deve essere strutturata in maniera tale da favorire la realizzazione della moralità.
Il ruolo dello Stato
Lo Stato deve garantire a ogni individuo il diritto di esercitare la propria libertà e realizzare il proprio compito morale: a questo scopo deve realizzare, secondo Fichte, i tre principi del diritto naturale: la libertà, la proprietà e la conservazione.
Differenza dal liberalismo
Apparentemente Fichte sembra vicino alle concezioni del liberalismo ma, il fatto che un diritto come la proprietà debba essere riconosciuto a tutti, lo porta a immaginare un modello di Stato notevolmente differente, più vicino a una particolare forma di socialismo.
Il socialismo distributivo
Lo Stato deve sorvegliare sulla popolazione e sulle diverse classi che la compongono e fare in modo che i beni prodotti siano distribuiti secondo criteri di giustizia.
Stato autarchico
Lo Stato deve cercare di organizzarsi in modo da produrre autonomamente tutti i beni necessari per i suoi cittadini, evitando di commerciare con altri Stati. Nel caso però che un bene necessario non sia disponibile, solo allo Stato spetta il diritto di importarlo dall’esterno e distribuirlo secondo criteri di uguaglianza.
I Discorsi alla nazione tedesca
I Discorsi alla nazione tedesca sono un’opera che esprime una forte ideologia nazionalistica, espressione di un fondamentale aspetto della cultura tedesca dell’epoca; inizialmente l’opera obbediva a un’esigenza di carattere pedagogico in quanto, secondo Fichte, bisognava modificare radicalmente la natura psicologica degli individui per rinnovare l’umanità.
La missione dei tedeschi
Questo compito pedagogico spetta al popolo tedesco, il quale vanta alcune caratteristiche ormai assenti negli altri popoli europei.
L’originalità della lingua
La lingua tedesca è diretta espressione del popolo tedesco, mentre le altre lingue europee, i vari dialetti neolatini, hanno creato una divisione fra cultura popolare e patrimonio linguistico.
Purezza etnica
Il popolo tedesco ha mantenuto la propria specificità etnica, non essendosi mischiato ad altre popolazioni; possiede quindi quei caratteri di purezza di cui non godono più le altre popolazioni europee.

ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE

Stato – Libertà – Proprietà – Conservazione – Socialismo distributivo – Autarchia – Primato della nazione tedesca
DOMANDE

1) Spiega la continuità fra la dottrina morale e la dottrina politica di Fichte.

2) Quale ruolo assegna Fichte allo Stato?

3) Quale sono i tre principi del diritto naturale che lo Stato deve garantire a ogni cittadino?

4) Spiega perché la dottrina di Fichte non condivide i principi del liberalismo.

5) Spiega i motivi per cui l’espressione “socialismo distributivo” è adatta a indicare la concezione dello Stato di Fichte.

6) Perché lo Stato teorizzato da Fichte è autarchico?

7) Esponi le tesi contenute nei Discorsi alla nazione tedesca.

8) Qual è l’intento pedagogico e quello politico dell’opera?

9) Quali sono le caratteristiche che rendono il popolo tedesco superiore agli altri europei?