16
Nov
2006

La rivoluzione copernicana

Breve riflessione sull’importanza della teoria di Copernico e su alcune riflessioni di Ticho Brahe 1. Il valore scientifico dell’ipotesi copernicana: oltre l’astronomia
Una breve sintesi sulle novità che, in campo scientifico, diffondeva la teoria di Copernico è indispensabile per comprenderne, succesivamente, il valore culturale.
Copernico, astronomo e matematico di formazione neoplatonica, era nato in Polonia ma aveva condotto i suoi maggiori studi in Italia, presso le Università di Padova, Bologna e Ferrara. Il suo capolavoro – come abbiamo già ricordato – fu pubblicato nel 1543 ma già nei primi anni del secolo egli aveva elaborato le linee fondamentali del suo pensiero. Solo nel 1530 egli pubblicò un breve estratto in merito alle sue ricerche; è interessante osservare come questa pubblicazione ottenne l’approvazione del papa Clemente VII, il quale anzi pregò l’autore di ripubblicarla in modo più ampio. Questo interesse dell’autorità pontificia dimostra il carattere strettamente tecnico degli studi di Copernico, che non lasciavano affatto trapelare quel pericolo per le istituzioni tradizionali che, più tardi, avrebbero acquistato. Nel 1616, infatti, l’opera di Copernico fu messa all’Indice.
Il testo definitivo di Copernico, pubblicato nell’anno stesso della sua morte, costituiva una ricerca che riguardava i dettagli più astrusi ed oscuri dell’astronomia; lo scienziato si limitava ad attribuire al sole molte funzioni che, sino ad allora, era state associate alla terra. Il De Revolutionibus sostanzialmente, si presentava come una riforma delle concezioni fondamentali dell’astronomia.
Dal punto di vista strettamente scientifico, la teoria copernicana presentava obiezioni di difficile soluzione, in particolare di ordine fisico. L’ipotesi che la terra si muovesse sembrava in contraddizione con tutta una serie di fenomeni che sulla terra si verificano, riguardanti sia i corpi inanimati sia gli esseri viventi. Copernico, d’altronde, non era in grado di rispondere a queste obiezioni, proprio perché, dal punto di vista della fisica, non aveva ancora conoscenze adeguate per rendere fra loro coerenti e il movimento della terra e il comportamento fisico dei corpi terrestri. Alcune obiezioni che personalità scientifiche opponevano all’idea che la terra si muovesse possono oggi farci sorridere, ma allora costituivano argomentazioni di indubbia efficacia: se la terra si fosse mossa, sulla sua superficie avrebbe dovuto esserci un tale vento da rendere impossibile la vita delle diverse specie animali; inoltre, il movimento della terra contraddiceva la caduta dei gravi su una linea perpendicolare rispetto alla superficie terrestre. Se la terra si fosse mossa – obiettavano i sostenitori dell’immobilità del globo terrestre – il grave sarebbe caduto obliquamente; gli uccelli inoltre, durante il volo, avrebbero dovuto vedersi slittare la terra sotto le zampe e la loro esistenza sarebbe stata quanto mai precaria.
A queste e ad altre obiezioni simili, Copernico non riusciva a fornire risposte adeguate; le argomentazioni a sostegno della verità fisica della sua ipotesi potevano valere solo per chi già era convinto della verità del nuovo sistema dell’universo, ma non avevano il carattere di prova.
Comprendiamo allora perché la teoria copernicana fonda l’intera scienza moderna, dà cioè avvio a quel fenomeno storico noto come rivoluzione scientifica: l’ipotesi copernicana dell’universo non riguardava solo l’astronomia ma coinvolgeva in modo ancora più determinante la fisica. La teoria copernicana potrà dirsi definitivamente legittimata solo quando si giustificherà, dal punto di vista fisico, la possibilità del movimento terrestre. La rivoluzione scientifica, allora, prende spunto dall’astronomia ma coinvolge in modo più specifico la fisica. Solo quando, grazie all’opera di Galilei, Cartesio, Leibniz e Newton, si arriverà a matematizzare la fisica, scoprendo i principi fondamentali del movimento dei corpi e della caduta dei gravi, il problema copernicano sarà definitivamente risolto e l’uomo avrà finalmente un sicuro metodo d’indagine per studiare i fenomeni naturali.

2. Il carattere conservatore della teoria copernicana
Copernico non era affatto consapevole del carattere dirompente della sua teoria, neanche dal punto di vista scientifico. Anzi, al di là dell’inversione delle funzioni del sole e della terra, la sua visione dell’universo rinnovava molto poco l’astronomia tradizionale.
Egli si opponeva alla concezione del cosmo elaborata da Aristotele nel De Coelo e successivamente sistematizzata, dal punto di vista matematico, dall’astronomo Tolomeo. L’universo copernicano, dunque, si poneva come alternativa a quello tolemaico. Copernico era stato spinto alla nuova ipotesi da alcune insufficienze tecniche che, con l’andar del tempo, la teoria di Tolomeo aveva mostrato: alcuni problemi relativi al movimento dei pianeti, e osservati a occhio nudo, non venivano risolti dal sistema toleimaico. Queste difficoltà avevano dato origine a diverse versioni astronomiche dello stesso sistema per cui si può affermare che, all’epoca di Copernico, non esisteva un solo sistema tolemaico, bensì parecchi e spesso in contraddizione fra di loro. Si capisce allora perché, all’interno dell’ambiente scientifico, si avvertisse la necessità di una teoria alternativa, in grado di risolvere questa confusione che regnava fra gli studiosi.
Copernico, ad onta della fama che acquisterà la sua teoria, voleva presentarsi come un riformatore e non come un rivoluzionario. Del vecchio universo aristotelico, che sarà confutato nei suoi principali aspetti dai successivi astronomi copernicani, egli accettava quasi tutto, anche le ipotesi più improbabili. Egli riteneva, ad esempio, che non fossero i pianeti a muoversi ma delle sfere trasparenti cui essi erano legati. L’ipotesi di queste sfere era stata elaborata da Aristotele per spiegare l’origine del movimento: il confine dell’universo (il cielo delle stelle fisse) sarebbe stato mosso all’inizio dalla divinità; quindi il movimento si sarebbe trasmesso a tutti gli altri esseri dell’universo grazie a quelle sfere che, concatenate fra di loro, avrebbero costituito un grande meccanismo, che spiegava il diffondersi del movimento, altrimenti non risolto. Copernico accettava inoltre l’idea di una differente qualità materiale fra modo sublunare e mondo sovralunare e, in alcuni casi, si dimostra più aristotelico degli stessi aristotelici. Non a caso uno studioso che ha dedicato un bello studio all’argomento, Thomas Kuhn, ha parlato di Copernico come dell’ “ultimo astronomo tolemaico”.

3. Il problema della prefazione di Osiander
Nell’approfondire la personalità intellettuale di Niccolò Copernico, gli studiosi si trovano di fronte a una difficoltà sorprendente: è impossibile per noi stabilire se Copernico credesse o meno nella verità fisica della propria teoria. Abbiamo ricordato, infatti, come l’ipotesi di Copernico si scontrasse con oggettive difficoltà di ordine fisico che neppure lo scienziato sapeva risolvere. Ma soprattutto, al momento della pubblicazione dell’opera, avvenne un fatto destinato a suscitare, in proposito, parecchia confusione.
Il De Revolutionibus venne pubblicato nel 1543 e la prima stampa venne portata a Copernico praticamente sul letto di morte. L’opera venne edita con un’introduzione dovuta a un teologo, Andrea Hosemann, detto Osiander, il quale propose delle affermazioni molto impegnative e, per noi, di estremo interesse. Secondo Osiander, il contenuto dell’opera voleva essere una semplice ipotesi matematica, senza alcuna pretesa di voler rispecchiare la realtà fisica. Copernico, in altre parole, non avrebbe avuto alcuna intenzione di proporre una visione radicalmente alternativa dell’universo, ma avrebbe invece voluto dimostrare che un’ipotesi d’inversione planetaria, quella che poneva il sole al centro dell’universo e la terra in orbita intorno ad esso, poteva egualmente essere provata dal punto di vista matematico.
Quanto affermato da Osiander sembra trovare conferma in alcuni aspetti dello scritto; innanzitutto – come abbiamo già osservato – si tratta sostanzialmente di un’opera matematica, che propone una serie di calcoli tesi a dimostrare la plausibilità, da un punto di vista teorico, dell’ipotesi eliocentrica. D’altra parte, nel proporre queste valutazioni, Copernico voleva risolvere alcuni problemi di ordine astronomico che i calcoli tolemaici non riuscivano a chiarire. Al di là dell’aspetto teorico, lo scienziato sembrava accreditare l’idea che l’ipotesi copernicana fosse più aderente alla realtà astronomica e risolvesse con maggiore semplicità alcuni rilevanti questioni relative al movimento degli astri.
Inoltre, in alcuni passi, Copernico sembra voler rispondere anche ad alcune obiezioni di ordine fisico che alla sua teoria erano state avanzate; sono risposte non convincenti, eppure il fatto che l’astronomo sentisse il bisogno di proporle lascia il sospetto che egli ritenesse la propria teoria ben più che un’ipotesi matematica. Per esempio, all’obiezione secondo la quale, se la terra si fosse realmente mossa avrebbe dovuto sfasciarsi, Copernico opponeva la constatazione che tale fenomeno sarebbe allora dovuto valere per tutti gli altri pianeti, il cui movimento era evidente.
Alcuni studiosi hanno allora proposto l’idea che Osiander, in quanto teologo, avesse scorto i reali pericoli insiti nella nuova ipotesi astronomica e avesse voluto realizzare una sorta di censura preventiva, per evitare conclusioni pericolose alla stabilità dell’ordine religioso. Nessuna delle ipotesi che abbiamo illustrato può essere confermata: proprio il fatto che Copernico muoia nell’imminenza della pubblicazione, ci priva di una sua presa di posizione a favore o contro l’introduzione di Osiander e lascia irrisolto il dubbio sul valore di queste afermazioni.
Emerge allora un fatto per noi fondamentale: il valore culturale – o metaforico – della rivoluzione copernicana, non appare affatto agli scienziati che, nel secolo XVI e XVII la sostengono, ma appare evidente agli altri uomini di cultura: teologi, filosofi e altri intellettuali. Ecco perché alcuni tendono a reprimere e diminuire i possibili significati di questa scoperta scientifica; altri (Cusano o Bruno) a esaltarne le straordinarie conseguenze di ordine culturale.

4. Le conseguenze di ordine culturale del copernicanesimo
Da quanto abbiamo detto in queste conversazioni, dovrebbe apparirci chiaro il carattere dirompente del copernicanesimo. La teoria copernicana investiva non solo il problema della struttura dell’universo, ma l’intero rapporto del’uomo con il cosmo e con Dio. Non costituiva solamente una revisione strettamente tecnica dell’astronomia, ma diventava il centro delle drammatiche controversie che si ebbero in ambito religioso, filosofico e sociale, nei due secoli succesivi, e che fissarono l’orientamento del pensiero moderno.
La rivoluzione copernicana determinò quindi una radicale trasformazione nel sistema di valori dell’uomo occidentale.
L’obiezione maggiore che veniva rivolta alla teoria copernicana riguardava il fatto che la nuova ipotesi astronomica contraddiceva alcuni passi delle Sacre Scritture; non solo le autorità cattoliche, ma anche quelle delle recenti religioni cristiane riformate, con le loro più rappresentative personalità – Lutero e Calvino – si scagliarono con violenza contro la nuova sistematizzazione dell’universo, considerandola eretica. La Bibbia divenne una delle fonti preferite per tutti gli anti copernicani; i seguaci della dottrina di Copernico furono spesso apostrofati come atei, infedeli, corrotti.

5. Un tentativo di compromesso: il sistema ticonico di Brahe
Vorrei fare una precisazione parzialmente estranea alle intenzioni del corso, ma che sottolinea ulteriormente il carattere di drammatica novità costituito dalla teoria di Copernico.
Come abbiamo già affermato, l’insufficienza della teoria tolemaica era evidente a quasi tutto il mondo scientifico e l’esigenza di trovare ipotesi alternative che ne attenuassero le contraddizioni era avvertita dalla quasi totalità degli studiosi. Anche in ambiente ecclesiastico – nel quale, d’altronde, erano concentrate la maggiori personalità intellettuali dell’epoca – si guardava con interesse alle nuove ricerche. Nel contempo, era però viva l’esigenza di salvaguardare la fondatezza delle Sacre Scritture e di non smentirle con ipotesi troppo ardite.
Di fronte alle difficoltà e alle polemiche suscitate dalla teoria copernicana, uno dei più importanti astronomi mai esistiti, Ticho Brahe, ipotizzo una soluzione alternativa o, per meglio dire, di compromesso. All’esigenza scientifica di risolvere i problemi della concezione tolemaica egli univa uno spiccato senso diplomatico che gli suggeriva di non entrare in contrasto con le autorità ecclesiastiche.
Egli teorizzò una nuova ipotesi, passata alla storia come sistema ticonico, dove la terra rimaneva immobile al centro dell’universo con il sole che gli ruotava attorno, ma con tutti gli altri pianeti che, contemporaneamente, ruotavano intorno al sole. Si risolvevano in un solo colpo i problemi di ordine fisico e teologico del copernicanesimo e si rinnovava il vetusto sistema tolemaico; il sistema di Brahe, infatti, era perfettamente giustificabile dal punto di vista matematico e, rispetto all’ipotesi di Tolomeo, presentava gli stessi vantaggi conseguiti anni prima da Copernico.
Non c’è dubbio che la posizione di Brahe si presenta come estremamente conservatrice; il suo scopo è quello di opporsi al sistema copernicano – che avversò per tutta la vita – risolvendo le difficoltà proprie della concezione geocentrica. Nondimeno egli fu un grandissimo scienziato e uno straordinario osservatore; anzi, fu proprio il suo prestigio a ritardare l’adesione di molti astronomi alla teoria di Copernico.
Il suo sistema astronomico sostituì rapidamente quello tolemaico come punto di riferimento per quegli astronomi competenti che non riuscivano ad accettare l’idea che la terra si muovesse. Quando Galilei sostenne la sua tenace opera di difesa del copernicanesimo, la maggior parte dei suoi interlocutori ecclesiastici erano per lo più convinti della verità del sistema ticonico.
L’ipotesi di Brahe d’altra parte è più interessante dal punto di vista culturale piuttosto che da quello scientifico; anche se rigorosamente dedotta da calcoli ineccepibili, l’idea di pensare un universo dalla conformazione così singolare era dovuta più a convinzioni ideologiche che scientifiche. Si trattava di far proseguire la scienza senza adirare l’autorità ecclesiastica; il che, dal punto di vista del rigore della ricerca, è alquanto discutibile.
Non a caso un personaggio come Galileo Galilei, un vero modello di coerenza scientifica, nutrirà sempre un grande disprezzo per Brahe, proprio per questo suo sacrificare le ragioni della scienza a opportunità di ordine culturale ad essa estranee. D’altra parte, anche l’atteggiamento di Galilei si manifesterà in parte condizionato da ragioni ideologiche: proprio a causa di questa personale disistima, egli si rifiuterà di prendere in considerazione alcuni studi astronomici di Brahe di considerevole valore, il che lo porterà a compiere degli errori teorici.

La posizione di Brahe è comunque estremamente indicativa perché ci fa comprendere come la scienza non sia una disciplina giustificabile unicamente da un punto di vista specialistico, ma trae risorse e motivazioni dal contesto politico-culturale in cui è inserita. E ci indica anche come le teorie scientifiche abbiano un valore che si estende al di là del loro contenuto particolare, per incidere in maniera esplicita sulle vicende umane. Nel caso che stiamo esaminando, la dottrina copernicana dispiega un nuovo modo di concepire il ruolo dell’uomo nel mondo destinato a sconvolgere le tradizioni sino ad allora dominanti e che spiegano le grandi difficoltà che la rivoluzione scientifica incontrerà per imporsi.